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LAVORO
Diritti sotto attacco
Tommaso Chiti · Fuori Binario n. 267, Novembre 2024, pagina 3
!Lavoro
Autore: Tommaso Chiti
Le lotte dei lavoratori del tessile fra aggressioni di stampo mafioso e repressione governativa
Da tempo i sindacati di base e i movimenti locali denunciano come il settore tessile di Prato sia 'distretto fra sfruttamento, incidenti mortali e repressione dei diritti', con un ritorno quasi ottocentesco a dinamiche delle relazioni industriali che si pensavano ormai consegnate alla storia. È stato il caso delle morti sul lavoro di giovani operai come Sabri Jaballah e Luana D'Orazio, oppure delle aggressioni agli operai in sciopero nelle vertenze di Gruccia Creations, TexPrint, Acca, Digi e Dreamland, solo per citare quelli in cui gli aggressori non avevano una divisa indosso.
Uno degli elementi di discontinuità nei fatti di Seano emerge dalla nazionalità degli aggressori, che uscirebbe dal dualismo -- certo secondario a quello di classe -- dei padroni di origine cinese e dei lavoratori sfruttati per la maggior parte di nazionalità pakistana o provenienti dall'Africa sub-sahariana, paventando la saldatura fra gruppi d'interesse orientali e criminalità organizzata anche nostrana, in un territorio sempre più noto per le infiltrazioni mafiose e al centro di traffici che trovano a Prato un terreno fertile anche per il riciclaggio, come dimostra la maxi-inchiesta sul clan Terracciano.
Un'altra connivenza che emerge da questi fatti è quella fra mondi che hanno barattato le prospettive di progresso collettivo per posizioni di rendita, fatte di 'porte girevoli', magari con sindacalisti prestati alla politica, fino a veri e propri profili illeciti, finiti anche al centro delle indagini della Direzione Antimafia. Emblematico a proposito è il caso dell'ex-comandante della caserma dei carabinieri di Prato, il tenente colonnello Sergio Turini, finito a maggio scorso agli arresti domiciliari per corruzione e abuso in atti d'ufficio, insieme all'imprenditore Riccardo Matteini Bresci -- eletto poco prima presidente della categoria Tessile di Confindustria locale --, proprio in seguito ad intercettazioni svolte dagli inquirenti fra soggetti coinvolti nella cosiddetta 'guerra delle grucce'. Un simile epiteto deriva anche dalla scia di violenza a cui sembrano ricorrere i principali concorrenti del settore per accaparrarsi commesse e dettare il livello dei prezzi, facendo registrare accoltellamenti, incendi dolosi come quello appiccato a luglio scorso alla ditta Logistica Xin Shun Da, o intimidazioni, come il più recente rogo notturno dell'auto di un imprenditore, con il ritrovamento di una bara nello stesso parcheggio con la foto del proprietario.
Di fatto la campagna sindacale '8x5' da alcuni anni rivendica l'applicazione di contratti lavorativi a otto ore per cinque giorni settimanali, scoperchiando un vaso di Pandora, accuratamente riposto fra gli interessi corporativi e indicibili di proprietari dei capannoni, imprenditori senza scrupoli e collaboratori corrotti anche fra illustri colletti bianchi.
A fronte dei fallimenti istituzionali o, peggio, delle connivenze, a smascherare questa deriva restano forme di agitazione sindacale come i picchetti agli stabilimenti e i blocchi delle merci, finiti non a caso nel mirino dell'ennesimo decreto repressivo targato Piantedosi. Del resto lo stesso ministro vantava di averlo elaborato anche a questo scopo, tanto da poterlo considerare il precipitato della criminalizzazione del diritto di sciopero.
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Uscito sul numero 267 (Novembre 2024), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
