Archivio › n. 232

Archivio › Fuori Binario n. 232 · Settembre 2021 › pagina 4

CIBO E LAVORO

Robin Food è qui

Sette ragazzi fiorentini hanno deciso di sfidare le multinazionali del food delivery. In un settore trascurato dalla politica nasce una realtà che ha come primo valore la democrazia e la dignità sul posto di lavoro, senza trascurare l'economia locale e il territorio

Jason Nardi · Fuori Binario n. 232, Settembre 2021, pagina 4

Sono 7 ragazzi "rider" o fattorini che hanno deciso l'anno scorso di mettersi insieme per realizzare un sogno: una cooperativa "ciclologistica" locale, etica, democratica ed ecologica – e soprattutto che fornisca un contratto di lavoro stabile e dignitoso, fuori dallo sfruttamento dei lavoratori che caratterizza le aziende globali di consegne a domicilio.

Si chiamano: Duccio, Nadim, Simone, Alessandro, Luca, Salvatore e Mahmad. Età: dai 26 ai 40 anni. Tutti con esperienza di "rider" per le grandi aziende del food delivery. Incontro Luca per intervistarlo alle porte di Firenze, nell'orto sinergico che con un gruppo di amici sta coltivando con cura e orgoglio da oltre un anno. Un anno difficile – ma fecondo, di semi, piante e di idee che sono germogliate durante i mesi del lockdown e della pandemia, quando il lavoro dei fattorini del cibo si è moltiplicato a dismisura.

"Ho cominciato questo lavoro di rider per pagarmi gli studi", racconta Luca. "Studiavo fisica all'università ma ho interrotto perché ho visto che la prospettiva era una carriera alla scrivania – non proprio il futuro che avrei voluto. Così, da un piccolo lavoro da Gig Economy, ho pensato che si potesse trasformare in un lavoro vero. Come molti studenti, ho lavorato per molte di queste aziende, anche contemporaneamente. C'è una situazione assurda dove questo mercato sta crescendo e facendo grandi profitti, mentre chi ci lavora facendo le consegne guadagna sempre meno e ha sempre meno diritti. L'anno scorso abbiamo iniziato il nostro progetto, incontrandoci e conoscendoci sulla strada e discutendone insieme – così si è formata la squadra".

Sta cambiando qualcosa nel settore, con le proteste e la visibilità pubblica sui giornali che hanno avuto le vertenze dei rider?

Qualcosa è cambiato, ma in alcuni casi in peggio. I politici non hanno fatto abbastanza per regolamentare il settore – è il sistema giudiziario che ci ha riconosciuto come lavoratori e non come contraenti indipendenti. Solo Just Eat ha trattato con i sindacati e assunto i suoi rider, da alcune settimane, con una paga oraria fissa, assicurazione, ferie pagate. Ma la battaglia è tutt'altro che vinta.

Come mai avete deciso di costituire una cooperativa?

Siamo coscienti che una piccola impresa come la nostra non può competere con delle aziende multinazionali, ma vogliamo veramente fare la differenza e per questo, grazie ad un fondo mutualistico di Legacoop e alla CGIL abbiamo seguito un corso di formazione di impresa cooperativa e trovato un luogo dove incontrarci. Abbiamo anche guardato ad altri progetti di "delivery" etici, come SODE (social delivery) di Milano, Consegne Etiche di Bologna e Food for me di Verona. E poi ci siamo uniti a Coopcycle, una federazione di iniziative simili alla nostra di circa 70 cooperative, di cui 40 in Francia e altre in Spagna, Germania. Coopcycle condivide la piattaforma software e fornisce consulenza legale e finanziaria, oltre ad aiutare a sviluppare il modello d'impresa.

Tutti uomini, nessuna donna?

Ci sono alcune donne – anche se in generale non sono molte a fare questo lavoro, forse 1 su 10. C'è Bruna, brasiliana, che si dovrebbe unire a noi tra breve – e altre due amiche che ci stanno aiutando con la comunicazione e i social media.

Come vi state muovendo a Firenze?

Ci stiamo concentrando adesso nel creare una rete di partner tra ristoranti, catering e altri per le consegne di cibo, ma in futuro pensiamo anche di operare nella logistica per altri settori. Abbiamo fatto una accordo con OPLÌ, un progetto di ordini e consegne da produttori locali e in futuro potremmo cooperare anche con i GAS o altre forme di economia solidale. Spero che la nostra cooperativa – umana, locale e sostenibile – possa crescere e dare lavoro dignitoso a più persone, rompendo l'oligopolio delle grandi imprese e ispirandone altre.

Cosa possiamo fare per darvi una mano a realizzare Robin food coop?

Stiamo facendo un crowdfunding con Eppela [www.robinfoodfirenze.it] per poter acquistare delle bici e cargobike elettriche. Vi invitiamo a partecipare! E... cominciate a ordinare con noi!

Pagina 4 del numero 232 Uscito sul numero 232 (Settembre 2021), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero