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DIRITTI

Lo specchio

Flavio Fenici · Fuori Binario n. 274, Giugno 2025, pagina 7

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Sezione: DIRITTI | Autore: Flavio Fenici

Ogni mattina, come milioni di persone, osservo il mio viso davanti allo specchio, mentre mi sto tagliando la barba.

Un gesto normale.

Ma non per tutti.

Mi ha fatto impressione ascoltare la testimonianza di un detenuto, intervenuto sabato scorso grazie ad un permesso-premio al convegno "Sprigioniamo Umanità". Quando si è recato al bagno del teatro ha potuto specchiarsi e osservare i segni del tempo sul suo viso.

"A noi detenuti non è permesso avere uno specchio in cella, ed è quindi come se scomparissimo a noi stessi non potendo vedere il nostro volto".

"Cosa sarebbe l'uomo senza un volto?" – scrive Massimo Grilli nell'introduzione al suo libro "il volto: epifania e mistero".

Continua così: "Si dice comunemente che l'uomo ha un volto, ma sarebbe meglio dire che è un volto. In effetti il volto – come del resto il nome – concerne l'identità di una persona: la definisce, la rivela, la mette in relazione. Perché il volto dice soggettività e rapporto, irripetibilità e molteplicità, già e non ancora. Ci appartiene e ci nasconde, è quanto di più intimo e familiare ci possa essere, e tuttavia resta il più grande enigma della nostra vita".

Penso che non poter osservare il proprio volto sia come disabitare il proprio corpo, avere un'immagine deformata che via via il tempo incrementa fino a divenire invisibili – e già la condizione di un detenuto, di un "ristretto", è tale.

Un invisibile.

Immagino che qualcuno non sarà d'accordo sul fatto che questi reclusi possano godere dei diritti fondamentali della persona, eccetto naturalmente quello della libertà.

È tuttavia sufficiente ascoltare alcune esperienze, anche quelle dei volontari e delle varie associazioni che operano all'interno del carcere, per mettere per lo meno in discussione le proprie opinioni e, in molti casi, i propri pregiudizi.

Consiglio la lettura di almeno uno dei volumi della collana "L'evasione possibile" – Contrabbandiera Editrice, Firenze – per conoscere l'umanità di chi sta dietro alle sbarre perché ha sbagliato, ma sviluppa col tempo un desiderio di redenzione, se gli viene offerta tale opportunità.

La scrittura in carcere è una di queste.

Pagina 7 del numero 274 Uscito sul numero 274 (Giugno 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero