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Archivio › Fuori Binario n. 266 · Ottobre 2024 › pagina 4

CARCERE

Meno crimini, più detenuti

Massimo Lensi · Fuori Binario n. 266, Ottobre 2024, pagina 4

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Rubrica: CARCERE | Autore: Massimo Lensi / Associazione Progetto Firenze

Un paradosso causato dall'invenzione di nuovi reati, funzionale a trasformare il carcere in una discarica sociale e privatizzare le detenzioni "alternative"

Il 51,7% degli italiani teme di rimanere vittima di reati, ma nell'ultimo decennio il numero delle denunce è diminuito del 25,4%. È quanto emerge dal 56° Rapporto Censis. Nel 2012 in Italia erano stati denunciati 2.818.834 reati, nel 2021 sono stati 2.104.114, con una differenza di 714.720 delitti. Anche altre analisi concordano con questo dato: il crimine in Italia è in diminuzione. Aumentano soltanto i reati informatici e le estorsioni, un fenomeno tipico delle organizzazioni criminali congiunto alla forte crisi economica. Però la carcerazione, sia intra moenia, sia in esecuzione esterna (Uepe), e la concessione di misure alternative sono in aumento.

Il fenomeno della carcerazione di massa, introdotto negli Usa negli anni Ottanta del secolo scorso attraverso precisi meccanismi tecnico-giuridici, annulla la detenzione minima e contemporaneamente innalza i periodi di carcerazione. L'innalzamento delle pene, l'introduzione ipertrofica di nuovi reati e la maggiore applicazione di misure alternative sostitutive della carcerazione, contribuiscono a imprimere un forte stress da sovraccarico alla penalità generale.

In sintesi: in Italia il crimine diminuisce, ma i detenuti, nelle varie forme di esecuzione, aumentano. Questa evidente constatazione, solo apparentemente contraddittoria, porta con sé il rifiuto evidente ad adottare provvedimenti deflattivi, come la liberazione anticipata speciale, l'amnistia e l'indulto. Le ragioni sono politiche, economiche e disciplinari. L'invenzione di una delinquenza con contorni definiti di natura etnica (i migranti), sociale (la marginalità urbana), e di allarme generazionale (i reati legati alla legislazione sulle tossicodipendenze; la recente ipotesi di messa al bando della Cannabis light) ha dato vita e sostanza a una massa detentiva funzionale.

Una massa detentiva perfetta per realizzare forme alternative alla detenzione di natura economica e privata: le comunità educanti, le dimore sociali, i nuovi istituti "moderni" da costruire e via dicendo. Lo stesso fenomeno dei suicidi in carcere è considerato ormai accettabile: sia dal punto di vista etico-collettivo, per l'opinione pubblica è applicazione della regola "Chi vuole il proprio mal pianga sé stesso", sia da quello istituzionale, "Un fenomeno inevitabile" sostiene il ministro Nordio.

La detenzione intra moenia è dunque destinata a crescere nei prossimi anni. Quello che dobbiamo domandarci oggi, semmai, è se le "alternative" alla prigione siano la diffusione o la decrescita del controllo sociale e disciplinare dello Stato.

Non vorrei essere frainteso. Non trovo niente di scandaloso nel fatto che delle persone siano punite se infrangono delle regole. Il problema è definire il concetto di "punizione" e di "regola". Ritengo, però, inaccettabile incarcerare un individuo perché è stato posto davanti a un sistema giudiziario che accetta pratiche arcaiche senza tener conto dei problemi reali che maturano in una società. Il carcere contemporaneo è pieno di migranti, tossicodipendenti e marginalità urbana. Una discarica sociale. Quello che desidero, dal mio umile osservatorio, è un nuovo diritto penale minimo riparatorio ma "non disciplinare", che definisca chiaramente quali azioni punire, senza inventarsi buonismi collaterali utili soltanto ad aumentare i numeri dei reati, delle sanzioni alternative, e della carcerazione.

Pagina 4 del numero 266 Uscito sul numero 266 (Ottobre 2024), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero