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MILLEFOGLIE
Dal vimini all'aspirina, le mille virtù dei salici
Ilaria Morelli · Fuori Binario n. 236, Gennaio 2022, pagina 10
Quello dei salici è un genere che raggruppa alberi e arbusti legnosi di aspetto molto diverso. Il più facile da riconoscere è il salice piangente (Salix babylonica) per via della sua chioma inconfondibile con i rami flessibili che ricadono verso il basso fin quasi a toccare il suolo: a dispetto del nome scientifico però, non viene dalla Mesopotamia, ma dalle regioni temperate della Cina. Il portamento dei rami penduli, il giallo oro del fogliame in autunno e i vistosi fiori primaverili, ne fanno un albero molto decorativo, immancabile nei giardini cinesi e giapponesi e più recentemente anche in quelli europei.
Nei dintorni di Firenze troviamo il salice bianco (Salix alba), che insieme a pioppi, frassini e ontani, costituisce la flora che costeggia i fiumi di tutta Europa: il genere Salix ama l'acqua e cresce bene in zone umide.
Oltre a fornire ombra e foraggio, il salice ha costituito anche un'importante risorsa per la vita quotidiana come rimedio per febbri e dolori: dalla corteccia del salice bianco venne isolata la salicina, un precursore dell'acido salicilico, l'Aspirina, prodotta industrialmente e commercializzata a partire da fine '800.
Prima dell'invenzione della plastica, i rami flessuosi del Salix viminalis (vimini) erano utilizzati per la legatura della vite: pratica che sopravvive nelle rare aziende che scelgono di abbandonare la plastica per tornare al "salcio", come si dice in Toscana.
I tronchi capitozzati di questi salici erano un elemento immancabile del paesaggio agricolo. Il colle del Viminale ha questo nome perché vi crescevano salici che i Romani raccoglievano per i vimini. Virgilio cita spesso il salice e nelle Georgiche scrive: Viminibus salices fecundae (I salici sono fertili di vimini).
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Uscito sul numero 236 (Gennaio 2022), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
