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STORIE
Pace e memoria
Clara Baldasseroni · Fuori Binario n. 260, Marzo 2024, pagina 7
!Storie
Sezione: STORIE | Autrice: Clara Baldasseroni
In Italia abbiamo uno Stato laico che gettò le sue basi con l'Unità d'Italia, e si è delineato nell'arco della storia fino ad essere definitivamente sancito dall'art. 7 della Costituzione Italiana. È quindi preferibile lasciare la religione al di fuori di ciò che riguarda le questioni politiche.
Israele sta combattendo una guerra nella Terra Santa in Medio Oriente, ma dimentica che da sempre vi sono state presenti sia una comunità ebraica che una arabo-palestinese. Non è possibile concedere a nessuna religione che si possa uccidere altri esseri umani. Non è possibile lasciare senza casa tutti i palestinesi vietando loro di poter restare dove hanno vissuto da sempre. Molti cittadini italiani hanno condiviso la causa palestinese per motivi etici e vogliono prima di tutto la fine della guerra. È anche un diritto della comunità palestinese poter chiarire le loro posizioni non anti-semite perché il miglior modo di ricordare è non ripetere mai più certi errori. La maggior parte delle persone vorrebbe non essere coinvolta in nessun conflitto, nemmeno se extra-continentale.
Il sistema globale si basa sull'economia del libero mercato che compra e vende materie prime ed energia per la produzione. Gli scambi sono condotti da pochi individui che fanno parte di determinati gruppi o "elités", mentre aumenta il numero degli abitanti del pianeta appartenenti alle classi più povere. La società italiana sta diventando sempre più numerosa e multietnica a causa dell'arrivo dei migranti attraverso i viaggi della speranza e l'inserimento nel tessuto sociale e lavorativo. La popolazione globale sta raggiungendo circa 8 miliardi di persone e la maggior parte chiede di essere tutelata nel suo diritto fondamentale, sottolineando che aver conquistato la possibilità di sopravvivenza non significa sopraffare altri popoli. È un paradosso, ancor di più se fosse proprio la religione a impedirlo allontanando dalla verità.
Tutti noi abbiamo il diritto e il dovere di collaborare per raggiungere la pace. Ravvedersi dall'obnubilamento imposto dalle società belliche rappresenta una prima apertura al dialogo. Per una risoluzione si deve iniziare a comunicare concedendo l'autodeterminazione dei popoli e ponendo fine alla censura. Dopo una prima fase analitica in modo esauriente per tutti, si può perseguire un mosaico di possibilità reali.
Il massimo, completo beneficio, si ha con il raggiungimento della felicità collettiva. Permettendo a tutta la comunità di apprendere altri aspetti relativi al miglioramento si può completare la disponibilità della maggioranza di essi e aumentare le risorse a disposizione di una società affinché possa viverci soddisfatta e con un senso di presenza.
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Uscito sul numero 260 (Marzo 2024), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
