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Archivio › Fuori Binario n. 237 · Febbraio 2022 › pagina 5

CONSUMISMI

La pesantissima impronta ecologica di internet, bitcoin e smartphone

Energia elettrica, acqua, terre rare: risorse indispensabili per il crescente traffico virtuale.

Gilberto Pierazzuoli · Fuori Binario n. 237, Febbraio 2022, pagina 5

Agli inizi degli anni duemila gli utenti della rete erano 361 milioni, a fine di questo anno saranno circa sei miliardi, praticamente la totalità della popolazione terrestre, a riprova del fatto che la rete è ormai un bene indispensabile come l'acqua e che, come quest'ultima, dovrebbe perciò essere un bene comune da gestire e tutelare da istituzioni pubbliche e sovranazionali. La rete è invece di fatto una proprietà privata, con alcuni aspetti gestiti da istituzioni indipendenti con sede negli Stati Uniti, che hanno comunque un comportamento ibrido tra il pubblico e il privato.

Secondo il KTH Royal Institute of Technology, circa il 10% del consumo totale di elettricità del mondo è attualmente utilizzato da Internet, si stima che sarà del 20% nel 2025. Ademe, l'agenzia francese per l'ambiente e i consumi energetici, aveva stimato che nel 2020 l'energia consumata dal web avrebbe pareggiato quella sommata di Francia, Germania, Canada e Brasile. Esempio illuminante è l'energia che occorre per sostenere l'esistenza di un bitcoin. Per alimentare la blockchain e il data mining sui quali si basa appunto il traffico dei bitcoin in rete occorre annualmente circa la stessa quantità di energia consumata dai Paesi Bassi nel 2019 (dati dell'Università di Cambridge e dell'Agenzia internazionale per l'energia). Si stima che la produzione di bitcoin generi tra 22 e 22,9 milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica all'anno, o tra i livelli prodotti dalla Giordania e dallo Sri Lanka, (da uno studio del 2019 pubblicato sulla rivista scientifica "Joule"). Problema che il riscaldamento globale accentuerà perché occorrerà più energia per il raffreddamento dei grandi data center (si stima che i data center statunitensi abbiano utilizzato circa 100 miliardi di litri di acqua nel 2014).

Ciascuno dei server che fanno funzionare la rete consuma energia per funzionare e per mantenere climatizzati i locali delle webfarm: sono in media ogni anno 4 tonnellate di CO2 per ogni server, da moltiplicare per i milioni di macchine ormai distribuite in tutto il mondo; per non parlare del peso ambientale della loro fabbricazione e del successivo smaltimento.

Ci sono comunque delle previsioni anche favorevoli. L'aumento dell'efficienza delle strutture dei data center e il progressivo spostamento della rete verso device con schermi più piccoli (telefoni invece che monitor). Queste sono apparentemente delle buone notizie se non fosse che l'uso della rete sugli smartphone tende già ad acutizzare i problemi cognitivi e le controindicazioni sociali che questa pratica comporta e cioè la penalizzazione dei testi lunghi e complessi. La lettura sul telefono non si fa infatti soltanto quando si è in situazioni tranquille nelle quali è possibile anche un più alto livello di concentrazione, ma anche per strada, sui mezzi pubblici e via dicendo.

E, in tema di decrescita, non soltanto degli schermi, potrebbe essere interessante questo dato: vietare le fotocamere a colori ad alta definizione solo sui telefoni potrebbe ridurre il traffico dati in Europa del 40%, afferma Ian Bitterlin, ingegnere consulente ed esperto di data center a Cheltenham, nel Regno Unito; peccato che il mercato vada in un'altra direzione. E la mano invisibile del mercato, come ormai sappiamo, non può in nessun modo essere messa in discussione.

Le "terre rare" sono elementi essenziali dei sistemi di comunicazione. Il loro nome rimanderebbe a una certa scarsità, ma così non è. Quello che le rende poco disponibili è la difficoltà di estrazione di alcune e la loro concentrazione in determinate zone del mondo, la Cina in primis. Per il disprosio e il terbio, nel distretto di Janxi, soltanto lo 0,2% dell'argilla estratta li contiene. Questo significa che il 99,8% di questa diviene materiale di scarto e, in alcuni casi, agente di inquinamento quando viene scaricata nei fiumi nei quali aumenta a dismisura la quantità di ammonio. Per raffinare una tonnellata di terre rare, la Chinese Society of Rare Earths stima che il processo produca 75 mila litri di acque acide e una tonnellata di residuo radioattivo.

Pagina 5 del numero 237 Uscito sul numero 237 (Febbraio 2022), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero