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STATO SOCIALE
Aumentano i poveri, ma non i servizi
Di fronte a bisogni sempre più stringenti, le istituzioni temporeggiano: questa la situazione vista dallo sportello di ascolto Acli a San Frediano.
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 237, Febbraio 2022, pagina 2
L'impoverimento della popolazione e la crescita della tensione sociale, visti da dietro uno sportello di ascolto, hanno il volto di richieste semplici, cibo e casa, e hanno l'aspetto di un dramma anche psicologico, fatto di disperazione e rabbia. Lo ha raccontato a Fuori Binario Maria Chiara Cantini, operatrice dello sportello di ascolto Acli di San Frediano.
Di cosa si occupa lo sportello?
Il servizio è nato per sostenere le famiglie in difficoltà, ma l'utenza si è presto dimostrata diversa. Vengono da noi tanti adulti soli, in condizioni di estrema povertà. Allora ci siamo adattati noi alla richiesta.
Quali servizi fornite?
Aiutiamo nell'accesso ai servizi che, soprattutto dopo la pandemia, sono stati tutti digitalizzati e questo può essere per molti una barriera insormontabile. Sono cambiate anche le richieste. Mentre prima si rivolgevano a noi per un sostegno nello sbrigare le pratiche, ora le esigenze sono molto più basilari. Chiedono dove possono andare a prendere il pacco alimentare o dove possono dormire perché non hanno una casa.
I servizi sociali del Comune non danno risposte in questo senso?
Sono insufficienti e spesso le risposte sono inadeguate. Facciamo l'esempio di una famiglia sfrattata, il padre viene mandato all'albergo popolare, la madre con i bambini piccoli in una struttura e, se ci sono figli adolescenti, in centri per minori. Ma una famiglia che ha già subito tutta la trafila dello sfratto, con il suo carico emotivo e psicologico, non può venire smembrata così.
Quali servizi svolgete per il Comune di Firenze?
Abbiamo la convenzione per il bando Erp, ma anche qui si vede quanto la risposta sia insufficiente. Nell'ufficio del Comune ci sono due impiegate a gestire 5mila domande, neanche con tutta la buona volontà e l'impegno che ci mettono possono farlo in tempi ragionevoli. Il bando si è chiuso il 28 dicembre e fino a giugno non ci sarà la graduatoria provvisoria, poi si arriverà alla definitiva e infine alle assegnazioni. Nel frattempo però le persone finiscono per strada.
Voi cosa fate in questi casi?
Li indirizziamo verso realtà sociali e solidali che possono aiutarli, almeno per dare una risposta immediata. Ma manca una regia istituzionale, di questo come di altri servizi. Le associazioni, il volontariato, i movimenti si sono mobilitati e con la pandemia sono nate nuove esperienze. Riescono a dare risposte nell'emergenza, utilissime e sacrosante, ma senza una programmazione istituzionale si naviga a vista e non si danno soluzioni durature.
Cosa è cambiato con la pandemia?
Durante i mesi del lockdown è esploso il panico. Noi siamo rimasti aperti da remoto, le persone telefonavano, qualcuno era disperato, altri erano aggressivi. Poi abbiamo riaperto ma, mese dopo mese, il livello di rabbia cresce e crescerà ancora, con la fine del blocco degli sfratti. Dobbiamo considerare che ora si sbloccano i vecchi sfratti, quelli pre-pandemia, ma subito dopo arriverà l'ondata dei nuovi, che non saranno una passeggiata. Ce lo dicono i numeri dei posti di lavoro persi, in quanti non saranno riusciti a pagare l'affitto?
(v.b.)
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Uscito sul numero 237 (Febbraio 2022), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
