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ATTUALITÀ
Assegno di esclusione
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 282, Marzo 2026, pagina 2
"Abbandonare una visione meramente assistenzialista e promuovere l'inclusione sociale e lavorativa, per mettere in sicurezza i nuclei familiari più fragili e poveri". Sono le parole della Presidente del consiglio Giorgia Meloni alla Convention della dirigenza dell'Inps. Il riferimento è all'assegno di inclusione (Adi) e al supporto formazione lavoro (Sfl), che hanno sostituito il reddito di cittadinanza.
Ora, non è che il reddito di cittadinanza avesse abolito la povertà, ma sicuramente i due nuovi strumenti non fanno che aggravare il problema. Andiamo a vedere i dati.
Il reddito di cittadinanza veniva erogato a 1,3 milioni di nuclei familiari, mentre l'Adi si ferma a 695mila nuclei. Ma, fin qui, l'effetto era voluto. Secondo il governo di destra, infatti, l'assegno di inclusione va solo a chi non può inserirsi nel mercato del lavoro, quindi disabili, minori e over 60. Per tutti gli altri c'è l'altra misura, quella che prevede percorsi di inserimento lavorativo. Ma, anche in questo caso, i dati parlano chiaro: a fronte di 228mila domande, appena 72mila persone ricevono il sussidio, con la conseguenza che 156mila poveri sono rimasti al palo, perché in effetti il lavoro non c'è.
E chi ci ha guadagnato in tutto questo? Non i poveri assoluti, che in Italia oggi sono 5,7 milioni di persone, di cui 4 milioni privi di sussidi; ma piuttosto lo Stato, che con il passaggio dal reddito di cittadinanza a queste due nuove misure ha risparmiato 1,7 miliardi. Soldi che certo non sono stati investiti in scuola o sanità e nemmeno in una politica industriale capace di creare posti di lavoro.
Un fallimento che deve essere sembrato tale anche allo stesso governo, tanto che sono stati alzati i limiti ISEE per accedere ai sussidi e sono stati aumentati anche gli assegni mensili. Ma non sarà certo questo ad abolire la povertà e nemmeno a diminuirla. I costi sempre più elevati di beni essenziali come la casa o l'energia, spingono nella povertà anche chi un lavoro ce l'ha, figuriamoci gli altri.
Nel discorso alla Convention, Meloni ha sottolineato il "significato profondo del lavoro che ogni giorno i dirigenti dell'Istituto svolgono per rispondere ai bisogni concreti degli italiani", definendo l'Inps "il volto di uno Stato amico, affidabile e capace di rispondere sempre di più alle richieste delle persone". Quelle stesse persone che sempre più numerose scivolano nella povertà, alle quali lo Stato sta dicendo: è colpa tua.
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Uscito sul numero 282 (Marzo 2026), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
