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DIRITTI
Carcere, la verità è divisiva
Vincenzo Russo · Fuori Binario n. 274, Giugno 2025, pagina 7
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Sezione: DIRITTI | Autore: Vincenzo Russo, già cappellano di Sollicciano
La politica abbandoni compromessi e equilibrismi. La condizione dei detenuti richiede posizioni chiare e coraggiose
L'esigenza di chiarezza e trasparenza appartiene all'oggi. Troppo spesso, infatti, il grigio è il colore dei luoghi e delle vicende del nostro tempo, a discapito del pur acceso confronto fra bianco e nero.
Oggi, senza dubbio, c'è bisogno di pacificazione, ma questo non a prezzo del "va bene tutto", del compromesso di chi mira al proprio vantaggio e non ha uno sguardo sulla comunità. Chi è chiamato alla gestione della cosa pubblica, particolarmente, dovrebbe considerare inevitabile l'esperienza del "dividere", poiché prendere posizione in favore dei diritti di ogni persona, soprattutto quella esclusa ed emarginata, difficilmente non causa divisione. Se così non è, significa che l'impegno in quel senso non è autentico.
Se pensiamo, per un momento, ai lavoratori, possiamo ben immaginare che un movimento, quale può essere un sindacato, che si prende a cuore le loro istanze e lotta per la rivendicazione dei loro diritti calpestati, finisca inevitabilmente per provocare divisione tra coloro che comprendono e sono a favore e quelli che remano in senso contrario. Di un sindacato non divisivo ci sarebbe da dubitare perché facilmente parrebbe più una struttura "politica" che non uno strumento di salvaguardia dei diritti. Lo stesso vale nei confronti di altri soggetti deboli, come ad esempio coloro che vivono una forma di disabilità, sia fisica che mentale, oppure quelli che si trovano in situazione di estrema povertà, come i senza fissa dimora. Come si potrebbe lavorare per la causa dei loro diritti di cura e piena cittadinanza, senza generare la reazione se non oppositiva almeno indifferente, di tutta quella parte di società interessata a ben altre priorità? Oggi mancano coraggio, iniziative capaci di dividere i fronti, di contrastare la diffusa tiepidezza, mentre si sprecano parole vuote di propaganda che, per non scontentare nessuno, corrono sul filo di un equilibrismo improponibile.
C'è, oggi, urgente bisogno di verità e la verità divide, tra chi la difende e chi la nasconde. Così è del Vangelo, dove si legge: Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada (Mt 10,34). Di fronte alla verità occorre svelarsi, gettare giù la maschera. Non farlo equivale a rifiuto, ad inadempienza, al fare un passo indietro senza affrontare la questione. La realtà del carcere da molto tempo conosce questo atteggiamento da tanta parte del mondo politico e del sistema giudiziario tutto. Le persone detenute soffrono discriminazione e abbandono, con perdita di ogni diritto pur riconosciuto dall'ordinamento dello Stato. La mancanza di figure incisive e divisive, a livello politico e direttivo, ha annientato ogni tentativo di resistenza e di affermazione dei diritti dei detenuti, con la conseguenza che intorno a quelle persone si è formato un vuoto che ha finito per ingoiare le loro stesse vite, come ci rivela l'alto numero dei suicidi. Una politica non divisiva e forte nelle sue convinzioni, non è politica ma solo una continua concertazione, un accomodarsi su ciò che conviene ad alcuni.
Il mondo ha bisogno di profeti, di parole di verità dirompenti. La storia, anche recente, ce ne ha dati tanti. Il pensiero, riferendoci a Firenze, corre subito a Giorgio La Pira, che dell'opzione per i poveri ha fatto la stella polare della sua azione politica, considerandolo l'obiettivo più alto che possa avere la gestione della cosa pubblica. Allargando l'orizzonte, tra i tanti, possiamo citare il magistrato Rosario Livatino, i giornalisti Peppino Impastato e Ilaria Alpi, il Vescovo Oscar Romero, il sacerdote don Giovanni Minzoni. A questi, particolarmente, desideriamo aggiungere quei sacerdoti come Don Giulio Facibeni e don Corso Guicciardini i quali, nel silenzio e nella dedizione quotidiana, hanno consumato per i poveri tutta la loro esistenza.
Oggi, sull'esempio di questi testimoni, abbiamo bisogno di coraggio, di uscire fuori dalla logica "dell'amico dell'amico" tesa ad aggiustare gli interessi personali e di parte. Occorre essere divisivi, senza essere risucchiati dal vortice dell'omologazione.
Cari politici, cari eccentrici protagonisti del palco di turno, continuate pure secondo le vostre consuete logiche nella tragica rappresentazione del governo di una comunità sempre più lacerata e affossata. Il cammino sulla via del successo è aperto davanti a voi, ma sarà solo personale ed accompagnato dalla sofferenza di tanti altri, che nulla possono dire o fare. Forse, anzi certamente, continuerà a provocare morte sociale, perdita di diritti e di tutela per i più deboli. In questo mondo daltonico, in cui non si distingue più tra destra e sinistra, tra bianco e nero, ma tutto si appiattisce su un anonimo grigiore, posso solo augurarvi di avere un sussulto di dignità e, prima o poi, di comprendere che occorre essere divisivi!
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Giancarlo Parissi nuovo Garante dei detenuti di Firenze
È plausibile definire Sollicciano il peggior carcere d'Italia, tra i peggiori d'Europa. Ne abbiamo scritto più volte: violazioni dei diritti umani, condizioni igienico-sanitarie infami, celle inadeguate, episodi di violenza, autolesionismo e suicidi, strutture fatiscenti, infiltrazioni d'acqua, muffe, impianti elettrici e idraulici malfunzionanti. I detenuti denunciano la presenza di cimici, scarafaggi e difficoltà nell'accesso alle cure mediche.
Il 19 maggio scorso il Comune ha nominato Giancarlo Parissi nel ruolo di Garante dei detenuti per la città di Firenze. Parissi, da sempre attivo per i diritti di chi è costretto in carcere, è l'animatore dell'associazione fiorentina Ciao che "persegue finalità di difesa, promozione, ampliamento ed esigibilità dei diritti umani e civili di tutti i cittadini, in particolare di quelli che vivono in situazione di segregazione ed emarginazione".
Il Garante dei detenuti si occupa di assicurare il rispetto dei diritti umani e le condizioni di vita delle persone private della libertà, vigilando sul rispetto delle leggi. In pratica, monitora le condizioni detentive, promuove iniziative di sensibilizzazione pubblica e collabora con le autorità per migliorare la situazione dei detenuti.
A Giancarlo Parissi va il nostro augurio di buon lavoro, affinché possa sovvertire una realtà che a Sollicciano genera violenza e tradisce l'articolo 27 della Costituzione: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato".
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Uscito sul numero 274 (Giugno 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
