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POPOLI
Saharawi, popolo del deserto
Giulia Pellegrini · Fuori Binario n. 274, Giugno 2025, pagina 6
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Sezione: POPOLI | Autore: Giulia Pellegrini
Mohamed Dihani: "Per noi la vostra solidarietà è fondamentale". Intervista con il giornalista e attivista perseguitato in Marocco
Mohamed Dihani è giornalista e attivista impegnato per l'autodeterminazione del popolo Saharawi. Perseguitato per motivi politici dalle autorità marocchine, Dihani ha subito gravi violazioni dei diritti umani, gli sono state inflitte torture sistematiche nei 5 anni e 7 mesi di detenzione nel carcere di Temara, la "Guantanamo d'Africa", ed è stato ingiustamente condannato dalla Corte d'Appello di Rabat per terrorismo. Il suo caso è seguito dall'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, dal gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate e da Amnesty International. Dihani è in Italia dal 2022, Fuori Binario lo ha intervistato per fare luce su una delle tante crisi che colpiscono il continente africano.
A che punto è la situazione della causa Saharawi?
Il momento è difficile e gli accordi marocchini con Israele, Emirati, Arabia Saudita, Stati Uniti, Francia aggravano la situazione. Francia e Stati Uniti riconoscono la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale nonostante dal 1973 l'Onu abbia stabilito l'autodeterminazione dei Saharawi. Dal 2020 la guerra ha ripreso vigore e oggi contiamo più di 600 prigionieri politici.
Quali sono gli interessi in gioco?
Molti, soprattutto di grandi società internazionali, tra cui quelle del Re marocchino Muhammad VI. Sfruttano le risorse naturali del Sahara Occidentale, a partire dal mare, uno dei più pescosi al mondo. Inoltre il suolo è ricco di fosfato e i campi vengono sfruttati per le energie rinnovabili.
A che livello è la repressione nei territori liberi e occupati?
Lo stato marocchino ha ucciso 127 saharawi con droni israeliani, così una soluzione politica e pacifica si allontana. Nel suo rapporto di aprile, l'inviato speciale delle Nazioni Unite parla di tre mesi per trovare un accordo tra Marocco e Fronte Polisario per evitare che la situazione si complichi ulteriormente e per arrivare al referendum che il Marocco nega dal 1991.
Parliamo del tuo caso. Il Tribunale di Roma ha riconosciuto il tuo diritto alla protezione internazionale ma il Ministero dell'Interno ha fatto ricorso in Cassazione. Cosa provi nell'essere di nuovo nello stato di "richiedente asilo"?
La mia storia è figlia delle pressioni che il Marocco compie sull'Italia. So di altre persone nella mia situazione, fuggite da situazioni terribili, guerre e persecuzioni. Ho passato tre anni di sofferenza, ora ho un documento provvisorio. Senza permesso di soggiorno non ho accesso ai diritti minimi, a partire dalla sanità, ma anche avere una scheda telefonica è un problema. Amnesty mi aiuta, posso ritenermi fortunato. Adesso dovrò attendere almeno un altro anno per il permesso di soggiorno.
Durante la detenzione hai fondato Wesatimes, uno spazio di informazione indipendente sul Sahara Occidentale.
Volevo raccontare quello che succedeva in carcere e dare voce ai detenuti, soprattutto se prigionieri politici, sia saharawi che marocchini. Pubblicavamo il nostro lavoro, incentrato soprattutto sui diritti umani e ricco di contenuti politici, in 5 lingue, tra cui l'italiano. Abbiamo subito vari attacchi informatici e non avevamo né i mezzi né i soldi per proteggerlo e andare avanti. Siamo stati costretti a chiudere.
Cosa chiederesti ai nostri lettori?
Viviamo un momento difficile, la nostra situazione è grave. Ma ho una grande fiducia nel movimento internazionale che supporta la nostra causa. Parlate di noi, fate conoscere ciò che accade a poche ore di volo dall'Italia, per noi la vostra solidarietà è fondamentale.
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Uscito sul numero 274 (Giugno 2025), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
