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Archivio › Fuori Binario n. 229 · Maggio 2021 › pagina 8

SALUTE

La musica, terapia per guarire la mente

Per una nuova consapevolezza di se stessi.

Zara Boatto · Fuori Binario n. 229, Maggio 2021, pagina 8

Migliorare la salute mentale con il suono, uno strumento di comunicazione non verbale. È la musicoterapia, sperimentata per la prima volta in Italia nel 1843 da Biagio Gioacchino Miraglia, psichiatra e poeta.

"The Soundtrack of Homelessness", uno studio di Katherine Sample del 2019 sull'uso della musica nelle nuove generazioni senza dimora, dà conto di come la terapia musicale possa essere d'aiuto ai giovani nell'affrontare le miriadi di fattori di stress che sono costretti ad affrontare, ad iniziare dal disagio psicologico, la depressione, la violenza fisica e la mancanza di sonno. Un modo per trascendere il proprio contesto, uno strumento per plasmare una realtà alternativa.

Dalla ricerca si evince come molti di loro, se potessero, ascolterebbero musica "continuamente", principalmente per tenere "alla larga la realtà". La utilizzano come meccanismo di difesa e di regolazione dell'umore, il modo più efficace per raggiungere uno stato di quiete ideale. Progetti musicoterapeutici, come ad esempio i cori amatoriali, possono "portare al miglioramento della salute mentale attraverso la creazione di uno spazio sicuro dove svolgere un'investigazione emotiva, incrementando un senso di integrazione e appartenenza".

Nelle conclusioni dello studio si legge "come tutte le attività creative anche la composizione musicale è enormemente terapeutica e porta al rafforzamento dell'autostima, ad un maggior rispetto di sé e ad una migliore comunicazione emotiva. Attività che alleviano i sintomi di depressione, rinvigoriscono, riducono ansia e affaticamento e, in certi casi, svolgono un ruolo chiave nella guarigione da traumi complessi. La musicoterapia infatti incoraggia la persona ad addentrarsi nel proprio vissuto, inducendo una profonda introspezione che porta ad uno stato di consapevolezza, ed eventualmente alla riabilitazione".

Di tutto ciò abbiamo parlato con Staley, amico e musicista, capelli sbionditi da mille soli, un volto che ha visto battaglie e su un dito porta un teschio d'argento. Per lui "il potere della musica sta nell'elaborazione del vissuto e nella trasmissione intuitiva delle emozioni, dei sentimenti. Non c'è bisogno di tanti accordi per fare un pezzo, bastano groove, motivazione, dinamica della composizione" - ci dice. "Chi va oltre è un megalomane e perde il messaggio. Buon riff e molto sentimento, questa è la miscela giusta. Devi andare a cercare tu chi sei e cosa vuoi. L'importante è essere se stessi. Devi guardare avanti, devi fare la tua musica". Per Staley la musica è una forma di comunicazione: "Senza la musica io non vivo. Non è un bisogno, è la prolunga del mio braccio. La devo tenere sempre appresso".

Interpellata da Fuori Binario, la violinista e musicoterapeuta Francesca Bing spiega come la musica sia "un linguaggio universale. Arriva a comunicare nello stesso modo in tutti gli ambiti sociali, da chi sta meglio a chi affronta una vita con tante difficoltà. All'origine c'è sempre il bisogno di definire la propria identità. La voce è la cosa più intima dell'essere umano, il suo utilizzo è affermare in maniera incondizionata 'Io esisto!'".

Le abbiamo chiesto quali possano essere i primi passi per avviare un progetto di musicoterapia dedicata a chi vive in condizioni difficili. "Se c'è una resistenza al canto consiglierei di scrivere canzoni o musica a partire dalla propria esperienza. Ho sperimentato nel tempo che finché uno non affronta, non abbraccia il proprio vissuto, non si crea consapevolezza, non si va avanti. Ogni rimozione è dannosa e bisogna lasciarsi andare al ritmo e all'intensità".

Chiediamo a Francesca se la musicoterapia potrebbe essere uno degli strumenti per una società più inclusiva: "Perché no? Si tratta di un percorso complesso, lungo e difficile. Certo è però che il primo passo parte da se stessi, ognuno di noi è responsabile delle proprie scelte. A volte basta solo iniziare".

Prima di lasciarci Staley suona un suo pezzo di anni andati: "She Moves", lei si muove. "È una canzone che parla della nostra depressione, dei problemi giovanili. La gente ci guardava storto per i nostri ideali, il nostro modo di vivere. Ma sulla cima di un capezzolo nasce la suonata maestrale. Perché dopo tutti i nostri problemi in fin dei conti, lei si muove".

Pagina 8 del numero 229 Uscito sul numero 229 (Maggio 2021), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero