Archivio › Fuori Binario n. 266 · Ottobre 2024 › pagina 10
INFORMAZIONE
Trent'anni di Giornali di Strada
Felice Simeone · Fuori Binario n. 266, Ottobre 2024, pagina 10
!Informazione
Rubrica: INFORMAZIONE | Autore: Felice Simeone, nostro inviato
A Liverpool il meeting della Rete INSP che ha riunito redazioni dai cinque continenti. Focus su reddito e giornalismo dal basso
Lo scorso Settembre si è tenuto a Liverpool il meeting della Rete Internazionale dei Giornali di Strada (International Network of Street Papers - INSP). L'ultima volta si era tenuto a Milano due anni fa, e da allora, ha detto la presidente dell'INSP Fay Selvan, il mondo è cambiato moltissimo. Alla pandemia sono seguite le guerre in Ucraina e in Palestina; altre meno raccontate, ma non meno cruente, sono continuate. In due anni, molte persone sono andate ad allargare la fascia di povertà praticamente ovunque nel mondo; episodi di violenza, intolleranza e razzismo si registrano quasi quotidianamente.
In questo contesto, i giornali di strada si sono interrogati ancora una volta sul proprio ruolo e su come assolverlo al meglio.
Alla rete INSP aderiscono giornali di strada prevalentemente europei, ma non hanno rinunciato ad essere a Liverpool molte esperienze latino-americane, statunitensi, giapponesi. Nonostante le loro inevitabili diversità legate a storia e contesto, i giornali di strada fronteggiano le stesse sfide. Il racconto della povertà e dell'esclusione sociale è spesso fatto da giornalisti che guardano a queste cose da lontano. Da un sondaggio pubblicato sul sito dell'INSP, è risultato che la stragrande maggioranza dei giornalisti del Regno Unito vengono da classi sociali abbienti; non è difficile immaginare una situazione analoga in altre parti del mondo. È evidente che i giornali di strada rappresentano l'unico tentativo di racconto diretto del e dal mondo dell'esclusione. Il Network è nato circa trent'anni fa con l'obiettivo di sostenere i giornali di strada fornendo strumenti per mettere le redazioni in grado di pubblicare un prodotto giornalistico curato ed affidabile. La vendita in strada rimane la caratteristica unificante di queste esperienze; bisogna notare che, per sua natura, un giornale di strada potrà essere venduto solo se stampato su carta, a dispetto delle tendenze attuali che spingono i media professionali verso i canali virtuali: il New York Times fra 10 anni molto probabilmente non potrà essere più acquistato in edicola, ma Fuori Binario sarà ancora per le strade di Firenze.
Il maggior giornale di strada del Regno Unito, The Big Issue, esce ogni settimana e distribuito su base nazionale. Il brasiliano Tracos è molto particolare perché ha deciso di puntare sull'arte come strumento di critica sociale e riscatto. Il tedesco Biss stipendia i propri distributori, sebbene con cifre molto al di sotto dei valori di mercato, ma che comunque riescono ad assicurare una certa stabilità. Per l'Italia, oltre a Fuori Binario, erano presenti Scarp de Tennis di Milano, Zebra di Bressanone, e aMuse di Napoli. Anche se non nella rete, dobbiamo ricordare Piazza Grande di Bologna, testata storica del nostro giornalismo di strada.
A Liverpool ci si è chiesti come fare a superare lo stigma del distributore di strada; molto importante l'aspetto dei contenuti: un intero pomeriggio è stato dedicato a come possano i giornali di strada rappresentare il più fedelmente possibile la strada e l'esclusione. È il nostro linguaggio sempre fedele alla nostra missione? Questa domanda Fuori Binario se la pone da sempre: è stato importante rendersi conto che non siamo i soli a percepire il problema.
E poi c'è la questione fondamentale: la stabilità economica. Tutti i giornali di strada, indistintamente, devono far fronte a questa questione. Qualcuno si sta avventurando nella vendita digitale, mentre altri beneficiano di contributi pubblici e possono permettersi stipendi regolari per i propri collaboratori. Altri si affidano a schiere molto nutrite di donatori anonimi. La motivazione a continuare, nonostante tutto, la danno i venditori stessi. Matthew, di The Big Issue (Regno Unito) era presente: "Non ho mai avuto un lavoro stabile" ha detto, "The Big Issue è stato ideale per me. Se faccio qualcosa e questa non funziona, posso sempre ritornare a The Big Issue; mi aiuta ad andare avanti. Non è sempre facile. Passi molto tempo da solo. Se piove, ti bagni e ti sporchi. Capita anche che rimani intrappolato dentro pensieri negativi. La gente giudica. C'è addirittura chi ti considera una persona egoista, che pensa solo a sé stessa. Alla fine, tutti abbiamo dei sentimenti".
- INSP
- Liverpool
- giornali di strada
- rete internazionale
- The Big Issue
- povertà
- esclusione sociale
- giornalismo dal basso
- venditori
- distribuzione
- stampa
- carta
- reddito
- stabilità economica
- pandemia
- guerre
- Ucraina
- Palestina
- classi sociali
- stigma
- Scarp de Tennis
- Zebra
- aMuse
- Piazza Grande
- Tracos
- Biss
- New York Times
Uscito sul numero 266 (Ottobre 2024), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
