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SALUTE MENTALE
Traumi cranici e aggressività
Barbara Cremoncini · Fuori Binario n. 278, Novembre 2025, pagina 4
!Traumi cranici e aggressività
Sezione: SALUTE MENTALE | Autore: Barbara Cremoncini
Una ricerca ha rilevato tra alcuni senza dimora la CTE, una sindrome capace di alterare il comportamento
Calci, pugni, botte in testa, ma anche cadute per malori e incidenti: basta scorrere le cronache per sapere che non di rado, a chi vive per strada, succede di dover fare i conti con tutto questo. Pestati, a volte ridotti in fin di vita, oppure protagonisti loro malgrado di episodi violenti all'interno di ospedali e pronto soccorso. Così la narrazione dei media ci restituisce, a fasi alterne, questa dolorosa realtà. Una realtà che sembra nascondere un'ulteriore e temibile insidia, che resta in agguato anche dopo che le ferite si sono rimarginate e i traumi apparentemente guariti. Si chiama Encefalopatia traumatica cronica (l'acronimo è CTE) ed è una malattia legata a ripetuti traumi cranici, capace di alterare il comportamento e causare aggressività, perdita di memoria e problemi di movimento. Riscontrata in passato negli atleti che praticano sport di contatto come football o boxe, oggi è stata indentificata anche su persone senza dimora. I traumi cerebrali, infatti, sono molto più comuni tra i senzatetto rispetto alla popolazione generale proprio per le difficili condizioni di vita.
A fare luce su questo aspetto è una ricerca pubblicata su Acta Neuropathologica da un team internazionale della Semmelweis University (Budapest), dell'Università di Toronto e della Macquarie University (Sydney).
La ricerca ha analizzato il cervello di 34 persone di età compresa tra 41 e 67 anni, la maggior parte dei quali uomini (29 su 34), morti per varie cause in vari paesi del centro Europa, mentre erano senza dimora. In quattro casi il team ha riscontrato la malattia, mentre altri due mostravano danni ad essa strettamente correlati. Nessuna delle persone esaminate aveva praticato sport professionistici o prestato servizio militare. Risultato: per la prima volta è stata confermata la presenza della malattia in una popolazione europea non sportiva. Un risultato analogo era stato riscontrato in Australia su donne sottoposte a lungo termine a violenza domestica da parte del partner.
L'encefalopatia traumatica cronica (CTE) si sviluppa dopo ripetuti colpi alla testa e attualmente è possibile confermarla solo dopo la morte, attraverso la presenza di un caratteristico accumulo di una proteina cerebrale chiamata Tau. Come si è detto essa può dare luogo a sbalzi di umore, aggressività, perdita di memoria e problemi di movimento.
Grazie a questo studio, come sottolineano gli autori, si è potuto dimostrare come, in alcuni casi, il comportamento violento o aggressivo tra le persone senza dimora possa essere non solo una causa, ma anche una conseguenza di danni cerebrali divenuti cronici.
Gli autori della ricerca avvertono però che, poiché non è possibile stabilire il danno cerebrale e quindi fare la diagnosi di CTE su persone ancora in vita, sarà necessario, in futuro, approfondire le ricerche per mettere a punto strumenti diagnostici in grado di indentificare la malattia durante la vita, in modo da consentire un'adeguata assistenza alle persone colpite. Riconoscerla, affermano i ricercatori, costringerà a ripensare non solo le modalità di assistenza da parte dei servizi sanitari e sociali, ma anche il modo in cui forze dell'ordine e sistema giudiziario interpretano determinati comportamenti e valutano eventuali responsabilità. Un aiuto in più, dunque, quello che viene dal mondo scientifico, per capire meglio una condizione estremamente vulnerabile come quella di chi è costretto a vivere per strada, cui troppo spesso si guarda in modo frettoloso e usando un metro di giudizio imperfetto.
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Uscito sul numero 278 (Novembre 2025), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
