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Archivio › Fuori Binario n. 264 · Estate 2024 › pagina 8

ABITARE

Un Isolotto nella città

Valentina D'Ippolito, Benedetta Masiani, Isabella Trabucco, Stefania Zaccaro · Fuori Binario n. 264, Estate 2024, pagina 8

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Sezione: ABITARE | Autrici: Valentina D'Ippolito, Benedetta Masiani, Isabella Trabucco, Stefania Zaccaro

L'Isolotto rappresenta un esempio emblematico di come un progetto urbanistico centrato sulle persone possa dare vita a una comunità forte, caratterizzata da un significativo potere aggregativo e da una visione condivisa di abitare sociale.

Se ne è parlato al seminario "Un Isolotto nella città: contributi per un'idea di comunità e di abitare", ispirato ai settant'anni dalla realizzazione del quartiere e al progetto di valorizzazione dei materiali dell'archivio. Ad organizzare il Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze in collaborazione con la Comunità dell'Isolotto, la Fondazione Architetti Toscana e la Fondazione Michelucci.

Esplorandone l'evoluzione, si è discusso della storia progettuale e urbanistica del quartiere e della centralità ricoperta dalla sua comunità. Sono stati esaminati temi come quelli della manutenzione e cura del verde pubblico, dell'innovazione nelle soluzioni abitative, del concetto di housing sociale, nonché del diritto alla casa sia a livello locale che europeo.

Protagoniste sono state le esperienze di residenza sociale con focus sul progetto Isolotto, all'interno delle ex-Baracche Verdi, "luogo di storia, di memoria, di presente e di progetti", oggi piccole strutture in muratura protette dall'ombra di due platani. Inizialmente costruite in legno dai "cantieri per disoccupati" voluti dal sindaco Giorgio La Pira per ospitare la prima scuola elementare di quartiere, sono state teatro di moltissime attività dall'inizio della storia della Comunità dell'Isolotto, rappresentandone il cuore pulsante. Da allora la Comunità ha continuato ad animare questi spazi, trasformandoli in luoghi di elaborazione creativa di esperienze di base e di coinvolgimento della popolazione nella gestione dei problemi del territorio.

Il quartiere dell'Isolotto, realizzato con il programma INA-Casa tra gli anni '50 e '60, è nato per rispondere alla carenza abitativa del secondo dopoguerra. Il progetto fu affidato a un gruppo di architetti toscani, tra cui Sirio Pastorini, Mario Pellegrini, Francesco Tiezzi e Ferdinando Poggi, con il contributo di Giovanni Michelucci e altri importanti nomi dell'architettura del tempo. Costruito su un'area agricola, fu concepito come un quartiere autosufficiente; la viabilità pedonale, centrale nel progetto, è stata realizzata in maniera indipendente e totalmente separata da quella automobilistica. Cruciali sono stati il sistema degli spazi aperti e la componente vegetale, concepiti non solo come elementi decorativi ma come componenti fondamentali per migliorare la qualità della vita dei residenti. Questi elementi hanno costituito un sistema progettuale molto innovativo per l'epoca e sono stati fondamentali per favorire una forte socialità. Il quartiere infatti, nato con un'impronta prettamente popolare per ospitare i lavoratori senza alloggio, ha affrontato tensioni e conflitti, ma è diventato anche un esempio di integrazione e partecipazione attiva, con gli abitanti coinvolti nella gestione del territorio e nelle promozione di iniziative sociali e culturali.

Oggi emergono tuttavia alcune contraddizioni che richiedono attenzione; una delle principali riguarda la manutenzione degli spazi pubblici e delle aree verdi, che necessitano di interventi costanti e di manodopera specializzata ad oggi assenti. Inoltre, la presenza di veicoli parcheggiati indiscriminatamente in zone non dedicate è un problema significativo, interferendo con l'uso degli spazi comuni e compromettendo l'estetica e la funzionalità del quartiere. Infine, molti spazi aperti condominiali, originariamente pensati come comuni e aperti alla socialità, sono oggi diventati spazi privati e recintati.

Non solo, il rischio oggi è che all'Isolotto si inneschino processi di gentrificazione, ciò potrebbe compromettere la coesione e l'accessibilità del quartiere, alterandone il tessuto urbano e sociale originario. Firenze, con la sua forte attrattiva, è particolarmente vulnerabile a questi fenomeni, che possono far aumentare affitti e costi dei servizi, spingendo i residenti a trasferirsi e causando una perdita dell'identità locale. La sfida consiste nel bilanciare la protezione del patrimonio culturale e sociale con lo sviluppo economico, mantenendo un'attenzione costante e una gestione oculata, monitorando e contrastando il fenomeno degli appartamenti sfitti e promuovendo investimenti sostenibili per un'edilizia pubblica popolare dignitosa. In particolar modo, è essenziale riaffermare e riportare al centro del dibattito pubblico il tema della casa non solo come bisogno primario ma come diritto fondamentale, da tutelare e promuovere attraverso politiche pubbliche adeguate.

(Le Autrici fanno parte del DIDA Dipartimento Architettura Università di Firenze)

Un archivio prezioso — La storia della comunità dell'Isolotto in più di 6mila file. L'archivio, interamente informatizzato, si trova in una stanza delle "Baracche Verdi", dove si possono consultare atti originali, lettere, pubblicazioni, audio e video, giornali, riviste, ciclostilati. Dieci le sezioni che raccontano una storia lunga settant'anni: dal percorso di rinnovamento ecclesiale al processo per turbamento di funzione religiosa e istigazione a delinquere del 1969/71, fino agli attestati di solidarietà e alle relazioni strette negli anni con altre realtà sociali. L'archivio è aperto tutti i mercoledì dalle 17 alle 19. Info: 055 711362, comis@videosoft.it

Pagina 8 del numero 264 Uscito sul numero 264 (Estate 2024), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero