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SOCIETÀ
Stop aggressioni... reciproche
Guido Leoni · Fuori Binario n. 282, Marzo 2026, pagina 8
I medici non si toccano, ma nemmeno i pazienti vanno vessati.
Sono seduto nella sala d'aspetto di un Centro di Salute Mentale. Di fronte a me un muro, con al centro un vetro scorrevole. Un infermiere lo apre e si affaccia per chiedermi se ho appuntamento. Confermo, specificando il terapeuta e l'orario. L'infermiere richiude il vetro.
Sono in anticipo e mi annoio, osservo un quadro molto colorato che un utente ha lasciato in mostra. Poi la mia attenzione passa a un cartello visto e rivisto, che fa parte di una campagna contro gli abusi degli utenti verso gli operatori sanitari. Da quando l'ho visto la prima volta, sono passati mesi, non ho mai smesso di avere delle idee al riguardo. Oggi lo fotografo, voglio scrivere cosa mi fa pensare. Il titolone riporta: "Stop aggressioni... in difesa di chi lavora". Quello qui riprodotto è uno dei tanti affissi in giro, ma guarda caso ha quest'appunto a penna: "Però è reciproco". E qui casca l'asino.
In difesa degli operatori negli ultimi anni sono state scritte leggi ad hoc e decretati inasprimenti delle pene. Anche senza avere statistiche alla mano, questo fa pensare che ci sia un aumento degli episodi di violenza in ambito sanitario. Dove c'è violenza c'è sicuramente un problema, o più probabilmente diversi. E quando ci sono fenomeni diffusi di violenza in un apparato, non può venire da una parte sola. E infatti non è così: qui i miei elementi sono tutti vissuti personali. Non posso portare né prove, né testimonianze, ho solo la mia voce. Non ho mai denunciato: ero in cura, ho chiesto aiuto ai miei stessi terapeuti, persino quelli che mi avevano ferito.
Esiste una bolla di violenza agita da alcuni operatori verso i loro pazienti almeno di pari dimensioni e di maggiore gravità, in quanto realizzata in una posizione di superiorità, e talvolta nell'ambito di una richiesta d'aiuto da parte di persone con patologie riconosciute. Ho vissuto interventi non professionali, dannosi per il mio recupero, un rapporto sessuale indesiderato, sono stato costretto ad assumere dei medicinali senza conoscere quali, sono stato legato (procedura illegale) senza conoscere le ragioni. Ho saputo di altri rapporti sessuali che si sono verificati in strutture residenziali, e di un'operatrice che in seguito ai rapporti ha più volte pedinato un utente.
Una roba, insomma, alla L.A. Confidential, dove i professionisti più confusi la fanno sempre franca, protetti dal silenzio dei colleghi e dall'incapacità di proteggersi delle vittime.
Riguardo alla violenza opposta, sempre da condannare, ci vedo anche delle ragioni strutturali. Pazienti che ricevono cure sempre più frettolose e basate soprattutto sulla terapia farmacologica, con pochissimo spazio alle parole, tagli al personale, riduzione dell'orario, fascistizzazione del sistema. Più che inasprire le pene in modo unidirezionale, bisognerebbe tutelare anche la posizione degli utenti. Per tutto il resto la questione è politica, e attiene prima di tutto alla gestione dei fondi. Le statistiche ci parlano di tagli continui, che incidono oltre che sul numero del personale, anche sulla quantità dei posti letto. Ora che la ricerca dei farmaci e gli studi sull'efficacia della psicoterapia hanno raggiunto un punto molto alto, la gestione della salute mentale in Italia sta diventando quasi esclusivamente emergenziale.
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Uscito sul numero 282 (Marzo 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
