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Archivio › Fuori Binario n. 243 · Settembre 2022 › pagina 5

DIRITTI

Intrappolati nella povertà

In Toscana il 37% di chi lavora è povero: secondo i dati Inps, Caritas e Cgil, per uscire da una condizione di bisogno non basta più uno stipendio o un sussidio

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 243, Settembre 2022, pagina 5

La retorica dei furbetti del divano, oltre alle storie di chi ha provato a trovare un lavoro tramite il sistema del reddito di cittadinanza, la smontano i numeri. Primi fra tutti quello dell'ultimo rapporto annuale dell'INPS, da dove emerge come il 40% dei nuclei che percepiscono il reddito di cittadinanza hanno almeno un lavoratore con regolare posizione aperta all'INPS e che tra i percettori del reddito lavora il 30% nella fascia di età 18-49 anni e il 18% tra i cinquantenni. Questo perché per uscire dalla povertà non basta il reddito di cittadinanza, che ha una media di 570 euro per nucleo familiare, e non basta nemmeno lavorare, trattandosi spesso di lavori a termine e a tempo parziale.

Andiamo a vedere ora due rapporti che analizzano la situazione a Firenze e in Toscana, quello dell'Osservatorio della povertà e delle risorse della Caritas e "Quando lavorare non basta" di Ires Cgil. Dai dati contenuti nelle due ricerche emerge chiaramente che la povertà negli ultimi tre anni è aumentata e che si sia stati "fannulloni" o "volenterosi lavoratori", poco cambia. Negli ultimi tre anni la percentuale di chi dichiara di avere un reddito insufficiente per fare fronte alle normali esigenze è passata dal 43,3% al 71,5% e oggi in Toscana abbiamo il 37% di lavoratori poveri, che con il proprio reddito da lavoro arrivano a 6.700 euro annui. Tra il 2019 e il 2021 il numero di utenti che si sono rivolti alla Caritas sono aumentati del 16,2% e nella prima parte del 2022 le cose non sono andate meglio, anzi si è registrata una nuova tendenza, chiamata "effetto intrappolamento".

Chi si è rivolto alla Caritas nel 2020, quindi in piena crisi pandemica e sociale, ha avuto difficoltà ad uscire dallo stato di bisogno. Nel 2021 ritroviamo il 17% degli utenti entrati per la prima volta negli archivi l'anno precedente, contro una media che negli anni passati si aggirava intorno al 13% e la cosa peggiore è che la percentuale scende appena al 10% se guardiamo al 2022. In pratica, una buona parte di chi si è trovato per la prima volta in condizione di povertà nell'anno in cui si chiusero tutte le attività per il Covid, vi è rimasto ancora per altri due anni, nonostante le restrizioni all'economia non ci siano più da un pezzo. Tra i lavoratori poveri le categorie più a rischio sono i domestici, 40 ore settimanali per un reddito medio anno di 7.200 euro, e gli operai agricoli, 23 settimane di lavoro annue per un reddito medio di 10.700 euro.

Non ce la fa chi non ha ritrovato un lavoro, non ce la fa chi ha il reddito di cittadinanza, non ce la fa chi è stato sfrattato e non ce la fa neanche chi un lavoro ce l'ha. Si legge nel rapporto Caritas: "Questo disallineamento tra le risorse disponibili e le necessità legate alla sopravvivenza, rappresenta un aspetto che già si delineava con forza negli anni precedenti alla pandemia e che si è fatto più acuto e più strutturale negli ultimissimi tempi".

I numeri parlano chiaro, stipendio o reddito di cittadinanza, oggi per un numero sempre crescente di famiglie sbarcare il lunario è diventata un'impresa e presentare il problema come un fatto di avere voglia o meno di alzarsi dal divano è fuorviante, oltre che in mala fede. È una narrazione che spinge i poveri ad una competizione eterna tra chi ha più bisogno di un altro, mentre il tema vero è antico quanto la società capitalistica nella quale viviamo e si chiama distribuzione della ricchezza, sempre più diseguale, iniqua e senza regole.

Pagina 5 del numero 243 Uscito sul numero 243 (Settembre 2022), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero