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Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 9

ISOLAMENTO SOCIALE E DIDATTICA A DISTANZA

Salviamo gli adolescenti dal lockdown scolastico

Ansia, autolesionismo, disturbi alimentari. Colloquio con la psicoterapeuta Silvia Alderighi e con Olga Labonia di "Priorità alla Scuola".

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 9

Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza". Le parole di Antonio Gramsci campeggiavano su uno striscione di piazza Santissima Annunziata un anno fa, il 23 maggio 2020, alla prima manifestazione promossa dal Comitato Priorità alla Scuola, per chiedere il ritorno degli alunni in classe. Da mesi ormai si susseguono articoli, inchieste e trasmissioni televisive sul disagio giovanile e sulle gravi conseguenze della chiusura degli istituti. Ma genitori, studenti, insegnanti e psicologi lo dicono da un anno: riaprite le scuole o gli effetti collaterali saranno peggiori della cura.

Le statistiche

Ad un anno di distanza queste preoccupazioni trovano una conferma nelle statistiche. Uno dei primi appelli è arrivato dall'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, che si è ritrovato i posti letto del reparto psichiatrico occupati al 100% per tentativi di suicidio. Poi è venuta la volta del Meyer di Firenze, dove gli accessi al pronto soccorso per problemi di salute mentale sono aumentati del 17%, principalmente per autolesionismo e disturbi del comportamento alimentare. Ad entrare nel merito del disagio giovanile è stato anche l'Ordine degli Psicologi, denunciando un aumento del 24% dei disturbi psicologici nelle fasce di età 3/14 e 14/19 anni: ansia, disturbi del sonno, scarsa concentrazione, sbalzi di umore, irritabilità e tristezza. Disagi che c'erano anche prima, sia chiaro, ma che il lungo periodo di isolamento ha amplificato.

La DAD

Tutta colpa della DAD? Non solo. Il responsabile è piuttosto l'isolamento sociale generalizzato che sta vivendo questa fascia di età. Ma la scuola in particolare, così come è organizzata, presenta le sue grosse lacune. "Non si può pensare alla scuola senza la relazione umana" - dice a Fuori Binario Silvia Alderighi, psicologa psicoterapeuta. "A scuola si apprendono delle nozioni perché c'è la relazione, perché si crea uno spazio di crescita personale, di formazione dell'identità. Le une non possono prescindere dall'altra. Altrimenti prevalgono noia e solitudine". Sicuramente la DAD ha tappato un buco, nell'immediato, quando tutto il mondo si è trovato senza barriere davanti alla pandemia e i governi hanno deciso di chiudere tutto, scuole comprese. Poi però i luoghi di lavoro, i negozi, i bar, i ristoranti hanno riaperto. Ma non la scuola o almeno non subito e solo in parte.

Il comitato Priorità alla Scuola

Questa situazione è apparsa subito incomprensibile agli studenti, ai genitori, agli insegnanti. Sono loro che hanno dato vita ai primi gruppi spontanei di protesta, che si sono presto messi in rete a livello nazionale. La prima azione è stata una petizione online, che nell'aprile 2020 raccolse 20mila firme, per chiedere un piano per la riapertura delle scuole. Così è nato il comitato "Priorità alla Scuola", che oggi coinvolge oltre 60 città italiane e che ha uno dei nuclei fondatori proprio a Firenze. Olga Labonia, del comitato fiorentino, ci racconta il disagio di studenti e genitori: "C'è chi ha figli che hanno sempre avuto un buon rendimento scolastico e che ora sono demotivati, chi deve gestire adolescenti che piangono tutto il giorno senza sapere come comportarsi. Durante il primo lockdown bambini e ragazzi l'hanno vissuta come una novità, ma ora il loro disagio è cresciuto in maniera esponenziale. Si sono chiusi nelle loro stanze ed escono solo per mangiare".

La generazione Covid

Un quadro preoccupante non solo per le famiglie ma per la società tutta, perché il rischio è quello di perdere una generazione. "Con l'aumento del ritiro sociale - spiega Silvia Alderighi -, si arriva all'abbandono scolastico, anche in soggetti che non hanno avuto un calo del rendimento. Sono le conseguenze della privazione della sfera personale e questo inciderà sulle loro scelte future. Ritroveranno la motivazione dopo?". Nello studio "I giovani ai tempi del coronavirus", condotto da Ipsos per conto di Save the Children, si stima che 34mila studenti delle scuole superiori abbandoneranno gli studi prima della fine dell'anno scolastico, divenendo così "facile preda di sfruttamento lavorativo". Ecco, questa è la questione. E ci riguarda tutti. "La scuola è un punto di riferimento - dice Olga Labonia -, una possibilità di riscatto sociale, il baluardo della legalità. Non una cosuccia che si può decidere di chiudere così. Stanno calpestando non soltanto il loro diritto all'istruzione, ma anche il loro diritto alla salute, alla loro salute psico-fisica".

Una questione di classe

A mettere il dito nella piaga è la psicologa Alderighi: "Non dimentichiamo poi le categorie più svantaggiate. Cosa succede a chi ha problematiche di tipo familiare? Se per tutti la scuola è un canale importante, per loro è fondamentale, determinante. E la chiusura di questo canale può diventare un dramma". Una prospettiva condivisa anche dallo stesso studio di Save the Children: tra gli studenti italiani tra 6 e 17 anni il 12,3% non ha a disposizione né pc né tablet, il 39,7% deve utilizzare gli strumenti informatici in contemporanea con fratelli o sorelle, il 41,9% vive in condizioni di sovraffollamento abitativo, con difficoltà quindi nel trovare gli spazi adatti per fare lezione. In questi casi DAD significa aumento della disuguaglianza e la risposta alla pandemia diventa una questione di classe.

Che fare?

Anche se tutte le scuole, di ogni ordine e grado, riaprissero in presenza al 100%, come chiede il comitato Priorità alla Scuola, ci sarebbe da mettersi subito al lavoro per recuperare questa generazione. "C'è bisogno di un accompagnamento psico-emotivo - conclude Alderighi - per rielaborare il forte stress e tornare a progettare il proprio futuro. Ai genitori dico di parlare con loro, non fate mancare mai il dialogo e chiedete aiuto quando questo diventa impossibile". Un aiuto però che rischia di essere ancora una volta fonte di disuguaglianza.

Gli strumenti di sostegno psicologico pubblico saranno sufficienti per gestire il post-pandemia? Se lo chiede anche l'associazione degli ospedali pediatrici italiani, che nella propria home page, accanto alla foto di una ragazza con la mascherina, pubblica "Next generation, you? Non siete soli né dimenticati" e fa un appello alle istituzioni per un piano immediato di investimento nel settore della salute mentale di bambini e adolescenti.

Che ruolo può avere la scuola in tutto questo? Un ruolo centrale, fondamentale, determinante, altrimenti diventerà quell'ospedale di cui parlava Don Milani cinquant'anni fa, "che cura i sani e respinge i malati".

Pagina 9 del numero 229 Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero