Archivio › Fuori Binario n. 230 · Giugno 2021 › pagina 9
INTERVISTA
Il filantrocapitalismo e le sue trame oscure
I milionari devono contribuire al bene comune con le imposte e non coi regali. Intervista a Nicoletta Dentico.
Barbara Imbergamo · Fuori Binario n. 230, Giugno 2021, pagina 9
Nicoletta Dentico ha recentemente pubblicato Ricchi e buoni. Le trame oscure del filantrocapitalismo, edito da Emi. Un libro prezioso perché sul tema della filantropia apre un dibattito che in Italia è ancora assente. Nel volume si esplora la strada attraverso cui i molto ricchi hanno dato vita a fondazioni filantropiche e occupato lo spazio della solidarietà. È un bene? Nicoletta Dentico ci aiuta a comprendere perché non lo è.
Perché questo libro?
Occupandomi di cooperazione ho visto dedicare grande attenzione alla "linea della povertà" e troppo poca alla "linea della ricchezza" da cui la povertà discende. Il fatto che il terzo settore, le Nazioni unite, la società civile mettano in luce solo il tema della povertà ci ha distratti dalle ragioni dell'impoverimento. Poiché la dinamica di impoverimento è continua e crescente credo che l'attenzione dovrebbe andare alla ricerca delle cause della povertà. Scopriremmo che la ricchezza deve essere regolata e che i molto ricchi devono tornare a contribuire in maniera proporzionale al bene comune. Fino agli anni Ottanta, e nel libro lo spiego, i ricchi partecipavano di più di quanto non accada oggi al pagamento delle tasse.
Dunque, i ricchi pagano meno tasse di un tempo, si arricchiscono e poi fanno beneficenza. Qualcuno direbbe che sono generosi, non è così?
Non è così perché il potere dei soldi diventa anche potere politico. Proviamo a ricostruire: i governi non fanno pagare abbastanza tasse ai molto ricchi, questo porta alla creazione di ricchezze illimitate parte delle quali vengono utilizzate per dare vita a fondazioni. Le fondazioni in America non sono tassate e dunque diventano uno strumento perfetto per avere potere e allo stesso tempo fare un marketing positivo su sé stessi. Fare del bene ha un ritorno di immagine potentissimo.
Spiegaci bene questo passaggio. Perché questo meccanismo non è neutro?
Questi ricchi sconfinati decidono quali cause sociali sostenere e con quali mezzi, coi loro soldi stanno producendo una rivoluzione negli assetti di governance del mondo; stanno portando le loro ricette e imponendo i loro approcci aziendali, economicisti e di mercato nei territori del diritto e della funzione pubblica. Col filantrocapitalismo la linea di confine tra profit e nonprofit si abbatte: non è neutro e fa rabbia vedere che hanno invaso i territori della solidarietà offrendo soluzioni di mercato in quelli che invece erano i territori di elezione della politica.
Nel libro mostri come Gates e Clinton con le loro fondazioni sono in grado di orientare le scelte politiche globali, che l'Onu è orientata dai privati che la finanziano più che dagli Stati. Come mai tutto ciò non è oggetto di dibattito?
Le Ong hanno deciso di cavalcare questa possibilità di finanziamento senza pensare che per cambiare il mondo devi essere coerente e devi salvaguardare la tua visione delle cose altrimenti metti solo toppe ai problemi. I governi, dal canto loro, per primi quelli di sinistra che dopo il crollo del muro di Berlino hanno perso ogni riferimento ideale e il senso della funzione pubblica, non avendo più idee si sono agganciati al settore privato che era il più potente. In fondo questi ricchi portano un sacco di soldi, ti danno un sacco di idee, ci pensano loro... Questo dà la misura della debolezza culturale del nostro tempo in cui si allargano le braccia a tutti questi ricchi invece di provare a capire cosa sta dietro a questo boom delle fondazioni.
Dobbiamo dare per persa una funzione pubblica degli Stati e arrenderci alla privatizzazione delle politiche pubbliche?
In questo momento i governi fanno due cose: tengono basse le tasse per attrarre capitali e soffocano eventuali rivolte sociali. A tutto il resto pensano le imprese. Come accenno nelle ultime pagine del libro per cambiare questo stato di cose ci vuole un percorso lungo, bisogna costruire una domanda di politica di riappropriazione da parte dei governi della funzione pubblica delle loro responsabilità.
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Uscito sul numero 230 (Giugno 2021), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
