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Il cipresso: arrivò dall'Oriente l'icona del paesaggio toscano

Ilaria Morelli · Fuori Binario n. 235, Dicembre 2021, pagina 10

Anche se non si è naturalisti esperti e non si conosce quel magico strumento per il riconoscimento degli alberi chiamato "chiave dicotomica", alcuni alberi sono comunque facili da riconoscere. Basti pensare al cipresso (Cupressus sempervirens) la cui sagoma sempreverde costituisce un elemento inconfondibile del paesaggio del Centro Italia. Oltre al classico cipresso dalla chioma a forma colonnare e i rami addossati al tronco, questa specie si può presentare in versione horizontalis con una chioma meno compatta e i rami quasi orizzontali.

Il cipresso è giunto qui dall'Oriente in epoca antica, introdotto da Fenici o Etruschi o Romani, e si è naturalizzato divenendo specie pienamente adattata in grado anche di riprodursi spontaneamente. Sopporta bene climi con precipitazioni molto irregolari e sopravvive a lunghi periodi siccitosi, adattandosi a crescere un po' ovunque anche in condizioni limite. Usato come albero da frangivento e rimboschimento, per segnare i confini di proprietà o come pianta ornamentale, il cipresso è utilizzato anche in arte topiaria, l'arte di dare forme geometriche, umane o animali, alla chioma degli alberi e delle siepi. Grazie all'elevata resistenza a umidità e attacchi di insetti e funghi, il suo legno è apprezzato e utilizzato in falegnameria per mobili, costruzioni navali e infissi interni ed esterni.

A Firenze i cipressi svettano sulle colline dei dintorni, lungo alcuni viali urbani e nei giardini storici. Diversi esemplari si trovano anche nei complessi delle basiliche di Santa Maria Novella e Santa Croce. Bellissimi cipressi si trovano poi in numerose opere pittoriche ospitate in musei e chiese della città.

Pagina 10 del numero 235 Uscito sul numero 235 (Dicembre 2021), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero