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ISTRUZIONE
Zitti e attenti, a scuola non si pensa
Mariella Marzuoli · Fuori Binario n. 274, Giugno 2025, pagina 4
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Sezione: ISTRUZIONE | Autore: Mariella Marzuoli
Lo spirito repressivo delle "Nuove indicazioni" ministeriali preoccupa chi insegna con passione
Sono dell'11 marzo scorso le "Nuove Indicazioni 2025 per la scuola dell'infanzia e il primo ciclo di istruzione" del Ministro Valditara, che sostituiranno dall'anno 2026/2027 quelle del 2012 e i più recenti "Nuovi scenari". Numerose le reazioni negative. Chiediamo a due insegnanti di scuola primaria che cosa ne pensano.
"Solo l'Occidente conosce la storia" si legge nel documento. Entrando nel merito delle diverse materie, in particolare storia e matematica, per cosa si caratterizzano le nuove indicazioni?
Risponde Giulia "Per quanto riguarda la storia cambia il linguaggio, con il fine specifico di cambiare il paradigma culturale. Si perde l'idea di complessità, di costruzione della conoscenza, c'è una visione eurocentrica. Scompare ogni idea di intercultura e si perde del tutto il tentativo di costruire una conoscenza collettiva. Vi si dice che non ha senso portare i bambini a interpretare le fonti, perché la storia va solo narrata. Si vuole cancellare il pensiero critico. Si vogliono ridurre gli studenti ad ascoltatori passivi. Questo anche nella parte di italiano".
Per Martina è importante sottolineare come cambia l'impianto sotteso all'insegnamento della disciplina. "Prima l'obiettivo era acquisire competenze e strumenti. Ora invece c'è una nuova sezione, 'Conoscenze', che dettaglia anno per anno in modo preciso e prescrittivo i contenuti da trasmettere. In queste indicazioni il verbo trasmettere è usato moltissimo. Si torna ad un tipo di scuola trasmissiva, che è stata combattuta con fatica negli ultimi decenni dalla ricerca scientifica e dall'impegno degli ambienti più progressisti della scuola. Per quanto riguarda la matematica, gli obiettivi sono gli stessi di prima, ma sono stati ridotti nella parte dell'intervento trasformativo sulla realtà: «Utilizzare le rappresentazioni per ricavare informazioni, formulare giudizi, prendere decisioni», diventa «Utilizzare le rappresentazioni per ricavare dati». È stato eliminato tutto ciò che era rielaborazione personale per promuovere una matematica asservita all'informatica, che diventa una sezione all'interno del capitolo matematica, per rispondere – si dice - alle sfide dell'intelligenza artificiale. Eliminando il ragionamento e il laboratorio si ottiene l'obiettivo opposto, rendendo le giovani generazioni incapaci di leggere, interpretare e trasformare la realtà".
Quindi davvero si vuol tornare a disciplina e nozionismo?
Martina: "Sono anni che la scuola subisce attacchi, però l'indirizzo verso cui siamo state formate, dal punto di vista pedagogico, era quello di una scuola che abituava all'incontro con l'altro e a essere costruttori di conoscenza piuttosto che destinatari passivi. Riguardo alla disciplina, il linguaggio di questo ministro si caratterizza per esaltare l'umiliazione e la repressione come forma di educazione. Le nuove Indicazioni Nazionali si accompagnano alla recente riforma sulla valutazione che spazza via tutti gli sforzi e la ricerca impiegati per promuovere una valutazione formativa e non sommativa".
Parole molto ricorrenti nel testo, ci dice Giulia, sono: disciplina, senso del limite, senso morale, autorità, regole, tradizione. I bambini e le bambine non possono pensare, usare la creatività, devono ascoltare, rispettare l'insegnante detentore del sapere, maxima debetur magistro reverentia. "Nessuno sforzo relazionale, solo rispetto per l'autorità e il ruolo. Oltre a essere sbagliato è del tutto anacronistico. E se pensiamo alla realtà delle nostre classi, non è la chiave per costruire niente".
E ora come si configura la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione?
Martina: "Questo testo è lunghissimo rispetto alle precedenti indicazioni. Entra nei dettagli dei contenuti dell'insegnamento con un atteggiamento paternalistico e velatamente minaccioso, tanto da far pensare che la libertà del docente venga sostanzialmente annullata".
Anche per Giulia la libertà di insegnamento finisce nel momento in cui gli obiettivi sono prescrittivi, cioè obbligatori: "Sono preoccupata. Riprendendo l'esempio della storia: in prima è previsto che si leggano i testi della Bibbia, dell'Odissea, etc., negli anni successivi la storia degli Egizi, dei Sumeri, viene cassata, perché non europea".
Il ministro ha avviato una consultazione tramite un questionario al quale si poteva rispondere fino al 10 aprile. Molte associazioni hanno invitato a non rispondere. Che cosa ne pensate?
Per Martina è un finto questionario in cui la risposta è sempre la stessa: "Sono d'accordo". Risposte a scelta fra "1. Si condivide l'impianto […]. 2. Sarebbe più utile ampliare le conoscenze suggerite (…). oppure 3. L'approccio metodologico è innovativo ma richiederebbe maggior peso e tempo (…). 4. Nessuna risposta". È l'impianto generale che è da ribaltare, quindi fare delle critiche puntuali lascia il tempo che trova.
Per Giulia inoltre è un documento scritto male: disomogeneo, privo di una sintesi fra le varie parti, quindi difficile da emendare.
Scegliere di essere insegnanti in un momento storico come questo significa avere passione e coraggio. Come vivete questa situazione?
Giulia: "Abbiamo una responsabilità sociale e civile perché in queste indicazioni si manifesta il disegno repressivo di questo governo. Edgar Morin parla di resistenza spirituale: non cedere all'odio, comprendere e aprirsi alla complessità, fare ricerca, creare reti sociali e solidali, unirsi, non farsi intimidire".
Per Martina è anche una responsabilità politica, come si dice nel film Lunana: gli insegnanti toccano il futuro.
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Uscito sul numero 274 (Giugno 2025), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
