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INTERSEXIONI
Antispecismo: ogni corpo è sacro e merita rispetto e libertà
Intersexioni ospita Eleonora Bocchi, femminista antispecista.
Eleonora Bocchi · Fuori Binario n. 236, Gennaio 2022, pagina 11
Nel 2019 la parola "antispecismo" è entrata a far parte dei lemmi del dizionario Treccani. Tuttavia, per la maggior parte delle persone è ancora un termine sconosciuto. Per poter definire l'antispecismo abbiamo bisogno di interrogarci intorno alla parola "specismo". Citando Massimo Filippi, possiamo definire lo specismo come la teoria che separa "i corpi che contano, da tutelare, proteggere e sacralizzare, da quelli che non contano, che possono essere uccisi e sfruttati impunemente."
Quelli animali sono corpi meno liberi di altri ed è proprio per questo che a Richard Ryder, lo psicologo che nel 1970 ha coniato il termine "specismo", sembrava inaccettabile che, in un tempo in cui si lottava senza sosta per i diritti, gli animali fossero esclusi dalle rivendicazioni. Quelli in cui scrive Ryder sono anni in cui i corpi diventano liberi di abortire, di prevenire una gravidanza, di scegliere in merito alla propria sessualità, di lottare contro il padrone, per la libertà del tempo, per una vita dignitosa.
È da lì che dovremmo ripartire, con la consapevolezza che il desiderio di libertà non è una prerogativa umana, che riconoscere la resistenza animale – espressa dagli animali in fuga dagli zoo, dagli allevamenti, dai laboratori dove avviene la sperimentazione – non significa antropomorfizzare i non umani. Quando leggiamo di un polpo che scappa da un acquario dobbiamo interrogarci sul destino di milioni di polpi. Quando sentiamo di un animale "d'allevamento" che si aggira per le strade di una città, dopo essere scampato alla morte, dobbiamo interrogarci sul trattamento che riserviamo a miliardi di animali.
Se ci interessa il destino dei corpi, di tutti i corpi, non possiamo più permetterci di ignorare quello che accade alle porte delle nostre città, in quei luoghi dove l'annientamento dei corpi animali è normale routine. Dobbiamo tornare a reclamare diritti e libertà, per noi e per chi è diverso da noi.
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Uscito sul numero 236 (Gennaio 2022), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
