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LA VITA MESSA A NUDO - CULTURA

Masaccio, la forza di quei corpi veri

Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 267, Novembre 2024, pagina 9

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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - Arte e povertà | Autore: Tomaso Montanari

Nella Cappella Brancacci i volti e la dignità umana degli ultimi

In un certo giorno dei primissimi anni novanta del Cinquecento, un ventenne lombardo deve aver attraversato tutta piazza del Carmine, a Firenze: magari subito prima di imboccare Porta Romana e scendere verso la città dei papi. Ma prima, deve aver salito i pochi gradini della chiesa, deve aver percorso tutta la navata e deve essere rimasto a bocca aperta, nella Cappella Brancacci, di fronte agli affreschi di Masaccio. Quel giovane uomo si chiamava Michelangelo Merisi, ma presto divenne famoso con il nome del paese vicino a Bergamo da cui veniva la sua famiglia: Caravaggio.

Non abbiamo documenti che lo accertino: è solo una vecchia idea di Roberto Longhi, ma è un'idea meravigliosa. Masaccio era un 'Giotto nato di nuovo', e Caravaggio fu un Masaccio tornato sulla terra: la loro idea di arte era la stessa, ed era quella di mettere a nudo la vita, come dice la frase di Michel Foucault che dà il titolo a questa rubrica, che oggi si inaugura.

Se ci chiediamo quale fosse la scena della cappella Brancacci che più poté colpire il giovane Caravaggio, la mia risposta è che fu quella che vedete qui riprodotta: dove san Pietro fa l'elemosina a un gruppo di senza dimora. Con Masaccio la pittura tornava finalmente a rappresentare i corpi: le persone, attraverso i loro corpi. E i corpi sono nudi, hanno freddo, hanno fame, si fanno male: hanno bisogno di cura, di amore. Masaccio non si immagina la Gerusalemme del tempo di Gesù, no. Ambienta la sua scena nelle strade e tra le case della Firenze del suo tempo: perché 'il prossimo tuo' vuol dire questo, vuol dire quello che non ti cerchi tu, ma che ti è messo accanto. Quello che ha fame, freddo e non ha casa: qui, non in Africa o chissà dove. Ma la cosa che a Caravaggio deve essere piaciuta di più è la dignità di questi poveri: di quella mamma che non ha nemmeno un pannolino per il figliolo, di quello zoppo, di quella vecchia più indietro. Sono poveri di averi, ma sono ricchi di essere: sono pienamente umani, sono corpi destinati all'amore, e alla vita eterna.

Era un modo rivoluzionario di rappresentare la realtà: la verità non era quella del potere e del denaro, ma del corpo e della sua dignità, uguale per tutte e tutti. Oggi quei poveri bellissimi di Masaccio sono ostaggio di uno dei tanti baracconi a pagamento, la Cappella Brancacci ridotta ad attrazione turistica. Ma la loro forza si sprigiona nel quartiere: attraverso la piazza, fino al Giardino Nidiaci, fino alla redazione di Fuori Binario. Sono i veri santi patroni dell'Oltrarno: veri e presenti come solo Masaccio o Caravaggio potevano dipingerli.

Pagina 9 del numero 267 Uscito sul numero 267 (Novembre 2024), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero