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Archivio › Fuori Binario n. 282 · Marzo 2026 › pagina 11

SOCIETÀ

Per condividere oltre il tap

Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 282, Marzo 2026, pagina 11

Ho ripensato a quando, da bambino, la nonna chiamava dal balcone, mentre, noi ragazzini giocavamo al pallone o ad "acchiappino". C'era la merenda e, allora, tutti insieme ci si buttava su quel vassoio di pane e olio o pomodoro. Avevamo tutti le mani e le bocche sporche per il ruzzare che facevamo la mattina dei giorni di festa. Era una comunione dettata dalla fame per il tanto correre che facevamo: una sensazione "di pienezza" condivisa.

Ho rievocato i lontani anni trascorsi mentre ascoltavo sull'autobus bambini che, usciti da scuola, dicevano: "condividi questo video". Lo facevano fissando, assorti, ognuno il proprio cellulare. Talmente vicini fisicamente, ma talmente lontani nei pensieri. Così, sentendo la vecchiaia come un pugno nello stomaco, mi sono tornate in mente quelle fette di pane depositate sul balcone e tutte quelle mani tese sopra mentre, con voci ridenti e vivaci, gridavamo: "a me, a me, anch'io!".

Sento in me sempre più il rifiuto verso le comunità virtuali. Ci vedo una perdita incredibile di socialità e contatto fisico. Un comportamento innaturale che si trasforma, spesso, in una posa. Come quei giovani studenti in autobus stanno imitando quello che hanno visto sui media, così, probabilmente, trasmetteranno ad altri il loro modo di agire. Alla fine quella che verrà trasmessa sarà una semplice abitudine vuota, senza la ritualità di un sentire e "piena" soltanto di solitudine.

Perché con uno smartphone si può condividere una foto, ma come condividere la gioia o il dolore? Come si può formulare un'idea comune? Sarà possibile, in futuro, trasmettere quell'energia che proviene dall'essere corporalmente presente e partecipe ad un'azione, un'assemblea, un corteo, un gioco come quello del nascondino?

Per non diventare troppo retorico, voglio spiegare perché sto condividendo questi pensieri con chi legge queste mie righe. Ultimamente, abbiamo discusso in redazione sulla necessità di usare di più i social media e la rete telematica per la diffusione del giornale. La qual cosa darebbe maggior risonanza a Fuori Binario. Promuoverci sui social, senza mettere online il nostro lavoro, è anche un modo per farci conoscere da chi poi ci incontrerà in strada, rafforzando così il contatto tra i diffusori di strada e i lettori, il rapporto tra chi vende il giornale e chi lo compra. Molti di voi lo sapranno già: c'è qualcosa di speciale nell'incontro con un diffusore di Fuori Binario, chi lo acquista ha un moto di empatia, immedesimandosi negli stati d'animo di chi propone (di persona!) uno dei pochi giornali di carta ancora esistenti. Non solo: essendo gli articoli nati dal basso, è proprio colui che ti dà il giornale a trasmetterti la fatica e l'emozione intensa vissute nel realizzarlo. Le puoi notare sul volto di chi ha scritto il giornale e, al contempo, lo distribuisce.

Questo atto, che possiamo definire politico, per cui un bene individuale (le pagine di un giornale) diventa una risorsa collettiva, impone a tutti uno sforzo comune che non è, soltanto, quello di premere un tasto, ma è, piuttosto, quello di creare un rapporto di desiderio e vicinanza tra una persona e l'altra. Io credo che sia questo che davvero possa costruire un ponte tra tutte le periferie della nostra città, e questo a partire dalla condivisione di qualcosa di reale: il punto di vista di chi vive in strada e, anche, di chi vuole uscire dalla precarietà e dalle tante prigioni psicologiche che ci stritolano.

È un invito, il mio, a non limitarsi a essere lettori passivi, ma a venire a far parte della nostra rete, del nostro giornale e dell'associazione Periferie al Centro. A farli, perché no, anche un po' vostri. Perché noi siamo qui, in carne e ossa, e vi aspettiamo.

Pagina 11 del numero 282 Uscito sul numero 282 (Marzo 2026), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero