Archivio › Fuori Binario n. 235 · Dicembre 2021 › pagina 10
AMBIENTE E CONSUMI
Carne, un'industria mortifera
Fermare gli allevamenti intensivi è una battaglia ambientalista. La campagna di Greenpeace segna una svolta nell'ecologismo.
Restiamo Animali · Fuori Binario n. 235, Dicembre 2021, pagina 10
L'industria della carne è una mostruosa macchina di morte: crea e distrugge vite, costringendo milioni, anzi miliardi di esseri viventi a condurre esistenze di pura sofferenza, e in più danneggia in modo grave gli ecosistemi. È per questo secondo motivo – e per la crescita incessante dei consumi di carne (nonostante una certa stasi o contrazione in alcuni paesi del Nord globale) - che il mondo ambientalista, ancora poco permeabile alla prospettiva antispecista, si è avvicinato a una causa rimasta finora prerogativa delle associazioni animaliste. È una novità importante, che potrebbe portare novità significative, visto che la riduzione drastica dei consumi di carne è indicata come necessaria da tutti gli studiosi di cambiamenti climatici.
Ma di che parliamo, in concreto? Della campagna "Ferma gli allevamenti intensivi" lanciata da Greenpeace, la nota organizzazione ecologista internazionale. "Quello che mangiamo oggi", dice lo slogan di Greenpeace, "determina il mondo di domani: non mettiamo il pianeta nel piatto".
Le cifre elaborate da Greenpeace restituiscono la dimensione del fenomeno: 75 miliardi sono gli animali macellati nel mondo, ogni anno. 4,3 milioni – per fare un esempio vicino a noi - i maiali e 1,5 milioni i bovini stipati nei capannoni degli allevamenti intensivi in una sola regione italiana: la Lombardia. L'attuale modello di produzione intensiva del nostro cibo è una bomba biologica a tutti gli effetti e ne abbiamo sperimentato la potenza: il 70% delle malattie infettive emergenti (come Sars, Ebola, influenza suina, aviaria, probabilmente anche Sars-Cov2, il virus all'origine del Covid 19) provengono da animali, attraverso lo "spillover", il salto dell'agente patogeno da una specie animale alla nostra, a causa dell'eccessiva vicinanza fra gli animali selvatici e gli allevamenti o – anche – gli insediamenti umani.
In questo momento, fra l'altro, è in corso un allarme-aviaria in Veneto, a testimoniare pericoli sanitari sempre incombenti. E un'inchiesta del Guardian ha rivelato che un numero spaventoso di animali è stato abbattuto per fermare l'emergenza aviaria in vari paesi del mondo, con casi di spillover tra volatili ed esseri umani.
La questione animale - e quindi la necessità di chiudere al più presto la stagione degli allevamenti intensivi - non è praticamente entrata fra i temi discussi a Glasgow durante la conferenza sul clima detta Cop26, che non a caso si è risolta in un sostanziale fallimento. Le attuali classi dirigenti stanno dimostrando di non essere all'altezza – né sul piano politico, né su quello etico-culturale - della sfida globale posta dalla crisi climatica e quindi è più che mai necessaria una forte mobilitazione dal basso, che diffonda consapevolezza ed elabori proposte concrete, spingendo poi perché si traducano in fatti.
La campagna di Greenpeace può essere considerata parte di questo sforzo. Per sostenerla: andare su www.greenpeace.org/italy/ e dall'opzione "attivati" nel menù principale, entrare in "ferma gli allevamenti intensivi".
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Uscito sul numero 235 (Dicembre 2021), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
