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CARCERE
Strategie di sopravvivenza
Lisa Nuti · Fuori Binario n. 266, Ottobre 2024, pagina 4
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Rubrica: CARCERE | Autrice: Lisa Nuti
Carlo è maestro di scacchi in un carcere toscano: "Impegnarsi in un gioco così complesso fa sentire vivi e riapre alla speranza"
Il mio amico Carlo ha iniziato a giocare a scacchi all'età di 8 anni. La sua grande passione lo ha portato a gareggiare, vincere e poi a diventare un maestro nazionale di scacchi. Ora insegna questo bellissimo gioco e io l'ho intervistato.
Carlo, tu hai portato avanti un progetto per insegnare a giocare a scacchi in un carcere toscano. Me ne vuoi parlare? Si, è partito da un progetto educativo per il recupero della dispersione scolastica, che coinvolge soprattutto persone straniere. Lo porto avanti da due anni. Da questa esperienza, con l'appoggio di due insegnanti, è nata l'idea di portare gli scacchi nel carcere ed è stata una bella esperienza, emozionante.
Dove insegnavi? All'interno del carcere c'è un'aula didattica, che però non può essere usata liberamente ma solo attraverso l'approvazione delle guardie carcerarie. Inoltre, non ho potuto portare materiale di studio dall'esterno e questo ha reso tutto più difficile. L'altro fatto limitante è che non ci sono computer né collegamento internet. Comunque ci siamo dati da fare.
I detenuti partecipavano volentieri alle tue lezioni sulla scacchiera? Si, però era difficile riunirli tutti, poiché devono essere convocati dalle guardie, oppure devono passarsi parola fra di loro, per ricordarsi il giorno e l'ora della lezione: in carcere non esistono orologi, il tempo deve essere immaginato o contato in altri modi, è difficile... Spesso poi, la lezione veniva interrotta, sempre dalle guardie, se c'erano colloqui o altre attività da fare. Dunque niente libri, né fotocopie, tutto a voce, a tu per tu.
Ed erano interessati? Molto. Si trattava di uomini di varie età: dai 20 fino all'età matura. C'erano molte persone non italiane, che comunque parlano bene la nostra lingua. Quest'anno ho trovato un livello culturale e cognitivo molto basso, però erano tutti rispettosi ed educati verso l'insegnante. Il primo anno ho trovato un livello culturalmente superiore ed erano più attenti e attivi. Avevano molte idee. Pensavano di fare delle partite a scacchi sfidando detenuti di altre carceri. Una sorta di torneo!
E poi è stato fatto? No, ma quest'anno li abbiamo fatti incontrare con dei ragazzi, perlopiù adolescenti, facenti parte del progetto di recupero della dispersione scolastica. Li abbiamo portati in visita, hanno giocato a scacchi con i detenuti.
Una bella esperienza, immagino. Certo! I detenuti si sono commossi e li ho anche visti sorridere.
Credi che possano fare tesoro di questi momenti di gioco e condivisione? Senza dubbio, infatti io penso che il beneficio maggiore di questi progetti, sia quello di dare sollievo e speranza, un riscatto verso una vita migliore.
Hai proposto ai detenuti di continuare a giocare, una volta liberi? Certo, invitandoli ad imparare gli scacchi in forma non agonistica. Per poter ripartire, fare qualcosa di creativo. Pensa che, chi sapeva già giocare, mi ha ringraziato per questa opportunità, è stato come se avessi reso loro il tempo, ricordando loro che esiste una vita, all'esterno!
È dunque una strada, quella della rieducazione, che dobbiamo continuare ad intraprendere, giusto? Tu lo hai fatto egregiamente, mi pare! Si, è da fare, ma purtroppo, vedi, la rieducazione nel carcere non è uno degli obiettivi principali. Ci sono corsi di cucina, giardinaggio, ma tutto sotto supervisione. Ogni cosa passa attraverso la catena di comando: direzione, guardie. Un momento di grande solitudine è l'ora d'aria, o "del passeggio". Ho visto un semplice quadrato vuoto, una stanza di 2 mt per 2, con una finestra che dà sul cortile, e un telefono antico...che cosa puoi fare lì? Solo muoverti in cerchio, pensare... c'erano corridoi lunghi, vuoti, lugubri... un paesaggio allucinante, oppressivo, di una pesantezza infinita. Ecco perché dovremmo attuare molto più spesso questi progetti, perché queste persone possano respirare ancora e sperare in qualcosa di più grande.
Hai perfettamente ragione! Adesso mi stai mostrando una scacchiera molto particolare... Si, è speciale! È stata fatta dai detenuti con materiale riciclato, ed è venuta molto bene, è quasi elegante direi! Alla fine del corso, dopo avere cucinato per noi, i detenuti me l'hanno data in dono, insieme ad una loro commovente lettera di ringraziamento, ed io le custodisco entrambe.
Ti sento molto soddisfatto e felice. Si, perché il gioco che io amo, gli scacchi, ha permesso anche alle persone più fragili di coltivare speranza, recuperare emozioni, ha dato loro una spinta per ricostruirsi una vita.
È fantastico. Anch'io sono appassionata di scacchi e credo che essi siano, appunto, lo specchio della vita: devi lottare per vincere.
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Uscito sul numero 266 (Ottobre 2024), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
