Archivio › Fuori Binario n. 237 · Febbraio 2022 › pagina 10
MILLEFOGLIE
Il pino, verde ombrello che rinasce dal fuoco
Ilaria Morelli · Fuori Binario n. 237, Febbraio 2022, pagina 10
Alzi la mano chi non sa riconoscere un pino, una presenza così familiare da lasciare numerose tracce anche nella toponomastica di Firenze, per non parlare delle decine di località e poderi sparsi in tutta la Toscana che prendono il nome da questo albero. Il genere Pinus conta numerose differenti specie distribuite un po' dovunque, dalle coste del Mediterraneo fino all'alta quota. Pino domestico, marittimo, nero, d'Aleppo, silvestre… In Toscana troviamo le specie mediterranee e in particolare il pino domestico. Sempreverde, tronco eretto, chioma a ombrello, gli aghi riuniti in mazzetti di due, è il pino che produce i pinoli (in passato chiamati anche pinocchi) e che forma le pinete dei litorali. In Italia si trova anche spontaneo, ma le pinete fatte unicamente o quasi da pino domestico sono tutte impiantate artificialmente, come quelle della Maremma grossetana, dove venivano seminati pini lungo le dune costiere una volta terminata la bonifica. Oggi ha un valore paesaggistico, ma nel passato il pino veniva coltivato per la sua rilevanza economica in quanto forniva numerosi prodotti: pinoli, legno e resina, una secrezione appiccicosa ottenuta dall'incisione dei tronchi, insolubile in acqua, da cui si estraevano la pece greca e la trementina, detta anche acqua ragia, utilizzata come solvente.
Come sa bene chi si occupa di antincendio boschivo, i pini, secchi e resinosi, sono altamente infiammabili. Potrebbe sembrare un punto di debolezza, ma in realtà i pini si sono espansi a danno di altre specie proprio grazie agli incendi. Le pigne, che contengono i semi, sono molto resistenti al fuoco e si aprono col calore. Al momento dell'incendio le pigne rilasciano i semi che daranno vita a nuovi alberi consentendo al pino di insediarsi nell'area bruciata prima delle altre varietà arboree. Da sempre la pigna è simbolo di forza vitale e la ritroviamo come elemento decorativo assai ricorrente di facciate e cancelli di ville e giardini storici.
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Uscito sul numero 237 (Febbraio 2022), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
