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Archivio › Fuori Binario n. 235 · Dicembre 2021 › pagina 9

IN PRIMA PERSONA

La dignità perduta di una professione

Fare il giornalista non paga: mi dimetto per un posto da operaio.

Samuele · Fuori Binario n. 235, Dicembre 2021, pagina 9

È come quando ero piccino. Quando da ragazzi eravamo alla partita del Castelluccio e passavamo il tempo a lanciarci giù dal "grottone" macchiando i calzoni di verde. Anche ora sto rotolando giù. Ma a differenza di quando ero ragazzo, ora non mi diverto. Al contrario. Sto male. Di più. Sto malissimo. E non vedo il fondo. Dopo nove anni di onorato servizio e lenta ma costante crescita professionale, mi sono dimesso dal Tirreno. Sono andato via io. Non sentivo più niente di interessante da scrivere. Soprattutto aveva perso di senso, piano piano, il mio lavoro: rincorrere il politico di turno per la polemica del giorno, prendere il tipo del giorno e fargli l'intervista, persino le manifestazioni della Gkn mi davano fastidio, mi immedesimavo troppo e ne soffrivo.

Qual è stato il problema? All'inizio sono stati i compensi del nuovo editore del giornale: la Sae. Poi parlo della considerazione per quanto fatto negli anni scorsi da parte di chi mi avrebbe dovuto valorizzare e non l'ha fatto. Non potevo continuare a scrivere e vedere a fine mese un'entrata pari a poco più di uno stagista.

Il crollo è iniziato nel gennaio 2021: il conguaglio ha bruciato gran parte delle mie già poche entrate. Poi è arrivato il nuovo contratto Sae ad aprile: fatto al ribasso quando mi avevano assicurato che non avrebbero cambiato nulla. Poi è arrivato il crollo vero e proprio mio personale. Ho sentito montare mese dopo mese come una rassegnazione. Ho cominciato a provare un senso di depressione che cresceva e cresceva. Ogni servizio era diventato come un masso da spostare dallo stomaco ogni giorno. Non avevo più interesse. Non avevo più entusiasmo. Mi sentivo sfruttato. L'estate l'ho passata in affanno e ad agosto sono letteralmente sparito. A settembre ho riprovato a scrivere per il giornale ma, visto lo stipendio di ottobre, mi sono reso conto che il conto corrente sarebbe comunque continuato a calare.

Oggi non sono più il ragazzo che si lanciava dal "grottone" con gli amici di paese. Sono padre di famiglia, vado per i 47 anni, mia moglie si spacca in quattro per la famiglia e io, tra depressione e sempre meno soldi in banca per la famiglia, fatico pure a guardare in faccia i miei figli.

Un lavoro vero deve essere prima di tutto un lavoro dignitoso. Qualunque esso sia. E avere la mostrina del giornalista sulla giacchetta era diventato solo un peso. Così mi sono dimesso dal Tirreno.

Sto abbandonando i miei sogni? Non lo so. Di certo ho fatto mille esplorazioni per un nuovo lavoro in questi mesi. Ho fatto domanda pure alle Poste per un lavoro temporaneo. Mi hanno preso. Vado a fare l'addetto smistamento a Sesto Fiorentino. Farò l'operaio. Farò le notti. Non so quanto durerà. Ho una laurea con lode. Sono ventun'anni che ho la tessera da giornalista in tasca. Non la perderò. Ma farò l'operaio. Perlomeno per un po' lo stipendio sarà dignitoso. E poi chissà. Di certo, dopo aver dato il sangue per anni a questo giornale, mai avrei pensato che il post-Covid mi avrebbe portato a fare tali scelte.

Pagina 9 del numero 235 Uscito sul numero 235 (Dicembre 2021), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero