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Archivio › Fuori Binario n. 228 · Aprile 2021 › pagina 4

DEONTOLOGIA DELL'INFORMAZIONE

Suicidi e cattivo giornalismo

Parlarne di più, parlarne meglio. Come aiutare i più fragili e le famiglie a rimuovere un tabù secolare. Stop alla stampa becera e ai social quando non rispettano la persona.

Carlo Bartoli · Fuori Binario n. 228, Aprile 2021, pagina 4

Il suicidio è un dramma che coinvolge ogni anno poco meno di un milione di persone nel mondo e rappresenta la seconda causa di morte per i giovani in età compresa tra i 15 e i 29 anni di età. A fronte di un fenomeno così drammatico, viene da chiedersi perché la nostra società e i media, che ne rappresentano la voce, parlino così poco e così male di suicidio. Il linguaggio dei media è spesso inadeguato, interessato al sensazionalismo piuttosto che ad una informazione corretta, rispettosa del dolore e attenta alla funzione sociale dell'informazione. Su quanto accade nei social meglio stendere un velo pietoso.

La buona emulazione

Il suicidio è un fenomeno complesso e non deve essere ricondotto a una causa precisa. Non servono facili spiegazioni: non esistono epidemie di suicidi, il suicidio non è mai la conseguenza "logica" di una drammatica situazione. Il disagio e la sofferenza possono anzi concludersi in maniera opposta. A questo proposito, le testimonianze di attori, cantanti, persone dello spettacolo che mettono a nudo le proprie sofferenze e gli sforzi per uscirne può aiutare molti a non oltrepassare quella linea rossa che porta all'annullamento della propria esistenza. L'effetto emulativo, in questo caso, può essere utilizzato anche per riaccendere una piccola luce e aiutare una persona fragile a ricostruire il senso della propria esistenza; a questo proposito, ricordare quali sono gli enti e le associazioni che possono aiutare le persone in difficoltà è un piccolo aiuto che il giornalismo può fornire.

Imparare a conoscere il disagio

Centinaia di studi dimostrano quanto sia rilevante l'emulazione nello spingere persone fragili e in crisi a togliersi la vita. Questo non significa che dobbiamo evitare di parlare di suicidio. Al contrario, occorre parlarne di più, approfondire le motivazioni, imparare a coglierne i segnali premonitori, dare un sostegno ai familiari, segnalare i centri che possono fornire un aiuto a chi è in crisi. Insomma, sviluppare una cultura che affranchi la nostra società dall'idea che il suicidio sia un fenomeno inesplicabile, imprevedibile, un atto egoista con il quale chi si toglie la vita si libera di tutti i problemi. Uno "stigma" sociale grava sul suicidio, su chi si uccide, su familiari e amici. È l'ora di voltare pagina e rimuovere il peso di un tabù secolare.

I limiti che la stampa deve rispettare

Proprio il giornalismo dovrebbe aiutare a riflettere, sempre ricordando che il principio fondamentale del giornalismo è e resta l'essenzialità dell'informazione. Talvolta è inevitabile descrivere le modalità o i luoghi di eventi del genere, ma nella maggioranza dei casi questi dettagli non aggiungono niente alla notizia, al massimo aumentano la sofferenza di chi è coinvolto. Lo stesso vale per chi con sciocca superficialità posta o condivide sui social notizie di suicidio, tentati suicidi, atti autolesionistici. L'impulsività è spesso un fattore decisivo: ci sono studi che sgombrano il campo da ogni dubbio. Indicare luoghi e modalità con cui qualcuno si è tolto la vita può rappresentare un involontario e tragico suggerimento per persone in bilico.

\*Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Toscana

Pagina 4 del numero 228 Uscito sul numero 228 (Aprile 2021), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero