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POVERTÀ
Debito, il genocidio silenzioso
Marco Bersani / Attac Italia · Fuori Binario n. 267, Novembre 2024, pagina 12
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Rubrica: POVERTÀ | Autore: Marco Bersani / Attac Italia
Senza armi né soldati si combatte una guerra ai paesi più poveri, strangolati da tassi di interesse stratosferici
Siamo tutti giustamente sconvolti dalle immagini che, da ormai due anni e mezzo, arrivano quotidianamente dalla guerra in Ucraina e da quelle che giungono, altrettanto quotidianamente, dalla Palestina e dal Medio Oriente, dove Israele sta mettendo in atto un genocidio verso il popolo palestinese (11mila bambini morti nei bombardamenti di Gaza) e aprendo una guerra almeno regionale con l'attacco in Libano.
C'è tuttavia un altro genocidio in corso. Non è fatto con missili, droni, bombardamenti e invasioni di truppe. E non prevede nessuna immagine che possa turbare la nostra quotidianità. Non prende di mira un territorio specifico, né un popolo definito.
Colpisce i poveri dovunque essi si trovino. E lo fa attraverso il debito. Come cantava con profondità Daniele Silvestri "(..) il mio nemico non ha divisa / ama le armi ma non le usa / nella fondina tiene le carte Visa / e il potere non lo logora (..)".
Nell'ultimo rapporto dell'Onu, pubblicato il 4 giugno scorso e intitolato "Un mondo in debito: un fardello crescente per la prosperità globale" si lancia l'allarme sull'aumento senza precedenti del debito pubblico, che ha raggiunto nel 2023 il massimo storico di 97mila miliardi di dollari. Per avere un'idea dell'incremento, basti ricordare che nel 2010, il debito pubblico non raggiungeva i 51mila miliardi di dollari.
Un terzo di questo debito (29mila miliardi) è stato contratto dai cosiddetti paesi in via di sviluppo, il cui debito sta crescendo a velocità doppia rispetto a quello delle economie più forti. Inoltre, su questo debito gravano tassi di interesse stratosferici, dell'ordine del 6,8% in media per un paese latinoamericano e del 9,8% per un paese africano (da due a quattro volte superiori a quelli degli Usa, da sei a dodici volte superiori a quelli della Germania).
Risultato: questi paesi nel 2023 hanno speso qualcosa come 847 miliardi di dollari solo per pagare gli interessi sul debito, con un aumento del 26% rispetto a due anni prima.
L'Onu calcola che siano 54 i Paesi costretti dalla trappola del debito a destinare oltre il 10% delle proprie entrate al pagamento degli interessi e che 48 Paesi spendano più per gli interessi sul debito che per l'istruzione e la sanità.
Il dato finale è che sono 3,3 miliardi le persone che vivono in Paesi nei quali la spesa per il servizio del debito supera quella per i servizi essenziali. Si tratta di quattro persone ogni dieci che abitano questo pianeta e che vivono nella disperazione non perché minacciati da truci soldati in armi ma da sorridenti manager che ogni mattina siedono nel board della propria banca o fondo finanziario.
Per chi pensasse che il problema non lo riguarda, è bene ricordare che anche il nostro Paese, ottava economia mondiale, spende ogni anno oltre 80 miliardi per gli interessi sul debito, destinati quest'anno a raggiungere il record di 100 miliardi (pari a quello che si investe sull'istruzione e poco meno di quanto si destina alla sanità).
Il 2025 sarà l'anno del Giubileo: forse è giunto il momento di rivendicarne il significato originario, chiedendo con forza la cancellazione incondizionata di tutti i debiti insostenibili e illegittimi da parte di tutti i creditori per tutti i paesi del mondo, a partire da quelli più poveri.
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Il Comitato per l'Abolizione dei debiti illegittimi, nato in Belgio nel 1990, è una rete internazionale composta da membri e comitati locali, che lottano per l'annullamento del debito illegittimo e l'abbandono delle politiche di aggiustamento strutturale e di austerity. ATTAC Italia entra a farne parte nel 2016, dando vita al CADTM Italia, insieme ad altre realtà: Commissione per l'audit del debito di Parma, Communia, Pax Christi, POp-Off Giornalismo, Centro Nuovo Modello di Sviluppo. Il suo lavoro principale consiste nell'elaborazione di alternative radicali che mirino alla soddisfazione universale dei bisogni, delle libertà e dei diritti umani fondamentali. Gli audit annuali consistono in un'indagine autonoma, indipendente e popolare sul debito, mettendo alla pubblica conoscenza l'entità del debito, con chi è stato contratto, per quali motivazioni ed interessi, attraverso quali procedure legali e quali percorsi decisionali. Ossia, tutto quello che governi e istituzioni non vi diranno.
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Uscito sul numero 267 (Novembre 2024), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
