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ATTUALITÀ

Gli invisibili di Lampedusa

Stefano Tani · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 10

!Lampedusa

Sezione: ATTUALITÀ | Autore: Stefano Tani

Non volevo andare a Lampedusa, volevo andare in Sicilia, ma la mia compagna voleva andare a Lampedusa e così siamo andati a Lampedusa. Non volevo andare a Lampedusa perché non mi piaceva andare in un posto dove molti si divertono e molti altri, i migranti, soffrono, hanno sofferto e forse soffriranno viste le leggi che vigono oggi in Italia. Mi pareva che mi sarei divertito meno e con giusti sensi di colpa.

Lampedusa all'inizio di maggio è molto bella: un mare cristallino, un sole ancora non eccessivo e sconfinati paesaggi di roccia chiara e piccoli arbusti verdi (l'isola, una volta boscosa, è stata sciaguratamente deforestata nell'Ottocento per il suo legname). Abbiamo noleggiato uno scooter e abbiamo girato e persino fatto il bagno in spiaggette comunque già non del tutto deserte. Odio pensare cosa sarà l'isola d'estate, l'estate a cui locali si preparano – dappertutto gente che pulisce, pialla, vernicia e ripara: le spiagge tranne due sono piccole e per ora infestate dai rifiuti, e sull'isola purtroppo si è costruito dappertutto, interi villaggi intorno a piccole baie dove la spiaggia è un fazzoletto. D'estate a Lampedusa, più vicina all'Africa che alla Sicilia, si raggiungono facilmente i 40 gradi e lo scirocco imperversa: più che di turisti immagino si tratterà di allegri penitenti da girone infernale. Ma intanto in maggio non è così: baristi, ristoratori, negozianti ti accolgono sorridenti e rilassati – sei la timida e benvenuta avanguardia di quello che verrà.

Volevamo vedere se possibile il centro di accoglienza degli immigrati scampati a violenze, vicissitudini e naufragi per approdare qui. Ci siamo finiti per caso sbagliando una strada che doveva infine portarci alla Spiaggia dei Conigli. La strada si è fatta più stretta e dopo un'apparentemente incongrua ambulanza abbiamo costeggiato 3 gazebo della croce rossa sotto le quali alcuni operatori pranzavano (erano le 14), una camionetta della guardia di finanza, due macchine dei carabinieri, una della polizia e poi finalmente un cancello chiuso davanti al quale due carabinieri ci hanno cortesemente detto che non si poteva entrare – ovviamente – e quindi di tornare indietro; ne abbiamo approfittato per chiedere indicazioni sulla nostra meta, ricevendo risposte vaghe – non erano locali.

Alla Spiaggia dei Conigli c'era un'addetta che ha accompagnato noi e una scolaresca a visitarla: è lì che lei e altri, con gli opportuni divieti notturni per aiutarle a deporre le uova ad onta dei bagnanti, monitorano e soccorrono le tartarughe marine, specie protetta e ormai rara. Spero che facciano così anche coi migranti mi sono detto, contento anche di vedere una spiaggia quasi pulita da plastica e rifiuti.

Era il secondo giorno del nostro soggiorno e abbiamo iniziato a notare con più attenzione l'enorme quantità di polizia, carabinieri, finanzieri, crocerossini, crocerossine e militari della guardia costiera che staziona sull'isola. Per 5000 abitanti probabilmente varie centinaia di operatori. Lampedusa è senz'altro l'isola più militarizzata d'Italia, direi sproporzionatamente, visto che i migranti sono tutti raccolti in un centro invisibile e assolutamente inermi nonché bisognosi di cure. Ma sono certo che indennità e diarie per chi opera in un luogo "pericoloso" siano non trascurabili.

L'unico vantaggio per il turista è che a Lampedusa, con una vertiginosa concentrazione di militi della guardia di finanza, tutti, dai baristi ai negozianti ai ristoratori ti danno, anche per un caffè, e senza doverglielo chiedere, la ricevuta fiscale, e non quella italica furbata che gli assomiglia ma con scritto in basso "munirsi dello scontrino alla cassa", ormai diffusa dappertutto.

I migranti insomma sono invisibili e superprotetti – da chi? Ma cosa pensa la gente di Lampedusa? Abbiamo provato a chiedere in giro. Il barista sorridente e disincantato da cui abbiamo fatto più volte colazione dice che i migranti sì sono invisibili, ma sono comunque un problema e non da poco – la gente viene a Lampedusa meno volentieri (io), poi ci sono i relitti dei natanti lasciati spesso alla deriva dopo i salvataggi (la forza pubblica si rimpalla la responsabilità su chi deve portarli a riva e distruggerli – il gommone squartato che è qui è di competenza dei carabinieri o della guardia di finanza?), nonché indumenti e altro che galleggiano e inquinano il mare, e poi non tutti i migranti sono buoni: i tunisini qui vengono solo per delinquere e sono quelli, gli unici, che riescono a evadere dal centro. Insomma il vero punto, dice il poco pietoso ma lucido barista, la vera ragione di tutto, sono i soldi: i migranti, così privi di tutto, con questa massiccia presenza di militari e la gestione del centro di accoglienza, sono semplicemente una miniera d'oro, ma, sospira il nostro barista, non certo per gli isolani, che si beccano solo le seccature, anche se ridotte perché quei poveracci (a parte i tunisini) nessuno li vede.

Abbiamo poi chiesto cosa ne pensasse all'avvenente addetta alla reception del nostro residence. Più misericordiosa, ci ha detto che sì i migranti nessuno li vede, sono povera gente ma un po' di danno lo fanno lo stesso. E poi finiscono in Italia, in bocca a Salvini, ha concluso con una smorfia della sua.

Abbiamo poi provato non con un locale ma con un addetto: quando ho visto un alto signore nero nella sua sgargiante uniforme rossa appunto della croce rossa italiana, l'ho fermato e gli ho posto le solite domande, a cui ha risposto gentilmente e competentemente anche se a voce bassissima (talmente alto che dovevo sporgere il collo per sentire): i migranti al presente sono il numero giusto, cinquecento, sì il centro è arrivato ad averne anche alcune migliaia in condizioni non facili, ma questo è accaduto nel passato, perché ora, da un anno, il centro è gestito non più da cooperative ma dalla Croce Rossa ed è una macchina ben congegnata che funziona efficientemente, sì i migranti sono ben trattati, medicati, nutriti e accuditi (ci sono anche psicologi) e poi, dopo pochi giorni, mandati nei centri di accoglienza sparsi nella penisola, è vero, solo pochi avranno lo status di rifugiati politici, di perseguitati – e gli altri? non sono dei disperati anche loro? Allarga le braccia – la politica ... lui quella notte (non di giorno) si imbarca verso il continente con 83 minori non accompagnati, sotto la sua tutela, da smistare in vari centri.

Insomma i media ci hanno narrato spesso del centro di Lampedusa al collasso, di un sindaco che si straccia le vesti, di locali simpatetici e solidali… le cose non sono esattamente così. Come nel paradiso di Dante c'è un motore immobile (ma solo per pochi giorni) chiamato migranti che, pur nella sua buia disperazione, crea un mare di luce (soldi); la luce scende a cascata nei vari cieli del paradiso e il motore immobile presto si muove per finire in un altro inferno appena un po' meglio di quello da cui è fuggito. Amen.

Pagina 10 del numero 264 Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero