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DIRITTI

A Firenze senza lilleri

Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 7

!Diritti

Sezione: DIRITTI | Autore: Francesco Martinelli

Mi chiamo Uli e vengo da Berlino. Conosco l'Italia, ma è la prima volta che visito Firenze. Arrivo in treno e scendo alla stazione di Santa Maria Novella, stazione centrale. La prima cosa che avverto è la cappa umida della città, quasi che Firenze mi voglia catturare al primo respiro. Uscendo dal binario trovo uno steward in divisa con i capelli laccati a cui chiedo informazioni. Il mio abbigliamento stropicciato e la barba lunga non lo devono convincere molto perché esita un istante prima di parlare. Si vede che arrivo da un lungo viaggio. Mi risponde freddo con le indicazioni per il centro, "tutto a dritto", ma non prima di attraversare un sottopassaggio che parte dalla stazione e prosegue come un intestino sotto il cemento. Mi ritrovo perciò ad attraversare, anziché la città rinascimentale che mi aspettavo, un turbine di negozi e fast food figli della migliore società dei consumi. Potrei essere ovunque, un qualsiasi paese dell'Europa occidentale. Nonostante mi avessero detto che l'architettura della stazione era il prodotto di un genio italiano, qui sotto non trovo nulla di artistico, tantomeno di italiano.

Fortunatamente riesco a risalire dalla bolgia e mi ritrovo in una città moderna, ma dai tratti ancora medioevali. Gli odori sono quelli multietnici dei banchi che offrono panini e bibite, dai kebab alle diet coke, ma la città che percorro con lo sguardo oltrepassa secoli di storia, odori ed esperienze. Firenze permette ad un visitatore come me di percorrere le epoche in pochi istanti, vedo antiche mura e odierni operai in sciopero della fame, studenti in assemblea e senza dimora sul marciapiede. Entro in un locale che viene chiamato "circolo" dove proiettano un film. Cammina cammina, arrivo, dopo essermi perso un paio di volte a forza di andare "a dritto", ai famosi Uffizi. Oramai è tardi per le visite alla galleria, ma sono in buona compagnia con la miriade di turisti che ho attorno: tutti con gli occhi alzati verso le bellezze cittadine. Io purtroppo o per fortuna devo anche pensare al mio stomaco e al riposo. Mi cade l'occhio su di un mimo, artista di strada come me, a cui verso una moneta in cambio della sua immobilità. Inaspettatamente, quasi interpretando i miei pensieri, alza un dito e mi indica un altro attore poco distante. Un cupido un po' attempato che sorride ai passanti. È già sera e aspetto la fine della sua performance quando scende dal suo palcoscenico di strada. Mi sorride e io chiedo se lo spettacolo è finito. Mi risponde di sì e, allora, superando l'imbarazzo, spiego che sono arrivato da poco in città, che non so dove è meglio dormire e se mi può consigliare. Dico che a Kreuzberg, il quartiere dove vivo, sto in una casa occupata, lui sorridendo mi spiega che conosce la zona, è amico dei turchi che fanno la pizza in un baracchino lì all'angolo. Il nostro grande mondo è una periferia dove tutti ci conosciamo ed intrecciamo relazioni. Facciamo amicizia e poi, dopo un bicchiere di vino, mi spiega che abita in una roulotte parcheggiata nella periferia di Firenze. Anche lui è un esule, e da stranieri in un paese straniero mettiamo insieme la cena mentre scrocco una visita guidata dal centro alle periferie... "Lillere non lallere", qualsiasi cosa voglia dire, ma intuisco che la fame è un prezzo universale da pagare.

"Ceniamo assieme?".

Pagina 7 del numero 264 Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero