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CONTROLLO
E se abolissimo la polizia?
Lorenzo Guadagnucci · Fuori Binario n. 278, Novembre 2025, pagina 5
!E se abolissimo la polizia?
Sezione: CONTROLLO | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Non è una battuta, ma una seria ipotesi di riflessione. Ne parliamo con il sociologo Salvatore Palidda
A che servono, alla fine, le forze di polizia? Perché sono chiamate a svolgere compiti sempre più ampi di controllo sociale? E perché mai non potremmo farne a meno? Il libro "Police abolition. Corso di base per l'abolizione della polizia" (Momo editore) è la traduzione di una fanzine statunitense, con l'aggiunta degli interventi di Italo Di Sabato, animatore dell'Osservatorio Repressione, e di Salvatore Palidda, a suo tempo autore di un libro importante come "Polizia postmoderna" (Feltrinelli 2000). È un libro che ha destato piccole e inutili polemiche per il titolo, ma che offre riflessioni importanti e pertinenti, mentre le democrazie si fanno sempre più illiberali.
Professor Palidda, quanto c'è di realistico nel progetto di abolire la polizia?
È innanzitutto una parola d'ordine che nella bruttissima congiuntura attuale mira a sollecitare un'attenzione e una riflessione critica che purtroppo è debole o manca del tutto. In questo libro dimostriamo che le polizie non solo non servono ma sono solo contro la maggioranza della popolazione: non proteggono gli oltre otto milioni di lavoratori costretti al semi-precariato e al supersfruttamento brutale sino a violenze e neoschiavitù di immigrati e di italiani (quelle che chiamiamo le insicurezze ignorate). Producono continuamente incarcerazioni di persone che dovrebbero essere affidate ai servizi sanitari e sociali (vedi i casi di persone affette da disagio psichico e i tossicodipendenti). Perciò per prima cosa proponiamo il definanziamento massiccio delle polizie per aumentare massicciamente le risorse e gli operatori di questi servizi, oltre che di scuole, università e ricerca, degli alloggi popolari, dei trasporti gratuiti per i bassi redditi, e risorse per la prevenzione e il controllo dei rischi di incidenti e malattie professionali (quindi per gli ispettorati della sanità e del lavoro) e ancora risorse per il contrasto effettivo dei rischi di contaminazioni tossiche, dell'inquinamento delle acque, del suolo, dell'aria e quindi di tutto, ossia per il contrasto dei crimini ecologici.
La situazione delle polizie italiane è paragonabile a quella degli Stati Uniti?
Per certi versi sì: basti pensare che l'assassinio di Federico Aldrovandi fu uguale a quello di George Floyd anni dopo. Ma in Italia non è esploso il Black Lives Matter e gli operatori delle polizie (locali e nazionali) responsabili di crimini persino gravi restano quasi sempre impuniti grazie a norme che lo garantiscono.
Le politiche e la retorica sulla sicurezza che effetto hanno avuto sulle polizie italiane?
Il securitarismo che s'è imposto con la controrivoluzione liberista soprattutto dalla fine degli anni '80 ha accentuato nei ranghi delle polizie italiane il rambismo, il razzismo, il sessismo. Grazie al governo D'Alema e poi ai Violante, Minniti & C. c'è stata una nuova militarizzazione di tutte le polizie e gli operatori democratici sono stati marginalizzati e persino oggetto di persecuzione. La sicurezza è diventata una sorta di valore ontologico che ricorda immancabilmente l'accezione fascista di protezione solo del potere e dei dominanti.
Che cosa resta della riforma della polizia di stato del 1981?
La riforma del 1981 fu un fallimento sin dalla sua estrema parzialità e formulazione che non ha affatto promosso la democratizzazione reclamata anche dalla maggioranza degli operatori di allora. I sindacati di polizia, tranne una parte del SILP e qualche altro sindacalista, sono diventati ultra corporativi e strumenti utili alla parte reazionaria dei vertici per reclamare solo privilegi e impunità perpetua.
Ipotizzando una nuova riforma, quali sarebbero i cambiamenti più urgenti?
Definanziamento massiccio; smilitarizzazione dei Carabinieri e della Guardia di finanza e unificazione in una sola polizia sia per il cosiddetto controllo del territorio, conferito solo a operatori senza armi da fuoco per una gestione dell'ordine pubblico sottoposta alla magistratura e a un dirigente dei servizi sociali, di prevenzione e mediazione (per favorire la gestione pacifica anziché quella violenta di ogni sorta di "disordine"); abolizione della formazione militaresca del personale destinato all'ordine pubblico; istituzione di un comitato nazionale e locale effettivamente indipendente per il controllo del rigoroso rispetto delle norme dello stato di diritto democratico; abolizione degli enormi sprechi di mezzi, personale e strutture; reclutamento aperto a tutti i giovani e non agli ex-militari e sempre sottoposto a una commissione di civili e un solo dirigente di polizia per la garanzia dell'effettiva adesione alle norme costituzionali; formazione degli operatori nei corsi di laurea di tutte le università pubbliche.
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Uscito sul numero 278 (Novembre 2025), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
