Archivio › Fuori Binario n. 243 · Settembre 2022 › pagina 3
CONTRO IL DECORO
Vietato annaffiare, così imparate
A Firenze si promulga un'ordinanza inutile ma "educativa", sanzione inclusa. Un metodo per scaricare le responsabilità che sa di deriva verso lo Stato etico
Carlo Cuppini · Fuori Binario n. 243, Settembre 2022, pagina 3
Sembra che i politici e gli amministratori italiani abbiano trovato la pietra filosofale del "buon" (o forse del "facile") governo nella colpevolizzazione dei cittadini. Colpevolizzare, perseguitare, punire, è la dinamica che è stata sperimentata in tutte le declinazioni possibili durante la gestione della pandemia: un metodo che non risolve nessun problema, ovviamente, ma che ha il pregio di scaricare le responsabilità, creare coinvolgenti diversivi, direzionare le aspettative e le frustrazioni dei cittadini lontano dai "palazzi", e in definitiva fornire un alibi perfetto ai politici per non fare niente di niente sul piano strategico e strutturale.
Sul finire della pandemia, nuove emergenze hanno richiamato nuovi tipi di colpevolizzazione e di persecuzione. La logica è sempre quella, e il corollario è sempre la delazione: un modo capillare ed economico per sorvegliare, promosso da vari influencer, cantanti e attori, i cui episodi più significativi sono a volte riferiti con compiacimento civico dalle testate locali.
In questa estate rovente e disidratata, a Firenze e in molte altre città registriamo l'accanimento degli amministratori contro il verde privato, i giardini, gli orti e dunque la cosiddetta "economia di sussistenza": quel modello di produzione e scambio di cui parlava già Ivan Illich, che non trova un posto nell'economia di mercato, sfugge alle sue leggi e alle sue misurazioni, e per questo può - o forse deve - scomparire.
Così l'ordinanza 157 del 28 luglio 2022 del Sindaco di Firenze dispone il "divieto assoluto, su tutto il territorio comunale, di utilizzare l'acqua potabile proveniente dall'acquedotto per scopi diversi da quelli igienici e domestici ed in particolare è vietato utilizzare acqua potabile fornita dal pubblico acquedotto per: l'innaffiamento di giardini, prati ed orti; (...)"
Una chiacchierata telefonica con la funzionaria che ha redatto l'ordinanza mi chiarisce, al di là di ogni possibile dubbio, che quanto scritto va preso alla lettera: le mie quattro piante di pomodori possono seccare, il mio giovane ciliegio anche, le tre piante di kiwi vecchie di trent'anni, che producono centinaia di frutti, lo stesso. Salvo "ingegnarsi".
Ma dunque l'emergenza idrica è tale da sacrificare il verde urbano privato, che è utile non solo all'estetica del giardino o del balcone, ma anche al godimento del fresco, all'ossigenazione dell'aria di tutti, alla produzione di beni alimentari a uso familiare? Qualcuno morirà di sete se io userò i miei 40 litri d'acqua al giorno per tenere in vita questi esseri vegetali? Vorrei saperlo, perché se così fosse sarei il primo a mettere il sigillo al rubinetto in giardino e a far andare in malora ogni essere vivente che lo popola - vegetali e, di conseguenza, animali.
Ebbene, la risposta è no: Firenze non si trova in un'emergenza idrica del genere. Lo dicono le misurazioni idrometriche dell'invaso di Bilancino, che fornisce acqua agli acquedotti dell'Anconella e di Mantignano, e quindi offre acqua potabile a tutta l'area fiorentina. L'11 agosto scorso venivano misurati 55 milioni di metri cubi d'acqua. Più o meno alla stessa data, dal 2021 al 2011, il valore in milioni di metri cubi era: 62, 56, 58, 63, 53, 58, 57, 57, 60, 43, 58.
Del resto, lo dice la stessa ordinanza: "dato atto che al momento l'Arno, da cui si approvvigionano gli impianti di potabilizzazione dell'Anconella e di Mantignano, è in grado di soddisfare la richiesta idrica di Firenze e degli altri comuni serviti grazie all'acqua presente nell'invaso di Bilancino..."
E lo dice anche l'assessore all'Ambiente del Comune di Firenze Andrea Giorgio: "Si tratta di un'ordinanza che risponde ad una situazione critica e mira a orientare i comportamenti dei cittadini: infatti sebbene grazie all'invaso di Bilancino la città oggi non viva una situazione emergenziale, la siccità che affrontiamo e i cambiamenti climatici epocali in atto ci devono spingere a promuovere sempre più un approccio al consumo più attento alla risorsa idrica: tutti devono capire che ognuno di noi, con gesti all'apparenza piccoli, può fare la differenza e tutelare un bene comune fondamentale" (Ansa, 28/7/22).
Orientare i comportamenti dei cittadini. Promuovere approcci. Tutti devono capire che ognuno può fare la differenza... Sono propositi sacrosanti, ci mancherebbe. Chi scrive cerca di improntare le proprie scelte, grandi e piccole, a criteri di sostenibilità ambientale, sociale ed etica da qualche decennio. Ma intaccare disinvoltamente libertà e diritti, individuali e collettivi, per perseguire obiettivi fondamentalmente "educativi", o in rapporto a una paradossale e preoccupante idea di "emergenza preventiva ed eventuale", sa molto di Stato etico, nell'accezione peggiore.
Francamente, di fronte a queste sempre più frequenti manifestazioni del potere politico e amministrativo, tese a rimpiazzare la responsabilità istituzionale con la colpevolizzazione dei cittadini, mi pare ogni volta di vedere crollare un pezzo della cultura liberale e dell'idea di Stato che da essa è nato.
Ugo Bardi, docente all'Università di Firenze, esperto di clima, energie e risorse, ha scritto sul suo blog su Il Fatto Quotidiano: "Siamo di fronte a un problema serio che non si risolve con ordinanze che alla fine sono soltanto una spennellata di verde. Bisogna curare il territorio, e questo vuol dire in primo luogo evitare di cementificarlo, cosicché non si perda immediatamente la pioggia che arriva. (...) Di certo, non serve a niente prendersela con i cittadini che non chiedono altro che potersi prendere cura dei loro orti".
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Uscito sul numero 243 (Settembre 2022), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
