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Archivio › Fuori Binario n. 287 · Settembre 2026 › pagina 5

TURISMO

Volano gli utili, scendono i salari

In Toscana nel 2025 oltre 55 milioni di visitatori. Dieci miliardi di valore aggiunto per un settore ad alto sfruttamento e di difficile controllo.

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 287, Settembre 2026, pagina 5

Il 37% degli addetti nel settore turistico in Toscana è a rischio povertà. Il dato è contenuto in un approfondimento di Irpet (Istituto Regionale per la Programmazione Economica della Toscana), relativo al decennio 2012-2022. Irpet evidenzia come la crescita turistica "abbia prodotto effetti contraddittori sul benessere dei lavoratori, contribuendo alla stagnazione salariale regionale e alimentando forme diffuse di povertà lavorativa".

Eppure, il settore turistico è in continua espansione. Nel 2025 in Toscana sono transitati 55,5 milioni di turisti e, con loro, gli oltre 15 miliardi che hanno speso. Il valore aggiunto prodotto dal settore supera i 10 miliardi annui, l'8,5% del Pil toscano, con buona pace di chi quella ricchezza la produce, in cambio di stipendi bassi, falso part time, orari prolungati, contratti precari e stagionali.

"È un dato generalizzato, non solo in Italia ma a livello internazionale - ha commentato Alessia Cecchetti, sindacalista di Cgil Firenze che fa parte del progetto Soleil (prevenzione ed emersione dello sfruttamento lavorativo di cittadini stranieri) -. I salari sono scesi o al massimo sono rimasti uguali, mentre invece i grandi imprenditori vedono crescere i propri utili. Nel settore turistico c'è tanto precariato. Io in particolare mi occupo degli affitti brevi e quello che riscontro è, oltre all'alto tasso di cittadini stranieri, la quasi totalità di contratti a tempo determinato o stagionali e in alcuni casi la mancanza di contratto. C'è tanto lavoro nero nel turismo e in particolare in chi fa le pulizie negli affitti brevi: le aziende sono tantissime, non si riesce nemmeno a mapparle, la precarietà è totale e spesso non si riesce nemmeno a parlare con questi lavoratori, che non hanno un luogo fisico, si spostano continuamente da un appartamento all'altro e non si conoscono nemmeno tra loro".

Un settore che sfugge a qualsiasi controllo, soprattutto se si considera che solo il 30% degli affitti brevi sono gestiti da property manager, mentre il 70% sono di cittadini privati, che a volte si rivolgono ad aziende di pulizie mentre in altri casi ricorrono a forme di assunzione diretta ancora più precarie. "Le cause della maggior incidenza di lavoro povero non sono riconducibili soltanto a un più basso rendimento salariale - si legge sul rapporto di Irpet -, ma anche a una minore intensità di lavoro. [...] Nel turismo il ricorso a contratti a tempo determinato o intermittente raggiunge il 73% (contro il 44% medio), la quota di lavoro stagionale è del 23% (contro il 6%), e il tasso di ricorso alla NASpI tocca il 24% (contro il 10%)".

In pratica, chi lavora nel turismo guadagna poco, ha un orario di lavoro incerto, contratti a tempo determinato se non proprio l'assenza di contratto. Inoltre, l'orario spezzato, gli straordinari improvvisi e i turni comunicati giorno per giorno rendono praticamente impossibile integrare con un altro lavoro. Da qui a diventare un lavoratore povero, il passo è breve.

Il rapporto Irpet parla di "criticità strutturali" del settore turistico "che riguardano la qualità del lavoro, la distribuzione del reddito e la stabilità dei percorsi occupazionali. La crescita dell'occupazione turistica non si traduce automaticamente in un miglioramento delle condizioni dei lavoratori: al contrario, il peso crescente di comparti a bassa retribuzione, la debole trasmissione della produttività ai salari e l'ampio ricorso a forme di lavoro stagionale o intermittente contribuiscono a rendere il settore particolarmente esposto al rischio di lavoro povero".

Pagina 5 del numero 287 Uscito sul numero 287 (Settembre 2026), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero