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Archivio › Fuori Binario n. 232 · Settembre 2021 › pagina 5

CONTRO IL DECORO

Cosa avviene nella mente dei funzionari che esercitano il potere del controllo?

Alessandro Simoni · Fuori Binario n. 232, Settembre 2021, pagina 5

Un racconto di Primo Levi definisce la fascinazione derivata dal ruolo istituzionale ricoperto, spesso in divisa, che fa perdere di vista la sostanza di quanto si sta facendo. E questo è un pericolo, perché il lavoro fatto bene del rappresentante dello Stato è un lavoro che interviene direttamente sulle vite e sulle libertà delle persone.

(rubrica a cura di Alessandro Simoni e Giacomo Pailli)

> Scendemmo, più incuriositi che allarmati. Nel vestibolo c'era un maresciallo, ed a prima vista ci sembrò che fosse ubriaco: più precisamente, uno di coloro di cui si suole dire che hanno il vino allegro. Aveva in mano un fascicolo e parlava animatamente con l'albergatore. Ci salutò con cortesia, ci indirizzò un sorriso luminoso, e ci disse che eravamo in contravvenzione: ci accorgemmo allora che ubriaco non era, voglio dire non di vino, bensì dell'"esercizio delle sue funzioni"; come è noto, è questo un agente che esalta ed intossica almeno quanto l'alcool.

Questo brano è tratto da un racconto poco noto di Primo Levi, Fine settimana, che, per quanto di tono leggero, parte da vicende infinitamente più serie di quelle sul decoro urbano cui si occupa questa rubrica. Levi, che in gioventù fu anche appassionato alpinista, giunto in un alberghetto di montagna, si scopre in contravvenzione di una minuta disposizione che impediva alle persone di razza ebraica (siamo dopo il 1938) di soggiornare a meno di dieci chilometri dal confine. Le mappe consultate dal maresciallo dicevano che erano solo cento metri di meno, ma il testo della Gazzetta Ufficiale mostrato a Levi con entusiasmo professionale è chiaro. Nulla di personale, ma non possono restare. Levi e il compagno riusciranno però a prendersi una piccola rivincita e a mettere in imbarazzo il solerte maresciallo, rinunciando sì all'ascensione ma non al pernottamento, per il quale l'albergatore che li ha presi in simpatia non vorrà essere pagato.

Con il suo sguardo acuto, Levi mette a fuoco un fenomeno spesso trascurato quando si parla di regole da rispettare, controlli e controllori. Il punto di partenza è - certo - il fatto che il compito di controllare il rispetto di una qualsiasi regola comporta l'esercizio di un potere, piccolo o grande che sia. Ma di questo siamo normalmente abbastanza consapevoli, come anche del fatto che ad alcuni l'esercizio di un qualsiasi potere, anche microscopico, su un altro uomo o un'altra donna, genera un intenso piacere, pur se il potere nasce da una legge, magari di per sé giusta.

Levi guarda invece a un'altra sfumatura, più insidiosa, di quanto avviene nella mente delle persone che controllano altre persone, particolarmente di quelle che lo fanno in quanto in senso lato funzionari, chiamati quindi a rappresentare lo stato o una qualche sua più o meno remota propaggine istituzionale. Certo, si potrebbe a questo punto osservare che la norma che il maresciallo di Fine settimana si affanna ad applicare era una norma massimamente iniqua. Lo stesso Primo Levi che ne è vittima fa però scivolare via il peso dell'ingiustizia sottostante - nulla rispetto a quanto vivrà poi - mostrandosi consapevole che quella di cui ci parla è un'esaltazione indipendente rispetto ai valori che sono volta a volta in gioco. Il maresciallo mostra verso Levi il rispetto che l'epoca gli imponeva verso un cittadino di estrazione borghese, e quella regola legata alla razza ebraica è per lui simile a qualunque altra della Gazzetta Ufficiale, che si trattasse del taglio della legna o del contrabbando corrente nei valichi di frontiera. È per lui, appunto, semplicemente una delle tante occasioni in cui egli sta adempiendo al suo dovere.

Non vi è naturalmente nulla di male - anzi - nello svolgere in modo puntuale il compito che lo Stato ci assegna come suo rappresentante. Levi ci ricorda però con ironia come il rischio di rimanere affascinati dal proprio ruolo perdendo di vista la sostanza di quanto si sta facendo sia sempre incombente. E questo è un pericolo, perché il lavoro fatto bene del rappresentante dello Stato è lavoro che interviene non sulla materia inerte, come quello di cui è orgoglioso l'operaio Libertino Faussone della Chiave a stella, ma direttamente sulle vite e spesso sulle libertà delle persone.

La divertente immagine dell'agente che intossica almeno quanto l'alcool può forse aiutare i nostri lettori a comprendere lo spirito di quanto abbiamo scritto e scriveremo su Fuori Binario circa le politiche a tutela del decoro. Nessuno di noi è così anarchico o ingenuo da pensare che il governo di una città possa prescindere da regole e controlli. Ma neanche così sprovveduto da credere che la soluzione di ogni e qualsiasi problema passi solo attraverso l'introduzione di nuovi divieti, e che il potere così distribuito a una moltitudine di marescialli sia sempre esercitato da menti illuminate e ragionevoli.

Pagina 5 del numero 232 Uscito sul numero 232 (Settembre 2021), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero