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Archivio › Fuori Binario n. 232 · Settembre 2021 › pagina 5

CONTRO IL DECORO

Università del crimine

Corrado Marcetti · Fuori Binario n. 232, Settembre 2021, pagina 5

È impressionante la velocità con cui una società può regredire sulle questioni carcerarie. Un segnale non trascurabile arriva dalle motivazioni con cui il Tribunale di Sorveglianza di Bologna ha respinto la richiesta di detenzione domiciliare per motivi di salute da parte di un detenuto. Nelle motivazioni di rigetto della richiesta, dopo quella di conferma della compatibilità con il carcere, il Tribunale ha ritenuto di dover aggiungere che l'alta competenza acquisita durante la permanenza in carcere (lauree in Giurisprudenza ed Economia e master per giurista di impresa) può affinare "le indiscusse capacità del ricorrente e dunque gli strumenti giuridici a sua disposizione per reiterare condotte illecite in ambito finanziario ed economico".

Allo stesso modo si potrebbe affermare che una laurea in chimica conseguita da un detenuto potrebbe consentirgli un domani la realizzazione di sofisticati laboratori di raffinazione dell'eroina o quella in agraria l'impianto di estese coltivazioni di marijuana. E così via secondo un'aggiornata versione del carcere come università del crimine con tutta la forza simbolica di questo luogo comune che plasmerebbe, con il peso di una gravità senza scampo, anche l'alta formazione.

Chi ha una conoscenza, appena passabile, del carcere sa che nella biografia di molti detenuti sta incisa la prematura interruzione della carriera scolastica. E sa anche quanto sia importante ricucire, riannodare, anche attraverso una presenza importante e incisiva della scuola, fili che sono stati spezzati, affermando anche in carcere il Diritto all'Istruzione, compresa quella universitaria. Gli Atenei impegnati in quest'ambito in Italia sono ormai oltre 30 e l'esperienza universitaria è presente in circa 100 realtà penitenziarie, sostenendo lo studio universitario di circa 1000 detenuti. L'attività universitaria, come le esperienze scolastiche presenti presso gli istituti penitenziari, si realizza in situazioni molto differenziate per qualità degli spazi, iniziative di orientamento, strumentazioni tecniche, percorsi didattici e modalità di assistenza allo studio.

Lo sforzo di tanti di rendere fruibile la formazione universitaria nel difficile contesto carcerario non merita l'agitazione di fantasmi come quello della scaltrezza criminale. Ma anche questo può accadere nel "Carcere dopo Cristo", illuminante definizione di Sandro Margara: il raggiungimento di una elevata istruzione può essere considerato un sintomo di pericolosità sociale. Altro che carcere costituzionale.

Pagina 5 del numero 232 Uscito sul numero 232 (Settembre 2021), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero