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STORIE
Maurizio, in strada per amore
Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 260, Marzo 2024, pagina 7
!Storie
Sezione: STORIE | Autore: Francesco Martinelli
Quando la vita colpisce duro tutto può cambiare all'improvviso e diventa quasi impossibile tornare sui binari della "normalità"
Oggi mi sono alzato strano. Anche le persone intorno mi sembrano strane; esco fuori dal saccappelo, stamattina, e pure la gente mi guarda in modo parecchio strano. In bus sono tutti presi male, ma stavolta non ce l'hanno con me, ma con il cellulare. Mi domando dove sono finito. Forse sono in un film o sto ancora dormendo, però se mi dò un pizzicotto sento male e allora sono sveglio. È un mondo che non mi appartiene o sono io fuori dal mondo?
Passo per le strade di Firenze ed è una carrellata di persone con la propria croce sulla schiena. Dagli operai con gli scarponi pesanti ai disoccupati con i pensieri pesi, dai senza tetto fino a chi il tetto se lo porta al collo come un guinzaglio a strozzo per i cani. Lo stato sociale è una parolaccia ai nostri tempi. Mi ricordo che posso sempre scrivere su Fuori Binario e riallacciarmi con una realtà che non è solo seghe mentali sui social, ma è la realtà che ci appartiene.
Un altro ragazzo che vive in strada ci racconta la sua storia con la voglia di far trapelare un po' di luce attraverso i periodi bui della vita. "Una volta avevo una vita regolare, un lavoro, una famiglia". I soliti discorsi si potrebbe dire; invece no. Le storie si somigliano, ma c'è qualcosa che fa la differenza: la persona e il suo bagaglio di esperienze.
Ci troviamo in piazza dei Ciompi con Maurizio, che è un fiorentino doc eppure... vive come uno straniero nella sua città che non riconosce più. Nonostante febbraio è una bella giornata e ci sediamo sugli scalini per parlare.
Mi racconta del dramma familiare in cui perde la moglie. Dopo la tragedia e la depressione ha perso le sue sicurezze, compresa la casa. Ha vissuto in occupazione per un periodo; nonostante fosse uno stabile abbandonato, ha preso anche denunce. Poi ha vissuto al freddo su una panchina in piazza Tasso, fino a quando si è rivolto a un assistente sociale che gli ha trovato una stanza all'albergo popolare.
Poi l'amore. Lei vive in strada, lui all'albergo popolare. Quando lei si ritrova con 60 punti di sutura dopo un'aggressione, lui decide di vivere in strada con lei.
Ora vive con la sua compagna e il figlio, ha trovato un angolo in un sottopassaggio delle Cure dove sono stati bene accetti dai residenti. Hanno provato anche il centro città e i punti dove è possibile dormire, ma sono zone ormai pericolose per via dello spaccio di droga, specialmente crack, che rende anche il tuo vicino di letto un potenziale nemico disposto a rubarti di tutto. Al sottopassaggio ogni tanto passa l'antidegrado, che per fortuna ha creato con loro un rapporto di mutuo rispetto, dato che "si comportano bene". Che vuol dire? Che la mattina raccolgono le loro coperte e i loro pochi averi, tolgono anche i cartoni e puliscono tutto, per lasciare agli spazzini lo spazio per il loro lavoro.
Gli abitanti del quartiere li salutano quando passano e li aiutano con vestiti, cibo o piccole offerte in denaro. Ma Maurizio si sente responsabile per la sua famiglia acquisita e vorrebbe fare di più... Per questo ogni giorno si alza per trovare un impiego che gli dia dignità.
Ha scelto di vivere per strada per stare accanto alla sua compagna e suo figlio. Ha difficoltà con la burocrazia per trovare soluzioni reali; i vestiti li prende nei vari punti descritti anche in fondo a questo giornale; mangia alla mensa popolare e pensa, come tutte le persone che vivono in strada, ad arrivare in fondo alla giornata.
Del resto quando si vive alla giornata spesso non si riesce a pensare al futuro. Maurizio non avrebbe mai voluto fare questa vita; quando era pontista era lui ad aiutare i senza dimora portando coperte e cibo. Adesso invece riagganciarsi a una vita normale diventa quasi impossibile, perché bisogna prima pensare alle necessità essenziali: a volte passi la notte sveglio e il giorno pensi solo a guadagnarti il pane. È facile perdere ogni prospettiva.
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Uscito sul numero 260 (Marzo 2024), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
