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DIRITTI
Yvette Samnick: il femminismo non è una esclusiva europea
Cristina Niccoletti · Fuori Binario n. 274, Giugno 2025, pagina 5
!Diritti
Sezione: DIRITTI | Autore: Cristina Niccoletti
Yvette è nata in Camerun a Okala, una località a 30 km dalla capitale Yaoundé. Collabora con UNHCR e con Di.Re. - Donne in rete contro la violenza – nel progetto "leaving violence, leaving save", che mira a tutelare le donne migranti vittime di violenza; è inoltre fondatrice dell'associazione ACLVF, che si occupa anch'essa di violenza sulle donne. Il suo primo libro è stato "Perché ti amo". L'ho incontrata in occasione della presentazione fiorentina del suo libro "Nata Ribelle". Yvette è una ragazza "sempre giovane" e che trasmette una grande forza d'animo e volontà. Un bambino, suo figlio, le ruota sempre attorno sorridendo e interrompendola, come si fa con le madri richiedendo le attenzioni su di sé.
Le chiedo cosa l'ha spinta e perché ha sentito l'esigenza di scrivere. Mi risponde che voleva dare voce al suo dolore: si era resa conto che la gente la sentiva ma non l'ascoltava e quindi desiderava lasciare "scritto nero su bianco" quello che aveva vissuto, di modo che la gente potesse capire.
Nel libro "Nata Ribelle" racconta la società camerunense in cui è vissuta, fondata sulla sopraffazione sul femminile come unica possibilità di riscatto maschile, dove la donna è merce di scambio e dove, pur avendo la possibilità di lavorare e studiare, le donne non riescono a far valere i propri diritti, tanto che la rassegnazione diventa l'unica "cultura" possibile, la sola reazione che il genere femminile conosca. Per questo "Nata ribelle" si impone come testo fuori dal coro, perché offre un'alternativa: "Nessuno mi ha preparata a ciò che mi aspettava nella vita", racconta, "ma ho imparato dalle donne venute prima di me".
In Italia si parla molto del "patriarcato". Le chiedo il suo punto di vista rispetto al tema e se ce ne sia uno che si possa uniformare (o paragonare) a quello occidentale. Così risponde Yvette: "l'Occidente guarda al Camerun con i propri stereotipi: nel mio paese le donne rispondono e hanno sempre risposto ai modelli imposti, fossero questi importati dai coloni o no". Il femminismo non è una esclusiva europea: "Parlo di autodeterminazione in base al contesto, a volte le donne bianche non capiscono: in Camerun c'è sempre stata una resistenza femminile". Le dico che è stata coraggiosa a denunciare e che non tutte le donne ci riescono. "La denuncia arriva con la consapevolezza", risponde.
Se riusciamo a maturare capacità di lettura dei reali fatti vissuti, a dare a questi un nome essendone coscienti, forse riusciamo anche a fare i passi necessari perché siano garantiti i nostri diritti di Donne "libere" dalla violenza.
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Uscito sul numero 274 (Giugno 2025), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
