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SALUTE
Un medico per i senza dimora
Barbara Cremoncini · Fuori Binario n. 282, Marzo 2026
Poco nota e poco applicata, la legge 176 del 2024 garantisce anche a chi non ha la residenza di potersi scegliere un medico di base.
C'è una legge che garantisce alle persone senza dimora l'assistenza sanitaria e la possibilità di essere seguite da un medico di famiglia, saltando passaggi burocratici complessi per chi non ha una residenza e deve procurarsene una fittizia e spesso non ha nemmeno i documenti o la possibilità di usare un computer. Questa legge c'è, e potrebbe essere una piccola rivoluzione per chi vive per strada, più esposto a malattie, spesso croniche, che richiedono di essere curate, controllate e seguite con continuità, con farmaci per i quali è indispensabile una ricetta medica. Tutte patologie per cui non può bastare il ricorso al pronto soccorso, che poi è il posto dove spesso finiscono le persone senza casa quando hanno bisogno di cure. Ma l'ospedale serve a poco se poi non si può ricorrere con continuità alle medicine, una volta che sono finite e se non si possono prenotare visite specialistiche ed esami.
Stiamo parlando della legge 176, approvata dalle Camere all'unanimità nel novembre 2024, primo firmatario il deputato Pd toscano Marco Furfaro. Il testo, in tutto tre articoli, è stato sostenuto da numerose realtà del terzo settore e dal mondo della sanità, a partire dall'Associazione Avvocato di strada, alla Caritas, per arrivare alle Federazioni degli Ordini dei medici e dei Medici di famiglia. A fare da apripista, nel 2011, una legge regionale dell'Emilia Romagna, poi seguita negli anni da leggi analoghe in Calabria, Puglia, Abruzzo, Liguria e Marche.
La legge nazionale, entrata in vigore nel dicembre 2024, avvia una sorta di sperimentazione, della durata di due anni, con una dotazione di un milione di euro per ciascuno degli anni 2025 e 2026. Grazie ad essa le persone che non hanno una residenza possono iscriversi, senza impicci di natura burocratica, nelle liste degli assistiti delle aziende sanitarie locali, scegliere un medico di medicina generale o un pediatra, nonché accedere alle prestazioni incluse nei livelli essenziali di assistenza.
In questa prima fase non si applica ai cittadini stranieri senza permesso di soggiorno ed è in vigore solo nelle città metropolitane: Firenze, Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia.
Ma anche questa opportunità, limitata (l'approvazione bipartisan ha avuto il suo prezzo) ma pur sempre preziosa, rischia di restare sulla carta o di non essere colta affatto, producendo ulteriori disuguaglianze. "Una volta raggiunto questo traguardo – spiega l'avvocato Antonio Mumolo, presidente di Avvocato di strada e pioniere della prima legge approvata in Emilia Romagna – la nostra battaglia deve essere quella di far approvare leggi in tutte le Regioni, in modo da estendere a tutti il diritto che al momento resta limitato a chi vive nelle aree metropolitane. Poi per renderla applicabile è necessario insistere perché dal governo vengano linee guida univoche, indicazioni chiare, una modulistica uniforme, su modalità di attuazione che al momento sono diverse da zona a zona".
In altre parole, fatta la legge, bisognerebbe fare in modo che venisse davvero applicata. E questo vale, in particolare, per l'area metropolitana fiorentina, dove in mancanza di una norma regionale, la legge nazionale resta l'unica possibilità. "Non sembra che da parte del governo ci sia poi tutta questa attenzione e si capisce anche il perché – commenta un operatore dell'Associazione fiorentina La Fenice – sarebbero utili direttive precise, perché per avere una residenza, che oggi è l'unico modo per poter accedere all'anagrafe Asl, ci vogliono mesi e la situazione a Firenze è già fuori controllo. La legge permette invece di procedere subito all'iscrizione, indipendentemente dalla residenza".
Quello che al momento sembra scarseggiare sono informazione e comunicazione, essenziali per coinvolgere il mondo del volontariato come pure i medici e gli operatori Asl. Quanto ai fondi, non si ha notizia che il riparto previsto per gli anni 2025 e 2026 del milione indicato nel testo sia mai avvenuto. "In realtà questa legge non ha bisogno di fondi – dice però Mumolo – perché è una norma che di per sé crea un risparmio: il costo di un singolo intervento al pronto soccorso è infatti stimato fra i 250 e i 400 euro, mentre un medico di base costa all'anno 80 euro per ogni cittadino che cura. Inoltre la possibilità di curare alcune malattie prima che cronicizzino o di prevenire complicazioni gravi fa risparmiare in salute e ci guadagna anche il sistema".
Ma va detto che, pur seguendo percorsi un po' tortuosi, la notizia è arrivata agli sportelli Asl. "Certo, si può fare – rispondono all'Ufficio relazioni con il pubblico della Toscana Centro – bisogna rivolgersi all'ufficio anagrafe, prendendo un appuntamento". L'appuntamento si prende per telefono, tutti i giorni dalle 9 alle 12, chiamando lo 055.545454: un po' di pazienza per parlare con l'operatore ma poi, ci assicurano, si può scegliere il medico e non serve la residenza. Chi parla sembra sapere il fatto suo. Confortante e anche strano, visto che l'ente da cui la Asl discende, la Regione, non ne sa assolutamente nulla. Ma per una volta il cortocircuito premia il cittadino.
È il caso di ricordare che numerose ricerche hanno confermato quello che spesso è sotto gli occhi di tutti: le persone fragili, senza istruzione o comunque povere sono più esposte a malattie croniche e carenze alimentari (6,3 persone su mille, ad esempio, soffrono di diabete contro una media del 5,8 - dati Ars), la speranza di vita si riduce e la mortalità aumenta. Analizzando le 434 morti in strada rilevate nel 2024 la Fiopsd ha rilevato che il 38,8% di queste è stata causata da malattie, che hanno colpito persone anche molto giovani. Malattie e morti in molti casi evitabili.
A questo punto l'informazione è cruciale. "Certo, non tutte le persone prive di residenza anagrafica potranno o vorranno fare ricorso a questa possibilità – osserva l'Avvocato di strada – ma l'importante è sapere che si può". Un diritto in più che è utile conoscere e far conoscere.
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Uscito sul numero 282 (Marzo 2026). Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
