Archivio › Fuori Binario n. 234 · Novembre 2021 › pagina 7
PEDAGOGIA
Per una scuola antirazzista
Un libro gratuito per riflettere sui processi di razzializzazione e sulle diseguaglianze, con due graphic novel sulle celebri attiviste Angela Davis e Miriam Makeba
Alessio Surian · Fuori Binario n. 234, Novembre 2021, pagina 7
Una ricerca-azione antirazzista compiuta nelle scuole primarie che si trasforma in un libro destinato agli insegnanti per creare percorsi didattici, offrire materiali di lavoro (tavole di fumetti e interviste) e promuovere dialoghi nei contesti educativi. "Antirazzismo e scuole Vol.1" (scaricabile gratuitamente dal sito di Padova University Press all'indirizzo: https://bit.ly/3AmBA9e), dà conto di una proposta che parte dai bambini e dalle bambine, attualizzando il lavoro pioneristico di ricerca dell'antropologa Paola Tabet (1997) per prendere consapevolezza di come i processi di razzializzazione siano pervasivi e si possa imparare molto presto a riflettere criticamente sulle diseguaglianze confrontandosi tra pari.
Il libro propone tre piste principali di lavoro.
La prima riguarda alcune riflessioni a carattere teorico (presentate nei capitoli 2 e 3) per affrontare diverse forme del razzismo (razzismo anti-nero, antisemitismo, antiziganismo, islamofobia, xenorazzismo e sinofobia) in relazione alle crescenti diseguaglianze sociali e cogliere i suggerimenti pratici su come avviare discussioni tra insegnanti in chiave auto-formativa e con i bambini e le bambine in chiave didattica.
Una seconda pista, nel capitolo 4, riguardo l'ascolto delle esperienze e la lettura dei materiali consigliati dalle/dai testimoni privilegiate/i che, partendo da sé, offrono l'opportunità di comprendere che cosa significhi il razzismo nella vita quotidiana e a scuola. Per contrastare le diverse forme di razzismo viene suggerito di aprire le porte della scuola alla presenza di attori sociali razzializzati che sono i veri protagonisti delle lotte antirazziste nella società italiana, dialogando con loro e offrendo ai bambini e alle bambine modelli ai quali ispirarsi.
Un terzo suggerimento riguarda il lavoro con i fumetti e le graphic novel per nutrire l'immaginazione e lo spirito critico dei bambini e delle bambine. Nel libro sono presenti molte tavole gentilmente concesseci proprio per offrirle come materiale di un lavoro educativo e formativo antirazzista. L'introduzione al libro, nell'ultima parte, offre due storie a fumetti che raccontano la resistenza collettiva degli afrodiscendenti contro il razzismo anti-nero attraverso le biografie di due celebri attiviste, una studiosa (Angela Davis) e un'artista (Miriam Makeba). Come ha suggerito la scrittrice Michela Murgia nel suo libro per l'infanzia Noi siamo tempesta (2019), le storie che raccontiamo ai bambini e alle bambine sono troppo spesso storie di eroi (maschi, bianchi) solitari che devono difendersi dal nemico (guerreggiando). E se invece di condividere storie che nutrono un immaginario individualista e paranoico offrissimo avventure "per diventare potenti insieme"?
Un esempio del rapporto fra linguaggio delle immagini e scuola? Nel 1968 Harriet Glickman scrisse una lettera a quello che forse era il fumettista più conosciuto al mondo: Charles M. Schulz. Giorni prima, in un albergo di Memphis, Martin Luther King, Jr. era stato ucciso a colpi di arma da fuoco. Da madre, Harriet notava l'attenzione che avevano i ragazzi per i fumetti. Ma da insegnante notava anche il "curriculum implicito" in questi: "Mi resi conto che i bambini neri e i bambini bianchi non si vedevano mai raffigurati in classe insieme. Dalla morte di Martin Luther King, mi sono chiesta continuamente cosa potessi fare io per cambiare quelle condizioni che hanno portato all'assassinio e che contribuiscono a questo clima di incomprensioni, odio, paura e violenza".
Nella sua lettera, Harriet Glickman chiedeva a Schulz di includere anche un bambino nero fra i Peanuts, un fumetto famoso che descriveva la società statunitense. Non aveva scritto solo a Schultz. Ma solo Schulz ritenne opportuno risponderle. Le scrisse che apprezzava l'idea, ma non gli sembrava di essere la persona giusta, temeva che prendere quell'iniziativa potesse peggiorare le cose. Scrisse: "Apprezzo il suggerimento di introdurre un bambino nero nella striscia ma devo affrontare lo stesso problema che hanno altri fumettisti con il suo stesso desiderio. Vorremmo tutti poter esaudire la richiesta, ma siamo spaventati che il nostro atteggiamento possa apparire paternalistico o di superiorità nei suoi confronti. Non so quale sia la soluzione".
Harriet Glickman rispose a sua volta, e così fece Schulz, si scrissero ripetutamente (un'introduzione alla loro corrispondenza è stata curata da Fumettologica a questo indirizzo: https://bit.ly/30d0ko5). Glickman coinvolse altri amici afroamericani cui chiese di spiegare i motivi delle lotte che portavano avanti e di offrire a Schulz idee e suggerimenti su come avrebbe potuto introdurre il nuovo personaggio cercando di evitare che qualcuno si sentisse offeso. Il 31 luglio 1968 Schulz avvertì Glickman di guardare il giornale. Le tre strisce pubblicate quel giorno nel giornale con i Peanuts vedevano Charlie Brown incontrare Franklin, il personaggio che Glickman ed i suoi amici avevano suggerito: un ragazzo nero, con il padre a combattere in Vietnam, che diviene amico di Charlie e lo aiuta nelle sue avventure. Nella parte conclusiva, Charlie invita Franklin a dormire da lui ogni tanto. Nel sud degli Stati Uniti questa amicizia suscitò proteste e preoccupazioni; per un editore, l'importante era che personaggio nero non venisse "mostrato a scuola insieme agli altri". Vari giornali reagirono minacciando di escludere dalle loro testate le strisce di Schulz e il disegnatore venne convocato telefonicamente dal presidente della società che curava la distribuzione del fumetto, preoccupato che il nuovo personaggio influenzasse negativamente la popolarità del fumetto e dell'autore. Schulz gli raccontò di Franklin, resistette a vari suggerimenti di censura e cambiamento e dovette concludere con un aut aut: "O si stampa come lo disegno io, o me ne vado". Solo grazie alla sua fermezza Franklin rimase un personaggio dei Peanuts, un personaggio nato grazie a una lettera di un'insegnante.
Fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, dunque, fumetti e graphic novel hanno mostrato una capacità, a volte straordinaria, di leggere i fenomeni e le lotte sociali e di offrire narrazioni riflessive. Le stesse vicende legate allo sciopero di Montgomery hanno continuato a interrogare il mondo del fumetto: anche in Italia dove Mariapaola Pesce e Matteo Mancini hanno realizzato per Becco Giallo nel 2020 una graphic novel ambientata nel 2014: a pochi mesi dall'uccisione di Eric Garner, un taxista, che da bambino ha conosciuto Rosa Parks, racconta a un giovane cantante la sua storia.
Condividere conoscenze ed eventi che illustrano il razzismo e le azioni adatte a contrastarlo sono proposte educative importanti in società attraversate da processi di discriminazione e razzializzazione. In chiave pedagogica sono rilevanti anche le dimensioni della prevenzione del razzismo e del non limitarsi ad agire solo in risposta a conflitti espliciti. In tal senso l'alfabetizzazione alle immagini interseca la capacità di pensiero critico e sollecita chi opera nella scuola a considerarla anche, da un lato, come ambito di riproduzione delle discriminazioni e, dall'altro, come luogo in cui sia possibile suscitare occasioni di dialogo che incoraggino gli allievi a sentirsi cittadini. In questa prospettiva il lavoro educativo con i fumetti può esplorare ed integrare percorsi e dimensioni diverse: l'osservazione, la decostruzione, il riconoscimento e la scelta di registri narrativi, la creatività.
"Antirazzismo e scuole Vol.1" è curato da Annalisa Frisina, Filomena Gaia Farina e da Alessio Surian, raccoglie contributi di Daniele Brigadoi Cologna, Gianluca Gabrielli, Orietta Candelaresi, Luisa Sartelli e tavole di Assia Petricelli e Sergio Riccardi, Betta Campagni (che ha disegnato anche la copertina), Ciaj Rocchi e Matteo Demonte, Mirella Moretti, Pietro Scarnera, Takoua Ben Mohammed.
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Uscito sul numero 234 (Novembre 2021), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
