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STORIE
Madre coraggio
Cristina Niccoletti · Fuori Binario n. 265, Settembre 2024, pagina 8
!Storie
Sezione: STORIE | Autrice: Cristina Niccoletti
Storia di Giulia, in strada con un figlio neonato per sfuggire a un destino di violenza: "Ho fatto di tutto per tenerlo con me"
Mi sono fatta coraggio. Con aria che vorrebbe apparire distaccata e professionale comincio a fare domande.
"Iniziamo l'intervista. Presentati, Giulia!"
"Presentarsi, che cosa buffa da fare, ci incrociamo da tanti anni, ma non ci siamo mai soffermate a chiacchierare". Giulia inizia a parlare, alleggerendomi il lavoro. "Da venti anni sono senza dimora, ne ho passate tante, da dove vuoi che inizi?" Lascio che parli lei, accantono le mie domande. "Sono stata abbandonata". Insiste perché io usi questo termine.
Rimasta incinta giovanissima, ha fatto una scelta molto impegnativa, se si pensa che i genitori le hanno imposto un'unica scelta: abortire per poter rimanere in casa o arrangiarsi fuori. Il primo anno va a vivere a Roma dai suoceri, con il padre del bambino. Un disastro: la suocera cocainomane, il suocero alcolizzato e il ragazzo affetto da disturbo bipolare e anche lui con problemi di dipendenze. "Ero terrorizzata, non potevo uscire con le amiche, non potevo nemmeno salutare i vicini o sorridere per la gelosia di lui. Per salvarmi ho capito che l'unico modo era scappare di notte, cosa difficile perché al piano di sotto dormiva mio suocero, separato in casa dalla moglie". E con un sorriso mi dice "Ci sono riuscita".
Ma il sorriso svanisce quando inizia a raccontare il suo calvario. "Con uno zaino per me e uno molto più grande per il bambino ho portato i pacchi dei pannolini e tutto quello che poteva servire nell'immediato. La prima notte siamo stati in una stazione e in quel momento mi sono convinta che non sarei mai riuscita a dargli un futuro. Il giorno seguente mi sono presentata all'associazione Il Melograno" [un'associazione di promozione sociale che opera dal 1983 nel sostegno alle donne durante la gravidanza, il parto, il puerperio e la prima infanzia, ndr].
"Decido, di testa mia, di incontrare anche i servizi sociali, sperando in un sostegno. Ma già durante il primo incontro non ci girano molto intorno: il bambino va dato in adozione. Chiedo delle alternative, che non sono nemmeno prese in considerazione. Mi sono sentita giudicata, hanno pensato già in partenza che non sarei stata una mamma. Quindi sono tornata al Melograno e in tutti questi anni ho fatto di tutto per tenere mio figlio con me. Proprio di tutto".
"E ora?" chiedo commossa.
"Nessuno ci crederebbe – mi sorride orgogliosa – il bimbo è diventato grande e sono riuscita a farlo studiare, è bravo ed è orgoglioso di me".
Viva il coraggio e chi lo sa portare.
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Uscito sul numero 265 (Settembre 2024), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
