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Archivio › Fuori Binario n. 267 · Novembre 2024 › pagina 3

LAVORO

La moda degli schiavi

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 267, Novembre 2024, pagina 3

!Lavoro

Autrice: Valentina Baronti

I grandi marchi gestiti da fondi finanziari si arricchiscono a spese degli operai sfruttati. E a chi si ribella, mazzate

Nei capannoni del distretto tessile più grande d'Europa si lavora anche la domenica e se si sciopera si viene aggrediti con metodo mafioso. "Domani torniamo con la pistola" si sono sentiti dire gli operai in picchetto da un gruppo di squadristi italiani che hanno mandato due di loro al pronto soccorso. Una storia degna di un romanzo di Charles Dickens, ma non siamo nell'Inghilterra del XIX secolo, bensì nella piana pratese degli anni Duemila. L'aggressione è avvenuta all'inizio di ottobre davanti alla pelletteria Confezioni Lin Weidong, fabbrica di otto dipendenti a Seano, in provincia di Prato. Ma è solo l'ultima di una lunga serie che il sindacato Sudd Cobas denuncia da sei anni, con il paradosso che spesso ad essere criminalizzati sono gli operai, perché osano accamparsi davanti ai cancelli e bloccare i camion. Che roba, contessa!

"Il lavoro in Italia è senza contratto", ci racconta un operaio al picchetto di Seano, mentre dietro a noi gli slogan si fanno più forti e il ritmo dei tamburi incalza. Il corteo di tremila persone, che il 13 ottobre ha attraversato la zona industriale, sta per partire. Gli chiediamo di ripetere. Forse non abbiamo capito bene in quel frastuono. "Lavori in questa azienda? Con un contratto per meno ore o proprio senza contratto?". "No, lavoro in un'altra fabbrica, sono qui per solidarietà con i compagni aggrediti. Per tre anni ho lavorato a nero, 12 ore, 7 giorni su 7, per pochi soldi. Non avevamo né ferie né malattia. Quando siamo andati a chiedere diritti al padrone, lui ha parlato in maniera furba. Ha detto che lo stato ruba i soldi a noi e a lui, che senza contratto è meglio. Allora ci siamo rivolti ai Sudd Cobas. Abbiamo scioperato e ora lavoro 8 ore per 5 giorni. Io i soldi li voglio in busta paga".

Il corteo si chiude con una vittoria. Mentre sfiliamo davanti ai capannoni, da uno di questi escono due operai e si mettono in sciopero. Il giorno dopo ottengono l'impegno ad essere assunti a tempo indeterminato: 8 ore per 5 giorni. E anche alla pelletteria Lin Weindong, quella delle mazzate, una settimana dopo è stato firmato l'accordo. Il sistema però è più complesso, perché dietro queste micro-realtà produttive ci sono i grandi marchi della moda, per cui molte lavorano in appalto e spesso se lo sciopero vince, la fabbrica chiude e si sposta poco più in là, impiegando nuovi schiavi e garantendo così il prezzo imposto dalle commesse. Uno dei casi più eclatanti è quello di Montblanc, detenuto da una holding finanziaria, che paga una borsa 40 euro e la rivende a 1400, raggiungendo un fatturato pari al Pil della Slovenia. Qual è la responsabilità dei brand nel sistema schiavistico del distretto pratese? Perché da un lato chiedono la cassa integrazione e dall'altra permettono ai committenti di far lavorare 12 ore per 7 giorni? Da chi sono mandate le squadracce a picchiare gli operai? Domande che poniamo alle istituzioni il giorno dopo il corteo, che per la prima volta ha visto sindaci con la fascia, assessori regionali, sindacati confederali. Domande che esigono una risposta anche a telecamere spente: niente dovrà tornare come prima.

Pagina 3 del numero 267 Uscito sul numero 267 (Novembre 2024), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero