Archivio › Fuori Binario n. 232 · Settembre 2021 › pagina 6
POLITICHE VIRTUOSE
Contro la privatizzazione dei Beni pubblici
Intervista a Paolo Cacciari, animatore della Commissione popolare
Barbara Imbergamo · Fuori Binario n. 232, Settembre 2021, pagina 6
Paolo Cacciari, architetto, giornalista e da sempre attivo nei movimenti sociali, è autore, tra gli altri, di "Pensare la decrescita. Equità e sostenibilità" (2006), "La società dei beni comuni" (2011), "Vie di fuga. Crisi, beni comuni, lavoro e democrazia nella prospettiva della decrescita" (2015) e di "Ombre verdi. L'imbroglio del capitalismo green. Cambiare paradigma dopo la pandemia" (2020). L'occasione per parlare con lui è l'avvio della Commissione popolare per i Beni comuni che ha tenuto il primo incontro nel giugno scorso.
Quando si è cominciato a parlare di Beni comuni in Italia e con quale significato?
Si è ricominciato a parlare di Beni comuni nel 2006, quando Elinor Ostrom ha vinto il premio Nobel per l'economia per aver dimostrato che la gestione condivisa delle risorse naturali è più efficace di quella pubblica o privata, e, nello stesso anno, si è insediata la Commissione Rodotà che ha definito beni comuni quei beni, soprattutto naturali, che sono essenziali alla realizzazione dei diritti fondamentali delle persone. Sono gli anni dell'iperliberismo, della deregolamentazione e della svendita dei beni demaniali. Col referendum sull'acqua del 2011 il concetto di Beni comuni si amplia in opposizione alla privatizzazione dei beni pubblici.
E infatti il termine Beni comuni viene usato per parlare non solo di risorse naturali. Ci può aiutare a fare un quadro?
Il concetto dei Beni comuni ha declinazioni economiche, giuridiche, filosofiche, antropologiche, politiche, con alla base l'idea della condivisione e della mutualità. Abbraccia anche risorse immateriali, cognitive, culturali, della rete internet, dei semi, dei genomi. In Italia è nato anche il movimento dei Beni comuni "urbani di uso civico" che ha occupato immobili per aprirli e gestirli dal basso. Un'esperienza meno radicale è quella di Labsus che, sulla base del principio di sussidiarietà presente nella Costituzione, ha introdotto Regolamenti per l'amministrazione condivisa a livello comunale di beni, immobili, giardini.
Perché è preferibile parlare di Beni comuni invece che di Beni pubblici? La definizione di "pubblico" non protegge abbastanza?
Questo dibattito è ancora aperto anche tra i sostenitori dei Beni comuni. In Parlamento ci sono varie proposte di legge, e una che si rifà più all'idea della commissione Rodotà che sostiene l'idea dei Beni comuni e un'altra che riprende le idee di Paolo Maddalena che è decisamente sul versante statalista e vuole rafforzare l'idea di bene pubblico nel codice civile. Io penso che il concetto di bene comune sia un concetto che rafforza l'idea pubblicistica dei beni. Attualmente la definizione legislativa di demanialità non mette al sicuro dalla sua alienazione e dal cambio di destinazione d'uso. Basta che il Ministero o il Sindaco renda un bene "disponibile" e quel bene può essere venduto. Dunque, non basta che un bene sia pubblico per essere inalienabile, bisogna fare di più. Sia sul piano normativo che gestionale.
Non c'è il rischio che l'etichetta di "pubblico" perda ancora più valore?
Io credo esattamente il contrario; se non mettiamo in discussione la gestione statalistica, non usciamo da un'idea proprietaria. La gestione di un Bene comune da parte di assemblee di cittadini è sostanzialmente diversa dalla gestione pubblica. Io non considero una garanzia la gestione da parte di un Sindaco, perché l'uso che ne fa può essere addirittura peggiore di quella che potrebbe farne il privato. Dobbiamo mettere in discussione i contenuti del servizio pubblico e rafforzare gli interessi collettivi con una democrazia partecipata e deliberante, che metta in discussione la democrazia rappresentativa e verticista.
- beni comuni
- privatizzazione
- demanio
- partecipazione
- democrazia
- acqua
- decrescita
- urbanistica
Uscito sul numero 232 (Settembre 2021), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
