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Archivio › Fuori Binario n. 231 · Estate 2021 › pagina 4

CONTRO IL DECORO

Virus legalità in Santo Spirito

Alessandro Simoni · Fuori Binario n. 231, Estate 2021, pagina 4

Nardella è un conservatore che non vuole pagare il prezzo che si rischia a dichiararsi tale proveniendo dalla sinistra. Le sue norme, vaghe, sono applicate selettivamente con grande rigore per ripulire gli spazi urbani da persone che minacciano l'estetica dei luoghi per i turisti. È così che viene espulso chi non può spendere.

La rubrica che dedichiamo alla lettura critica delle politiche di tutela del decoro urbano non poteva trascurare lo spunto fornito dal sindaco Dario Nardella nel corso del dibattito sulla chiusura dello spazio antistante la chiesa di piazza Santo Spirito, e di altre sei piazze fiorentine, ultimi atti di una politica che ha scelto di affrontare i problemi di alcuni spazi pubblici semplicemente escludendone la generalità dei cittadini. Il sindaco difende le sue scelte presentandole come atti obbligati dalla necessità di tutelare la legalità. Un termine che negli ultimi tempi è sempre più frequentemente utilizzato dagli amministratori locali per difendere le proprie scelte.

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Considerati i toni manichei del dibattito cittadino, dove la stampa locale riduce ogni voce in dissenso alla caricatura dei centri sociali, sarà meglio una piccola liberatoria iniziale. Quello che dirò non è animato da simpatia per chi non ha altro obbiettivo serale che ubriacarsi fuori misura, comportandosi di conseguenza. Ho abitato per anni proprio accanto a piazza Santo Spirito e nel mio personale codice penale i responsabili delle occasionali urla sguaiate in piena notte senza dubbio meritavano i lavori forzati in miniera. Non ambivo però a che la mia personale irritazione per singoli episodi che disturbavano la mia sfera privata diventasse la base di un intervento dell'autorità, e certamente non di decisioni che limitano la libertà anche di coloro che negli stessi luoghi hanno comportamenti ragionevolmente corretti. Uso intenzionalmente l'espressione ragionevolmente corretti piuttosto che un roboante rispettosi delle leggi per sottolineare l'ipocrisia che avvelena la discussione.

Nessuno sembra capace di prendere atto che, ormai da tempo, i luoghi di aggregazione dei giovani nei grandi centri urbani hanno assunto precise caratteristiche. Chiamiamoli con il termine un po' cretino luoghi della movida o come meglio ci pare. Comunque, non sono sale da tè vittoriane. Sono invece luoghi di rumoroso incontro (e che dovrebbero fare, parlare come in chiesa?) ed esibizione, e proprio per questo attirano tutti. Il ragazzo americano che beve quello che in Nebraska gli è vietato (ossia tutto) così come il suo collega che si ferma alla Lemonsoda. Il secchione universitario come l'incorreggibile fancazzista. Il tatuatissimo come quello che sembra nato nell'Ottocento, ma a cui magari interessa un'amica del tatuatissimo. La trasformazione di dati luoghi in tal senso è un'opportunità per molti, un fastidio per altri, per alcuni entrambe le cose. Sono spazi il cui governo non è semplice, e implica scegliere quali valori si vuole privilegiare, che è l'ambito specifico della politica.

Certamente è possibile ascoltare le voci dei vari comitati di residenti, che spesso parlano come se fossero assemblee di condominio d'antan impegnate a regolamentare l'uso di un cortile privato. Chi segue queste associazioni, sa tuttavia che esse rappresentano una specifica parte della società fiorentina, con determinate caratteristiche sociali e culturali. Se un sindaco vuole considerare questi come gli unici suoi interlocutori, e tutti gli altri anarchici dei centri sociali, è liberissimo di farlo. Essere conservatori non è un crimine, e vi sono anche conservatori intelligenti.

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Proprio l'uso della legalità come slogan ossessivamente ricorrente è però un tipico artifizio di chi agisce da conservatore, ma non vuole pagare il prezzo politico che si rischia a dichiararsi tale proveniendo dalla sinistra. Si può, infatti, certo invocare la legalità a giustificazione delle proprie scelte amministrative, ma ciò presuppone lavorare per far rispettare in modo uniforme e nei confronti di tutti norme che tutelano interessi di un qualche rilievo, a prescindere dallo status sociale e dalla forza politica dei soggetti coinvolti.

Le politiche sul decoro urbano o la lotta al degrado a Firenze ci raccontano invece una storia diversa, dove da un lato norme vaghe sono applicate selettivamente con grande rigore per ripulire gli spazi urbani da persone che minacciano l'estetica di luoghi a vocazione turistica e dall'altro si rende di fatto sempre più difficile la presenza di chi non abbia un'elevata capacità di spesa, cercando di allineare la città a un modello artificiale di cittadino perfetto che non ha una base reale.

I quotidiani fiorentini dovrebbero farsene una ragione. Si può non essere di area anarchica, ma comunque ritenere che i ragazzi seduti a bere sui gradini della chiesa non siano un problema di legalità. Il Comune può e deve intervenire per garantire che piazza Santo Spirito sia un luogo ragionevolmente sicuro, e per far questo eventualmente punire individualmente illeciti seri. Trasformarla d'imperio in qualcos'altro è certo legalmente possibile, ma è una decisione politica, le cui basi - a leggere le dichiarazioni del sindaco - appaiono come una miscela di populismo ("la gente è con me") e di inseguimento senza fantasia della destra nell'asservimento del decoro alla difesa del privilegio di chi ha i mezzi per integrarsi nella vita notturna corretta (e costosissima) promossa dall'amministrazione.

Pagina 4 del numero 231 Uscito sul numero 231 (Estate 2021), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero