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Archivio › Fuori Binario n. 278 · Novembre 2025 › pagina 11

ATTUALITÀ

Attualità - Notizie brevi

Vari (redazione, Clara Baldasseroni) · Fuori Binario n. 278, Novembre 2025, pagina 11

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Vita indipendente per i disabili

Lo scorso 27 settembre si è tenuto a Firenze il "Disability Pride" un evento, nelle intenzioni degli organizzatori, di "inclusione, solidarietà e celebrazione delle diversità" che ha trovato larga eco sulla stampa. L'associazione Vita Indipendente ci ha scritto commentando criticamente l'iniziativa: "Purtroppo è stato organizzato a scapito dei disabili gravi. Il convegno era infatti incentrato sull'accessibilità (soprattutto barriere architettoniche) e non prevedeva nessun intervento sulla vita indipendente (soprattutto sul tema dell'assistenza personale)". L'associazione continua ricordando che la vita indipendente "è il fulcro della Convenzione Onu sui disabili" e che l'articolo 4 della Regione conferma il diritto delle persone con disabilità "ad interventi intesi a garantirne la vita indipendente e la cittadinanza attiva". Mentre "sulle barriere architettoniche c'è molta normativa e giurisprudenza, al contrario sulla vita indipendente non c'è quasi niente", e conclude "Senza assistenza personale, ma con l'accessibilità, i disabili gravi MUOIONO".

Eni, serviva una strage?

Sono servite 5 persone uccise dalla corsa al profitto di Eni - Vincenzo Martinelli, Carmelo Corso, Franco Cirelli, Gerardo Pepe e Davide Baronti - affinché il pericoloso stabilimento di stoccaggio di carburanti di Calenzano chiudesse i battenti.

Erano le 10.22 di lunedì 9 dicembre 2024 quando una violenta esplosione, causata dalla dispersione di vapori di idrocarburi nell'area di carico delle autobotti nel deposito Eni alle porte di Firenze, uccise 5 persone e ne ferì altre 26. Il processo deve ancora iniziare, e intanto dieci persone sono indagate per omicidio colposo plurimo, disastro colposo, lesioni personali colpose; anche la stessa Eni è indagata per illecito amministrativo per i reati commessi dai suoi dipendenti nell'interesse della società, in assenza di un modello organizzativo che impedisse la situazione di rischio.

A 10 mesi dalla strage il sindaco di Calenzano, Giuseppe Carovani, ha annunciato che il deposito chiuderà i battenti e sarà riconvertito ad una produzione non pericolosa per i lavoratori e la popolazione.

La domanda ineludibile che poniamo alle istituzioni - sta a loro tutelare la salute della collettività, non alle imprese che hanno l'obbligo statutario di fare profitti - è questa: perché si è consentita e tollerata la presenza per ben 70 anni - il deposito più grande della Toscana fu inaugurato nel 1956 -, di un'infrastruttura da tutti definita pericolosa nel cuore della Piana fiorentina? Era necessario che morissero cinque persone perché ci si accorgesse dell'assurdità di tale presenza nel tessuto urbano più abitato della regione? Fuori Binario

Lo sfruttamento all'autolavaggio

Almeno quattro lavoratori stranieri venivano pagati 1 euro l'ora per fare turni da 10 a 13 ore il giorno. Succede a Rapolano, nel ricco territorio senese, dove carabinieri e finanzieri ha messo sotto scacco il titolare di un autolavaggio, ora indagato per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Grazie a testimonianze, osservazione e pedinamento, telecamere, la procura senese ha chiesto la misura cautelare reale. Ai lavoratori non venivano riconosciuti né il riposo settimanale né la pausa lavorativa. Violate le misure in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. Inoltre il titolare ha dato alloggio a tre lavoratori nell'autolavaggio stesso, ambiente inidoneo ed in precarie condizioni igienico sanitarie. Per il controllo giudiziario dell'impresa e delle attività economiche collegate, è stato nominato un amministratore giudiziario, mentre un sequestro preventivo è stato finalizzato alla confisca obbligatoria per equivalente del profitto del reato quantificato in un totale di 40.045 euro.

Studenti per la Palestina

Continuano a Firenze le pressioni da parte degli Studenti per la Palestina nei confronti dell'Università di Firenze. Chiedono la rescissione da parte dell'Ateneo e dei suoi dipartimenti di "tutti gli accordi in essere con università, enti e aziende pubbliche e private e istituzioni israeliane che contribuiscono direttamente e indirettamente a politiche genocide e di apartheid nei confronti della popolazione palestinese". Da settimane alcune facoltà, in particolare nei plessi di via Laura e via Capponi, sono occupati (insieme a numerosi istituti superiori) affinché le istituzioni scolastiche e universitarie aprano definitivamente gli occhi sul genocidio e l'occupazione israeliana in corso in Palestina. La "pace" mediatica imposta da Trump non ha infatti messo fine al dramma in corso a Gaza e in Cisgiordania. Si continua a morire di fame, colpiti a morte dall'esercito occupante, gli aiuti umanitari vengono fermati di continuo e l'Occidente continua a fornire armi e collaborazioni ad Israele. Per gli studenti tutto ciò deve finire.

Blocchiamo tutto!

La parola d'ordine comune è: "Embargo immediato di tutte le merci dirette o provenienti da Israele, blocco delle navi israeliane". Questo blocco unitario non solo impedisce agli armamenti di raggiungere Israele, ma, se sostenuto nel lungo termine, indebolirà lo Stato stesso, perché danneggerà la sua economia. L'obiettivo è indurre Israele a un piano di risoluzione internazionale per Gaza. In questa direzione, i portuali d'Italia, sostenuti da vari sindacati e cittadini, hanno incrociato le braccia e impedito gli attracchi delle navi israeliane, sempre più frequentemente in transito da e verso l'Italia. Tutto ciò a dimostrazione che anche Israele, dietro la sua apparente superiorità, ha bisogno di importare ed esportare per sostenersi.

Durante la protesta al porto di Livorno, lo scorso 29 settembre, al varco Darsena Toscana, un presidio dei sindacati Cgil e USB ha impedito l'attracco della nave Zim Virginia, a dimostrazione che i lavoratori non vogliono essere complici del genocidio a Gaza. Sempre a Livorno il 16 ottobre è stata bloccata la lavorazione di un'altra nave israeliana, la Zim Atlantic.

Uno degli obiettivi della protesta è l'apertura di un corridoio umanitario via mare, portato avanti dall'azione della Global Sumud Flotilla, sostenuta a terra dal blocco dei porti, tra cui quello di Livorno. A questo proposito Giovanni Ceraolo, esponente dell'USB a Livorno, spiega: "Stanno facendo concretamente quello che il nostro governo non ha avuto il coraggio di fare". Quindi Ceraolo lancia un messaggio: "Siamo a fianco di tutti i lavoratori e le lavoratrici, di qualsiasi sigla sindacale o anche senza tessera, che rifiutano di collaborare con Israele. Speriamo che questa mobilitazione si allarghi anche ai camionisti, ai ferrovieri, a tutti i settori del lavoro". E l'allargamento c'è stato. Tanto che, mentre la Global Sumud Flotilla rompeva il blocco navale verso Gaza, la protesta in Italia bloccava il transito delle merci dirette verso Israele, in modo funzionale al raggiungimento dell'obiettivo.

Il movimento "Blocchiamo tutto", nato per fermare il genocidio israeliano in Palestina, è in continuo tumulto, ha organizzato due scioperi generali, una manifestazione nazionale con un milione di persone a Roma e altre mobilitazioni ci saranno in futuro. Clara Baldasseroni

Ministero degli interni bocciato sui CPR

Il Consiglio di Stato ha bocciato il Ministero degli interni perché in un capitolato d'appalto per la gestione dei Cpr non erano garantiti adeguati livelli di assistenza sanitaria ai migranti ospiti. La denuncia, partita dall'Associazione studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e da Cittadinanzattiva, ha gettato una luce inquietante sul lavoro del Ministero. Le previsioni di spesa erano insufficienti a tutelare le persone con vulnerabilità psichiatrica o sottoposte a trattamento farmacologico, anche con riferimento alla necessità di contenere atti di autolesionismo e rischio suicidari. La sentenza spiega che "in un contesto delicato come quello della gestione dei Cpr è essenziale non solo che l'Amministrazione si avvalga del supporto di tutte le Amministrazioni che dispongono di competenze relative alla materia affrontata", ma il Ministero nello stilare l'appalto non aveva coinvolto né il Ministero della salute né il Garante delle persone private della libertà personale.

Pagina 11 del numero 278 Uscito sul numero 278 (Novembre 2025), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero