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Archivio › Fuori Binario n. 231 · Estate 2021 › pagina 9

CANTIERI

Quale giustizia per i poveri?

Appunto per il congresso di Magistratura Democratica.

Stolby · Fuori Binario n. 231, Estate 2021, pagina 9

Uno dei primi eventi "post-pandemici" che si svolgono a Firenze è, tra il 9 e l'11 luglio, il XXXIII congresso nazionale di Magistratura Democratica. Per chi non lo sapesse, Magistratura Democratica è quell'associazione di giudici e pubblici ministeri che la destra becera etichetta come "toghe rosse". Più seriamente, tra le "correnti" della magistratura, è quella che per prima ha cercato di promuovere l'idea di una responsabilità sociale del giudice e l'attenzione all'eguaglianza non solo formale all'interno di un corpo professionale che, nonostante quello che viene fatto credere, rimane profondamente conservatore. Come tutte le anime della sinistra italiana, la sua storia è fatta di slanci ideali e chiusure autoreferenziali, sincera inquietudine rispetto allo status quo e alterigia intellettuale, fratture a volte plateali e a volte sommerse, spesso difficili da seguire per i non addetti ai lavori.

Nonostante il suo percorso travagliato, Magistratura Democratica è stata a lungo uno dei principali cantieri culturali nei quali si è lavorato per portare lo spirito della Costituzione anche nelle aule dei tribunali e nelle carceri, e per evitare che queste fossero un semplice moltiplicatore degli effetti delle diseguaglianze radicate nella società.

Fuori Binario non poteva quindi lasciar cadere nel nulla un'occasione in cui a Firenze si parlerà di come la neutralità del magistrato non debba per forza essere una semplice maschera per l'indifferenza. Un giornale di strada è, infatti, un osservatorio privilegiato sulla macchina della giustizia nei momenti in cui incontra chi vive in una condizione di debolezza estrema o è vittima di pregiudizi. E da questo sguardo abbiamo maturato una certezza, che vorremmo qui riassumere in modo forse un po' brutale, sperando che magari qualcuno dei partecipanti acquisti una copia del giornale in una delle pause dei lavori.

La certezza è che, per chi si trova a causa degli schiaffi dell'esistenza a vivere per strada, lo stato di diritto non sia neanche un'idea astratta, ma proprio una presa in giro, una "commedia della giustizia nell'ora presente" come intitolava nel 1898 Giovanni Saragat un suo ironico e amaro libro sui "pericoli del povero davanti ai tribunali" dedicato al neonato figlio Giuseppe, e che la condizione di marginalità comporti l'insulto supplementare di diventare oggetto dell'arbitrio di chiunque sia titolare di una anche microscopica frazione della forza dello stato.

Non sono cose nuove. Di recente il procuratore generale della Cassazione ha ricordato "l'annoso problema delle persone ai margini della società, prive di alloggio nel quale potere essere ammesse a misure alternative", che non esita a definire una "doppia punizione, basata sull'emarginazione sociale".

Siamo consapevoli che la magistratura vive una stagione difficile, e che l'agenda del congresso non ha potuto evitare di collegarsi ai recenti scandali, richiamando la "questione morale". Se possiamo permetterci, nel futuro, "passata la buriana", sarebbe bello vedere al centro della discussione la – certamente immorale - condizione della giustizia per i poveri.

Pagina 9 del numero 231 Uscito sul numero 231 (Estate 2021), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero