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INFOGRAFICA

Ecco perché sono davvero risorse

Felice Simeone · Fuori Binario n. 278, Novembre 2025, pagina 10

!Ecco perché sono davvero risorse

Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

Gli immigrati versano allo Stato più di quanto ricevono. Politiche meno repressive migliorerebbero il bilancio

Gli immigrati regolari in Italia non sono un peso per lo Stato, ma una risorsa economica. È quanto emerge dal Dossier Statistico Immigrazione 2025 del Centro Studi e Ricerche IDOS, che quantifica in 4,6 miliardi di euro il contributo positivo degli stranieri alle casse pubbliche nel 2023.

Una cifra che ribalta molti luoghi comuni: gli stranieri versano più di quanto ricevono in servizi sociali e welfare, e potrebbero contribuire ancora di più se le regole sull'ingresso e sul lavoro fossero meno restrittive. Secondo l'analisi condotta da Carlo Fiorio e Tommaso Frattini (Università di Milano) e Andrea Riganti (Insubria), lo Stato italiano spende 34,5 miliardi di euro per i cittadini stranieri, ma ne incassa da questi ultimi 39,1 in tasse e contributi. Il bilancio è quindi ampiamente positivo. Come si può spiegare questo saldo positivo? Gli stranieri sono il 9% della popolazione, ma assorbono solo il 4,3% della spesa sanitaria (6 miliardi su 138 totali) e appena lo 0,6% delle pensioni. Ricevono in media 6.600 euro l'anno in servizi, contro gli 11.600 euro destinati agli italiani. Una differenza dovuta all'età media più bassa e alla minore incidenza di malattie croniche o pensioni.

Sul fronte delle entrate, invece, gli stranieri versano 39,1 miliardi tra Irpef, Iva, contributi previdenziali e altre imposte. In media pagano 7.400 euro a testa all'anno, contro i 10.200 dei contribuenti italiani. A ciò si aggiungono tasse "dedicate", come quelle per i permessi di soggiorno e le pratiche di cittadinanza, che nel 2023 hanno portato 228 milioni di euro nelle casse dello Stato.

Ma, sottolinea Luca Di Sciullo, presidente di IDOS, "questo saldo già positivo potrebbe essere ancora più alto se riformassimo le norme che regolano l'ingresso e l'inserimento lavorativo dei migranti". Il sistema dei Decreti Flussi, concepito su basi ideologiche e repressive, infatti, funziona male: nel 2023 solo il 7,5% dei permessi previsti è stato effettivamente rilasciato, e nel 2024 la percentuale è scesa al 7,8%. Le procedure complicate e il ricorso a intermediari favoriscono l'irregolarità, spingendo migliaia di persone nel lavoro nero. Un meccanismo che danneggia sia i lavoratori che lo Stato, privato di entrate fiscali e contributive.

C'è poi il problema del sottoimpiego. I lavoratori stranieri, anche se regolari, restano confinati nei mestieri più faticosi e meno pagati: il 61% svolge professioni operaie o non qualificate, contro il 29% degli italiani, e il 14% è costretto a un part-time involontario (gli italiani sono il 7,8%). Una segregazione che limita il loro potenziale e riduce il contributo fiscale complessivo, a danno dell'intera economia nazionale.

Il Dossier IDOS, in fondo, racconta una realtà semplice ma spesso ignorata: l'immigrazione regolare sostiene lo Stato italiano. Gli stranieri non sottraggono risorse, le generano. Pagano le pensioni, alimentano la domanda interna, garantiscono manodopera in settori cruciali come assistenza, agricoltura, edilizia e logistica. Eppure, continuano a essere descritti come un costo, vittime di una narrazione utilitaristica che prescinde, e forse proprio nasconde intenzionalmente, i dati. In un Paese che invecchia e perde forza lavoro, riconoscere il valore economico e sociale dell'immigrazione non è solo un atto di giustizia, ma una necessità strategica. Se l'Italia saprà aprire vie regolari, contrastare il lavoro nero e valorizzare competenze oggi sprecate, il saldo di 4,6 miliardi potrebbe crescere ancora. Fino a diventare la prova definitiva che gli stranieri, più che un problema, sono una parte essenziale della soluzione.

Pagina 10 del numero 278 Uscito sul numero 278 (Novembre 2025), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero