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Archivio › Fuori Binario n. 236 · Gennaio 2022 › pagina 5

CAPITALISMO DELLA SORVEGLIANZA

Se anche i muri ci guardano in una smart city ostile agli umani

Chi decide gli obiettivi degli algoritmi che già ora modellano le nostre città?

Gilberto Pierazzuoli · Fuori Binario n. 236, Gennaio 2022, pagina 5

La crisi sanitaria, economica e ambientale ci può sbattere sotto i ponti. Ma anche no. L'architettura ostile – paranoica espressione della crudeltà tra esseri umani prodotta dal sistema competitivo capitalistico – ha creato una galleria di oggetti architettonici degna di un museo degli orrori. Sotto i ponti appositi spuntoni impediscono di potersi sdraiare. Anche le panchine non possono essere usate per dormirci, ogni angolo appena più protetto è munito di dissuasori. E non siamo all'interno di un film su una civiltà distopica. Siamo qui, adesso, nelle smart city dei sindaci sceriffi.

A proposito di smart city: la Sidewalk Labs (ramo di Alphabet – Google) vuole riprogettare un quartiere di Toronto riempiendolo di sensori, telecamere, radar e altri recettori in maniera da rendere attive e reali quelle che potevano essere delle reazioni e degli aggiustamenti attuati a partire da delle simulazioni in 3D. La città non ha bisogno di essere progettata, essa si riconfigura da sé a partire dai dati che ha raccolto e che continua a raccogliere. La città sarà sempre più coerente in tutte le sue componenti a partire però dalla sua percezione della realtà.

La smart city che si auto configura, che si auto progetta, sposterà ad esempio le sue funzioni in base ai flussi, ottimizzando i percorsi. I semafori intelligenti calibreranno i loro tempi in base alla domanda, ai flussi di traffico, sino ad ottenere una ottimizzazione assoluta che potrebbe esigere che certi comportamenti umani non siano compatibili con l'efficienza del sistema. Oppure, più semplicemente, consigliare l'ora alla quale uscire, la strada da fare, a quale velocità farla e così via. Potrebbe arrivare ad essere così efficiente da richiederci una efficienza pari a quella messa in atto dal sistema. Quali obiettivi deve perseguire questo tipo di smart city assoluta? Chi li decide? Chi scrive gli algoritmi? Una società privata? Con quali scopi? Quale sarà in questa visione il ruolo dell'urbanista, ma anche quello del politico? O il politico è ormai soltanto quella parte del meccanismo che deve spianare la strada al "progresso" e metterla in mano agli speculatori di turno, a qualche startup che fa così moda? Appunto, che senso ha affidare la città a società private che perseguono il loro tornaconto, il loro interesse, il loro profitto?

E l'impianto securitario che ha messo in campo un numero insensato di telecamere, in vista della sicurezza e del decoro che è sotteso anche alla smart city generica, in che direzione vuole andare? Forse in quella che anche una città modellata dal vivere dei suoi abitanti in secoli di storia deve seguire. Andare incontro al futuro sulla linea di quel progresso del quale la tecnoscienza digitale ha provocato un'impennata. Non guardarsi indietro. La storia non esiste. Le tradizioni, i saperi, le arti e i mestieri sono ormai alla mercé di questa visione messianica nei confronti del futuro.

La mano invisibile del mercato brancica nel tessuto urbano raccogliendo ogni possibile speculazione, ogni occasione di messa a profitto. Le reti sociali e produttive che lo innervavano, vengono sottomesse. L'assenza di regolamentazione delle piattaforme le lascia operare senza controllo. La gentrificazione delle città ad opera di Airbnb e simili ne ha svuotato i centri storici dagli abitanti originali; ha scacciato i nativi confinandoli nelle riserve delle periferie. Ma ha anche requisito i fondi commerciali dove erano ubicate le botteghe artigiane. Un artigianato già sopraffatto dalle produzioni seriali delle industrie delocalizzate che in un delirio produttivo mettono sul mercato e mandano in discarica quantità insensate di merci effimere e cheap. Una smart city controllata, militarizzata e difesa per permettere al mercato di trasformare le città turistiche in parchi giochi, o in Gran Bazar tracimanti merci e fast food per un metabolismo accelerato che assecondi la bulimia capitalistica. La crescita!

Pagina 5 del numero 236 Uscito sul numero 236 (Gennaio 2022), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero