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GENTRIFICAZIONE
Turismo: ricchezza per chi?
Lorenzo Villani · Fuori Binario n. 265, Settembre 2024, pagina 9
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Sezione: GENTRIFICAZIONE | Autore: Lorenzo Villani / perUnaltracittà
Altro che locomotiva dell'economia: un rapporto Irpet rileva in Toscana lavoro precario e salari da fame
Nel solo 2022 il turismo a Firenze ha prodotto 3 miliardi e mezzo di euro (analisi Federalberghi). Che fine fa questa ricchezza? La risposta è che non viene redistribuita. Basti pensare al settore della ristorazione nel quale imperano lavoro povero e salari da fame. Nei ristoranti toscani due part time su tre sono imposti, ciò espone circa la metà dei lavoratori del settore turistico in una condizione di part time involontario di massa (analisi Istel e Fisascat-Cisl). Sempre nel 2022 si registrava l'esistenza di circa 600.000 lavoratori poveri sul territorio toscano (analisi Cgil). Con tale termine ci si riferisce a coloro che, pur avendo un'occupazione, non riescono ad arrivare alla fine del mese. Una condizione che affligge i più giovani, ma non solo, sottoposti a contratti precari, instabili o a nero. A questo proposito, un report Irpet del 2023 ha rilevato uno scenario allarmante registrando una realtà lavorativa caratterizzata da sfruttamento e precarietà. Nonostante il turismo si confermi come uno dei settori maggiormente capaci di generare ricchezza, il tessuto sociale circostante non sembra risentirne positivamente. A fronte di tale ricchezza, i lavoratori e le lavoratrici si trovano infatti a scontrarsi contro una ormai endemica scarsa retribuzione.
L'Irpet rileva che il 40% dei lavoratori nel turismo toscano guadagnano meno di 8.000 euro lordi all'anno; il 22% percepisce un reddito medio inferiore ai 22 euro al giorno; il 50% di chi lavora ha meno di 34 anni. A ciò si aggiunga che i contratti raramente durano più di un paio di mesi e quelli a tempo indeterminato risultano essere un miraggio. Fattori, questi, che incidono negativamente sulla possibilità di affittare casa o per i più giovani costruire una propria autonomia. Tutto questo si inserisce all'interno di un contesto cittadino in cui, alla luce dell'aumento del prezzo degli affitti e del costo della vita (proprio a causa del turismo), a farne le spese sono soprattutto coloro che versano in condizioni di precarietà economica e lavorativa. Basti pensare che il costo per vivere a Firenze risulta essere più elevato dello stipendio medio della fascia d'età compresa tra i 18 e i 35 anni.
I posti di lavoro offerti sono quindi scarsamente retribuiti, un dato che emerge anche dalla ricerca (Cisl Firenze-Prato) in cui si analizzano fattori: giovani, casa e lavoro e le tendenze nei prossimi anni. Il costo minimo che la persona deve sostenere a Firenze per affitto, cibo, vestiti, bollette, trasporti, oscilla tra i 18.500 e i 22.300 euro all'anno, mentre il reddito medio lordo è di 10.537 per i 20-24enni, di 15.614 per i 25-29enni e di 19.075 per i 30-34enni: per vivere si spende più di quanto si guadagna. Tra le conseguenze potenziali un'emorragia di residenti che coinvolgerebbe soprattutto i più giovani.
Il celebre mantra secondo cui "il turismo è la locomotiva dell'economia italiana" si scontra oggi contro la realtà, la quale dimostra di essere ben distante delle paradisiache sorti che per decenni sono state descritte da politici e imprenditori. È necessario precisare, però, di quale turismo si stia parlando. Il turismo di massa a cui stiamo assistendo risulta essere soltanto la locomotiva degli interessi di una ristretta minoranza della popolazione. La ricchezza scappa via e finisce nella rendita del capitale e a goderne non è certo la maggioranza della popolazione. A subirne le conseguenze sono coloro che, in questa città, ci vivono, ci lavorano, ci studiano.
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Uscito sul numero 265 (Settembre 2024), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
